Flavio Parenti, una promessa certa della cinematografia italiana

Nato a Parigi nel 1979, Flavio Parenti è una delle promesse della cinematografia italiana. Dal 2002 al 2006 è aiuto regista di Maurizio Nichetti, Matthias Langhoff e Marco Sciaccaluga in vari spettacoli. Tra i suoi primi lavori televisivi, “Camera Café” e la miniserie tv “Eravamo solo mille”. Il 2008 è un altro anno fortunato; è infatti coprotagonista in “Parlami d’amore” e “Colpo d’occhio”, inoltre fa parte anche del cast de “Il sangue dei vinti”. E’ su Rai Uno con la miniserie tv “Einstein”. Nel 2009 partecipa in concorso come attore protagonista alla 66ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia per il film “Tris di donne & abiti nuziali”, “Io sono l’amore” e “Le ombre rosse”. Lo troviamo anche in “Distretto di Polizia” 9 e 10. Nel 2012 è protagonista al cinema diretto da Woody Allen in “To Rome with Love”. Contemporaneamente alla carriera di attore, Flavio Parenti comincia a produrre e dirigere i suoi primi film. Nei mesi scorsi è stato protagonista assoluto insieme a Micaela Ramazzotti in “Un matrimonio”, il film in sei puntate di Pupi Avati. Attualmente è tra i protagonisti della fortunata serie tv targata Raiuno “Un medico in famiglia”.

Chi è Flavio Parenti?

Non lo so, sono una persona che non sa dire chi è, nel mio caso gli occhi non vedono se stessi.

Studi recitazione in Francia, presso il Centre International de Valbonne. Successivamente frequenti la Scuola del Teatro Stabile di Genova, ottenendo l’Attestato di Qualifica Professionale d’Attore. Cosa ti ha spinto a intraprendere la carriera da attore?

È stato molto casuale, ho iniziato per caso e ho continuato a farlo. Credo che ciò che mi abbia spinto nella recitazione sia il piacere della recitazione.

Sei attore e regista, cosa rappresentano per te?

Fanno parte del mestiere che ho scelto di fare. Uno è sicuramente più intellettuale, l’altro è sicuramente più fisico e meno pensato; la recitazione è più uno sport, mentre la regia è un atto di coordinazione che richiede più materia grigia che emotiva. Entrambi fanno parte di quello che ho fatto e che continuo a fare, ma faccio anche altre cose.

Tipo?

Ho ricoperto il ruolo di regista teatrale. Sono fondatore di una società che sviluppa videogiochi per la realtà virtuale. Inoltre ho anche prodotto serie per il web, faccio anche il produttore creativo. La realtà virtuale mi affascina moltissimo!

Hai esordito dinnanzi al grande pubblico come comparsa in Camera café ed ora si sei ritrovato a lavorare con personaggi del calibro di Woody Allen in To Rome with Love e di Peter Greenaway in Goltzius and the Pelican Company. Come ci si sente?

È meraviglioso! È come recitare con Charlie Chaplin, cioè la storia del cinema. A lato pratico, non c’è differenza se a dirigerti è un regista italiano o americano. L’atto della recitazione non dipende dal regista che ti dirige, sei tu in qualità di attore che devi dare il meglio di te, sempre e comunque. La recitazione è un atto del presente; quando si dice “motore, ciak, azione”, sei tu che davanti alla macchina da presa e in quel momento devi riuscire a far emozionare chi poi ti guarderà in tv o al cinema. Tutto l’apparato che c’è attorno riguarda unicamente il regista, il direttore della fotografia, i montatori e i produttori.

Sei tornato in tv a distanza di tempo, dopo Distretto di polizia e Cenerentola, da protagonista in un prodotto di qualità come Un matrimonio, ed è stato subito un grande successo. Te lo immaginavi?

Pupi Avati è un vero maestro che ha una propria visione della realtà. È uno di quegli artisti di indiscussa bravura! Ero già consapevole del successo che avrebbe avuto. Con Un matrimonio, Pupi è riuscito a portare il grande cinema in tv e questa non è una cosa di poco conto, anzi!

Per quali motivi hai detto sì al film in sei puntate di Pupi Avati?

Perché non mi sembrava vero! Sono stato felicissimo di far parte di questo progetto! Un regista così umano come Pupi Avati che ti chiede di interpretare suo padre e sai di essere affiancato da un’attrice brava come Micaela Ramazzotti … solo un pazzo avrebbe detto di no! La domanda da fare potrebbe essere perché dire di no a un film per la tv di questa portata.

Che esperienza è stata recitare nei panni di un personaggio attraversando ben 50 anni di vita e anche in parte di storia italiana?

Oltre che una grande opportunità per me, è stato molto interessante lavorare anche sul lato umano del personaggio. Non è mai successo di poter vivere l’invecchiamento di un personaggio con quella profondità e sensibilità! È stato un personaggio che attraversa tutte le fasi della vita e attraversa anche un’Italia che cambia. Per me, c’è stata la possibilità di mostrare un ventaglio di emozioni e di caratterizzazioni dell’età, e questo non è mai capitato. Posso solo dire grazie per aver fatto parte di questo progetto.

Dopo i successi al cinema, ora stai vivendo questo momento felice anche in televisione, che è probabilmente ciò che si avvicina si più al vasto pubblico. Un matrimonio è la dimostrazione che ascolti tv e qualità possono ancora andare d’accordo?

Secondo me, il successo è sempre sinonimo di una qualità. Bisogna poi capire a che tipo di qualità si vuole fare riferimento, se a una qualità etica, morale o di realizzazione. Sono dell’idea che la qualità sia un ingrediente fondamentale del successo. Nel caso di Un matrimonio si parla di Pupi Avati che è un regista che fa cinema nel nostro Paese da ben 50 anni e che è riuscito sempre a fare emozionare. Lo spettatore con i suoi film riesce a sorridere, ma anche a commuoversi, perché racconta la realtà quotidiana nella sua semplicità.

In queste settimane, sei protagonista della nona stagione di Un medico in famiglia. Interpreta Lorenzo Martini, il figlio di un fratello di nonno Libero. Ci racconti meglio chi è?

È un uomo che arriva dagli Stati Uniti per riabbracciare la sua famiglia e cercare di recuperare sua moglie e il rapporto con suo figlio. Per farlo, vivrà in casa Martini. Viene da un mondo che è diametralmente opposto da quello in cui si ritrova a vivere, ovvero un mondo dove al primo posto c’è il lavoro, in cui gli affetti sono timidi e introversi. In casa Martini, al contrario, le emozioni sono all’ordine del giorno. Lorenzo lentamente scoprirà le sue origini e quindi anche se stesso, grazie anche a suo zio, ovvero il grande nonno Libero.

Cos’è per te la famiglia?

Potrei risponderti citando Bukowski, ovvero che “le famiglie felici sono tutte uguali e le famiglie infelici sono tutte diverse”. La famiglia è qualcosa di talmente unico e anche purtroppo, oggi come oggi, qualcosa di talmente atipico, che ognuno ha un’idea diversa di famiglia.

Nuovi progetti?

Devo girare un film per i fratelli Taviani.