Tapinho: Checco Zalone e il suo nuovo tormentone alla vigilia dei Mondiali

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Siamo alla vigilia dei Mondiali di calcio in Brasile, pronti già a tifare Italia e a sventolare forte il nostro tricolore, pronti ad esultare e festeggiare “un amore così grande”. E a pochi giorni dal fischio d’inizio, quando ormai tutto sembrava già predisposto per il 12 giugno, spunta un motivetto allegro e travolgente, simile a quel “Siamo una squadra fortissimi” che già nel 2006 ci aveva accompagnato nell’avventura tedesca e condotto dritti alla vittoria.

Dopo otto anni, infatti, Checco Zalone ci riprova, presentando in anteprima, alla trasmissione “Deejay Football Club” di Ivan Zazzaroni e Fabio Caressa, in onda su Radio Deejay, un nuovo brano subito ribattezzato come l’inno di questi Mondiali. Che non se la prendano i Negramaro per l’immancabile tormentone alla Zalone, ma “Tapinho” – questo il suo titolo – piace. Sarà per lo stile inconfondibile tipico dei testi del comico barese, ricchi di sarcasmo, di sottile ironia e di genuina e travolgente ilarità, sarà per la sua sintassi affatto ortodossa, per quell’italiano troppo poco italiano, a lui solo concesso, sarà per il testo, alquanto innovativo e ispirato alla cronaca degli ultimi mesi, ma “Tapinho” piace proprio tanto.

Al centro, la storia infelice di un giocatore affetto da stitichezza, da cui appunto la scelta del titolo brasiliano che rievoca il nostro ”tapino”, e l’esplicito riferimento a  due episodi calcistici recenti: dalla banana lanciata da un tifoso del Villareal a Dani Alves durante la partita del 27 aprile contro il Barcellona, al famoso bacio tra due giocatori del Siviglia dopo il trionfo nella finale di Europa League. Chiaro appare, dunque, il messaggio del nuovo brano di Zalone, che ne fa, a suo modo, un inno contro il razzismo e l’omofobia, pur non rinunciando alla parodia e all’umorismo, mostrando così una grande sensibilità per questi temi e ricordando che il calcio è prima di tutto un gioco, che non fa distinzioni di colori, razze e sesso.  

Che vinca il migliore, dunque. Ma forza Azzurri.