Più forte del destino. Antonella Ferrari esorcizza la disabilità

Antonella Ferrari, attrice e scrittrice, affetta da sclerosi multipla, da venerdì 9 maggio a domenica 11 maggio andrà in scena con lo spettacolo “Più forte del destino” al Teatro Litta di Milano. Ha adattato per il teatro il suo libro, pubblicato nel 2012 e giunto ormai alla quinta edizione. E’ un monologo per raccontare la sua storia, con ironia e leggerezza. La forza di volontà nel voler raggiungere i proprio obiettivi diventa occasione per invitare a riflettere sull’importanza di considerare l’ostacolo della sclerosi, delle malattie in generale e di tutti gli imprevisti della vita, come l’occasione per cercare nuove strade, senza fermarsi di fronte alle difficoltà. Lo spettacolo – realizzato grazie al supporto di Alviero Martini 1ᴬ Classe, Focaccia Group, Novartis e Sicurbagno, per la regia di Arturo di Tullio, prodotto da Adelmo Togliani per Accademia Togliani di Roma e scritto e interpretato da Antonella Ferrari – è liberamente tratto dall’omonimo libro autobiografico pubblicato da Mondadori.

Ci racconti l’emozione che stai provando per il tuo spettacolo teatrale Più forte del destino?

Questo spettacolo è in giro già da parecchio, ha avuto qualche mese di fermo; da gennaio ha ripreso a girare l’Italia. La tappa milanese per me è una tappa molto importante perché è la mia città. E’ tratto dal libro e ho voluto anche cimentarmi nell’adattamento teatrale, la regia l’ho affidata a un eccellente professionista che è Arturo Di Tullio che ha saputo cucire questo spettacolo teatrale con una leggerezza appagante. Tenere l’attenzione del pubblico per un’ora e mezza da sola in scena non è semplice per me, così come passare da momenti di forte divertimento a momenti di rabbia e commozione non è facile né per l’attore né per lo spettatore. Questo spettacolo è un mix di emozioni, ridi, sorridi, ti commuovi. Più forte del destino è il mio orgoglio, è la prima volta che metto in scena la mia vita, è la prima volta che lo seguo dall’inizio curandolo in ogni dettaglio. Mi ha dato molto e credo abbia dato molto anche al pubblico.

Il tuo spettacolo è anche divertente e ironico, lo spirito giusto per raccontare la disabilità?

Io credo di si. Io sono cresciuta in una famiglia molto autoironica e molto probabilmente se non avessi avuto questa dose di ironia non sarei quella che sono oggi. Nello spettacolo, mi prendo molto in giro, così come gli stereotipi della disabilità. Non significa minimizzare lo stato di salute, ma esorcizzarlo. Noi lo facevamo con mio padre quando era malato; il prenderlo in giro non era sminuire il suo dolore, che era grandissimo, ma era un modo semplice per cercare di sdrammatizzare. Questa carta in casa mia è sempre stata vincente.

In questo spettacolo sei stata diretta da Arturo Di Tullio e prodotta da Adelmo Togliani, perché proprio loro?

Arturo mi è sembrata la persona più giusta per questo progetto. Ha un animo molto ironico e sa alleggerire. Avevo bisogno di una persona che riuscisse a snellire una tematica in cui si poteva tranquillamente cadere nella retorica e io non sopporto la retorica, avevo bisogno di uno che andasse controcorrente e lui è stata la scelta migliore! Per quanto riguarda Adelmo, l’ho conosciuto sul set di “Un Matrimonio” di Pupi Avati; è stato gentilissimo nell’offrirsi per produrre questo spettacolo. Non si è spaventato dinnanzi a uno spettacolo che poteva risultare settoriale. Ha voluto rischiare, ha creduto in me, in tutto il gruppo e gli sono molto grata. Ci tengo moltissimo a “Più forte del destino” e grazie ad Arturo, ad Adelmo e a Laura, che ne cura l’ufficio stampa, ho potuto realizzarlo. Certamente come tutte le famiglie, abbiamo discusso molto, ma perché siamo dei passionali e volevamo che lo spettacolo fosse curato al meglio.

Ti definisci “semplicemente abile”. Qual è il tuo rapporto con la malattia?

E’ un rapporto di verità. Io chiamo le cose con il loro nome. Io mi considero semplicemente abile: tutti hanno delle carenze e delle abilità. Quello che posso dirti è che io ho purtroppo delle carenze fisiche, ma sono anche consapevole che le mie sono vere abilità.

Coraggio e grinta fanno parte di te, tuttavia non credo sia stato semplice riuscire a svolgere liberamente il tuo lavoro in un ambito difficile come quello dello spettacolo. Come viene trattato secondo te il tema in Italia?

Il tema viene trattato con grandi stereotipi. Spesso quando si parla di queste tematiche, si tende a parlarne con la lacrimuccia, il sensazionalismo, con l’idea del disabile o eroe o perdente, mai si sottolinea la normalità. Nel mondo dello spettacolo, si viene molto spesso ghettizzati, raramente si viene considerato un artista vero se, come me, hai la sclerosi multipla. Credo che l’Italia abbia ancora molta strada da fare, si ha ancora paura a ridere sulla disabilità, cosa che invece per esempio un Paese come la Francia ha dimostrato con il film “Quasi Amici” che l’ironia e il sorriso sulle labbra sono davvero fondamentali.

Dal 2000, sei madrina di Aism. Ritieni che la sua testimonianza possa essere una speranza in più per tanti malati che magari non riescono ad avere la stessa tenacia che hai tu?

Da quello che mi scrivono le persone, direi di sì. Sembra che la mia testimonianza sia un aiuto per molti. Qualche sera fa, dopo lo spettacolo, ho conosciuto una ragazza che per venirmi a vedere si è fatta due ore di macchina. Piangeva e mi ha detto che io sono il suo faro per la malattia. Questo mi ha dato una grande gioia. Sono in molti a vedere in me un’opportunità di riscatto.

Cosa speri arrivi al pubblico con “Più forte del destino”?

Una donna vera. Spero che lo spettatore capisca che si può anche ridere nel dolore. Spero che arrivi che la disabilità si può vivere anche a colori e non per forza con quel nero che deprime. Si può e si deve sempre progettare e sognare, anche da disabili.