IL SISTEMA-GRILLO FA FLOP E FI TRACOLLA: IL PD E LE RAGIONI DI UN TRIONFO

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Da #vinciamonoi a #vinciamopoi. Dal 25,6% al 20,8%. Il risultato del M5S, confrontato con quello delle politiche del 2013 e registrato nel momento in cui scriviamo, le 02:58, fa il paio con quello del Partito democratico, che in un anno e tre mesi balza dal 25,4% al 42,8.

Potrebbero bastare questi numeri, insieme al crollo di Forza Italia, a fornire alcuni spunti di riflessione. Innanzitutto, si tratta di cifre che consegnano nelle mani di Matteo Renzi, “commosso per un risultato storico”, l’obbligo di proseguire sulla strada delle riforme, resistendo alle tentazioni offertegli da quelli che, un po’ come Italo Balbo fece con Mussolini dopo la Fondazione dell’Impero, gli stanno bisbigliando di tentare la strada delle elezioni. Legge elettorale, riforma del lavoro, riforma della pubblica amministrazione. Il presidente del Consiglio, all’uscita di questa tornata elettorale, è più forte che mai.

Al decollo del Pd, però, fa ovviamente da contraltare il tracollo del M5S e quello di Forza Italia. I pentastellati si fermano al 21%, arretrando di quattro punti rispetto all’unico dato scritto negli annali, quello di 15 mesi fa. E per Grillo, che aveva urlato in tutta Italia – e stavolta anche in tivù – la necessità/obbligo/certezza di “vincere per mandare tutti a casa”, si tratta di una sconfitta durissima. Non solo niente balzo in avanti, ma addirittura un regresso considerevole, pari a circa due milioni di voti. Eppure, nell’immediata vigilia i sondaggi interni (non pubblicabili per legge) attribuivano al movimento percentuali di poco inferiori a quelle poi effettivamente raggiunte dal Partito democratico. Cos’è successo? La spiegazione, forse, va cercata nel dato relativo all’astensione, oltre che, naturalmente, in quello riguardante i democratici. E’ possibile che molti degli elettori che nel febbraio 2013 avevano scelto il famoso “voto di protesta”, stavolta abbiano deciso di protestare restandosene a casa, in poltrona, o a godersi il mare nel giorno del primo vero caldo della stagione.

Una considerazione che può valere anche per Forza Italia, scesa addirittura al 16%. Ma in questo caso, è possibile che si sia innescato un altro meccanismo nel processo decisionale. Qualche forzista, probabilmente, ha rivisto in Renzi il Berlusconi della prima ora, quello della discesa in campo. Se il capo del governo non ha mai fatto mistero di voler “parlare a tutti”, difatti, una ragione ci sarà. Si tratta di un meccanismo che ha contribuito ad ingrossare i numeri del Pd, seppur in minima parte. Difatti, è facile ipotizzare che il grosso dell’elettorato di centrodestra sia rimasto a casa, suffragando così quel dato storico che vuole i progressisti sempre al voto in modo quasi compatto e unitario, e i cosiddetti moderati agire sulla base del pensiero del momento. Un pensiero che stavolta li ha portati a non riconfermare la fiducia ad un partito evidentemente lacerato da divisioni interne e incapace, di conseguenza, di esprimere una visione unitaria e convincente.

Da un calcolo veloce, non sembra dunque azzardato affermare che i delusi dal M5S e da Forza Italia sono rimasti a casa, andando a comporre quel 42% di astensionismo (dato elevatissimo per le tradizioni italiane), e attribuendo maggior forza percentuale agli elettori del centrosinistra, che invece in maniera compatta hanno piazzato la croce sul simbolo Pd.

Tutte considerazioni, quelle esposte, che prescindono da un dato di fatto: Matteo Renzi è stato capace di far dimenticare agli italiani di essere entrato a Palazzo Chigi senza la legittimazione popolare. Ma se è vero che i meccanismi della politica portano Marine Le Pen a chiedere a Hollande di sciogliere l’Assemblée Nationale, allora è vero anche il contrario, e cioè che Renzi questa legittimazione che gli mancava se l’è presa sul campo. Ragionamento discutibile, che in ogni caso gli consegna una grande responsabilità: zero alibi, ora solo riforme.

Domenico Bonaventura

Informazioni su Domenico Bonaventura

Classe 1984, lacedoniese d'origine e lacedemone di spirito. Direttore responsabile de Lanostravoce.info. Appassionato di attualità politica, sportiva e mediatica. Laureato in Scienze Politiche, indirizzo Comunicazione politica, economica ed istituzionale, presso la Luiss "Guido Carli" di Roma. Sono autore del saggio "Parole e crisi politica" (Ilmiolibro.it - 2013). Iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti, collaboro con la redazione di Avellino de Il Mattino e sono responsabile di diversi uffici stampa.