L’EX CAVALIERE, L’EX COMICO E LA SUPREMAZIA DELLA TV NELL’ERA DIGITALE

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Lungi da me ergermi alla stregua dell’Aldo Grasso della situazione (e illuminante il fondo sul Corsera di oggi). Ma con modestia riproponiamo un pezzo scritto quindici mesi fa, in occasione della campagna elettorale per le elezioni politiche. Lo pubblico nuovamente prendendo spunto dalla decisione di Beppe Grillo di entrare nella scatola magica tramite il salotto di Porta a Porta.  

Un tempo la rete era vista come il futuro. Un futuro prossimo, spesso già arrivato. Una volta – pochi mesi fa, in realtà – era vista come un recinto senza steccati, all’interno del quale far girare tutte le proprie idee, veicolare immagini e pensieri, cercare di orientare l’opinione pubblica e dettare l’agenda. Questo immenso, infinito spazio da riempire sembra d’incanto aver perso una parte del suo fascino. La campagna elettorale, si sa, è il periodo in cui tutti i media si scatenano, accendono i motori e li portano al massimo dei giri. La rete, quella che Beppe Grillo ha sin dall’inizio eletto a proprio unico medium di riferimento (e pazienza se qualcuno non vi ha ancora accesso), sta segnando il passo. Quello che sta avvenendo, difatti, è un chiaro “ritorno all’antico”. Lunedì prossimo, il capo del Movimento 5 Stelle, smentendo ciò che pensava della tv fino a pochi mesi fa (“Noi non andremo in tv, noi la occuperemo”), sarà ospite della Terza Camera di Raiuno, segnando quindi un ritorno cioè alla centralità del medium televisivo rispetto al messaggio politico.

La ragione principale di questa regressione potrebbe essere identificata, neanche a dirlo, in Silvio Berlusconi. Per due “sotto-ragioni”. La prima riguarda un fattore di tipo prettamente anagrafico. Il Cavaliere, infatti, va per i settantasette, e dunque non fa propriamente parte di quella generazione che ama comunicare attraverso i media moderni. Tutt’altro. Nonostante un profilo Facebook – tra l’altro aggiornato a singhiozzo e con post troppo prolissi per l’immediatezza tipica di quella piazza virtuale –, l’ex capo del governo predilige, come si è reso evidente in queste settimane, comparire sul piccolo schermo, dove si alternano conduttori “non ostili” ad altri che cercano di metterlo in vera difficoltà. Il perché è presto detto. Il tubo catodico arriva nelle case di tutti, nessuno escluso. La televisione l’accendono tutti, nessuno escluso. E tutti, nessuno escluso, si fermano almeno pochi minuti ad ascoltare quello che Berlusconi ha da dire. Ora da Formigli, ora dalla D’Urso, ora da Vespa, infatti, chiunque attende un po’ prima di cambiare canale. Chiunque non disdegna di ascoltarlo: per caricare ulteriormente il proprio sentimento di avversione (quando non di odio), o per convincersi sempre più che lui rappresenta l’unica speranza. Certo, qualche puntatina in radio il Cavaliere non se la fa mancare. Ma si tratta di rarissime occasioni, selezionate peraltro in base alla popolarità e al seguito della trasmissione.

La seconda di quelle che abbiamo definito “sotto-ragioni” riguarda un fattore meramente strategico, che deriva probabilmente da una ragione formativa. Se Beppe Grillo ha lambito il 20% in Sicilia attraverso una campagna elettorale svolta solo e soltanto in rete (nessuna ospitata in tivù, ma solo “rimbalzi” nei tg), Silvio Berlusconi ha capito che per combattere quest’imponente ondata di antipolitica avrebbe dovuto dare fondo a tutta la propria innata capacità di fare televisione e di stare in televisione, lui che la televisione moderna l’ha inventata. Conscio di non ricevere grandi risposte dal popolo di internet, ha premuto sull’acceleratore delle ospitate nelle trasmissioni. E’ qui, su questo campo, che Berlusconi si sta giocando il consenso di buona parte di quegli elettori delusi, alcuni dei quali avevano deciso – vedi ancora il caso delle elezioni siciliane – di virare su Grillo, e che oggi rappresentano lo zoccolo duro degli astenuti/indecisi. Mentre l’anno scorso Grillo dovette arrestare la sua cavalcata nei suffragi per il prepotente ritorno di Berlusconi dovuto proprio alle frequentissime ospitate in tv, quest’anno l’ex comico e l’ex Cavaliere giocheranno la partita sullo stesso terreno.

E questo, senza ombra di dubbio, sta ad indicare la supremazia del mezzo televisivo su quello digitale. Sia nell’utilizzo che negli effetti. Indicazione che può essere rilevata anche riflettendo su un altro dato: i confronti tra i candidati. Per quale ragione si parla di “confronti televisivi” e non, ad esempio, di confronti in una delle tante piazze virtuali? Perché si misura il tempo “occupato” dai politici in tivù e non, ad esempio, sui siti più visitati? Non c’è molto altro da dire. Se n’è accorto anche Grillo: finché Silvio Berlusconi resterà sulla scena politica italiana, sarà la televisione il medium maggiormente utilizzato e maggiormente considerato. Così come ha dettato l’agenda politica degli ultimi vent’anni, ha saputo indirizzare anche la tendenza relativa al mezzo di comunicazione da utilizzare per informarsi. Specie in campagna elettorale. 

Domenico Bonaventura

Informazioni su Domenico Bonaventura

Classe 1984, lacedoniese d'origine e lacedemone di spirito. Direttore responsabile de Lanostravoce.info. Appassionato di attualità politica, sportiva e mediatica. Laureato in Scienze Politiche, indirizzo Comunicazione politica, economica ed istituzionale, presso la Luiss "Guido Carli" di Roma. Sono autore del saggio "Parole e crisi politica" (Ilmiolibro.it - 2013). Iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti, collaboro con la redazione di Avellino de Il Mattino e sono responsabile di diversi uffici stampa.