VIDEO – 10 giugno 1940: l’inizio della catastrofe. Mussolini porta l’Italia in guerra

Nella memoria storica del popolo italiano, il 10 giugno indica una data precisa. Oggi, nel 1940, Benito Mussolini, Duce d’Italia, tiene il celebre discorso che informa gli italiani che “la dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia”.

Dal balcone di Palazzo Venezia, affiancato da due enormi fasci littori, Mussolini parla all’”adunata oceanica” che riempie Piazza Venezia e le strade adiacenti, e, tramite radio, alle piazze di tutta Italia. Un messaggio sconsiderato, folle, scellerato, pur nella bellezza immortale delle frasi adoperate e nella selezione delle singole parole. Le ragioni che lo inducono a condurre l’Italia alla rovina e al massacro sono tuttora oggetto di approfonditi studi da parte degli storici. Renzo De Felice, il più autorevole biografo del Duce, afferma che queste ragioni possono ricondursi essenzialmente a due. Innanzitutto la posizione della Francia, ormai invasa e vinta dai tedeschi, e in secondo luogo (ma non per importanza) la paura che “dopo la Francia possa toccare a noi”. Le cronache del tempo – ricostruite postume attraverso i diari dei gerarchi – raccontano di un Mussolini che cinicamente parla della necessità “di qualche migliaio di morti per sederci al tavolo dei vincitori”.

Un cinismo che lo abbaglia talmente tanto da fargli sottovalutare l’abissale impreparazione delle truppe italiane e dell’Italia intera ad “affrontare i rischi ed i sacrifici di una guerra”, una frase che egli stesso, con il suo tono fermo e deciso, declama nel suo discorso. Il generale Favagrossa, la Chiesa, l’esercito, il re: il Duce sfida il parere contrario di tutto e di tutti. Favagrossa, capo dell’industria degli armamenti, sottolineandone la faciloneria nell’analisi, lo aveva già sfidato e più volte contraddetto sullo stato e sulla preparazione dell’esercito.

Il popolo italiano, tuttavia, bombardato da una propaganda che nelle ultime settimane si era fatta quasi opprimente, ha anch’esso maturato la necessità – per assurdo: la voglia – di entrare in guerra contro “le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’Occidente” che attraverso la Società delle Nazioni avevano inflitto sanzioni economiche all’Italia dopo il conflitto in Etiopia e la fondazione dell’Impero. Il Minculpop, retto da Alessandro Pavolini, parla da tempo e a più riprese di un conflitto “dinamico, rapido, qualitativo”. In tanti, troppi, finiscono per credere a parole tanto folli. L’entusiasmo della gente dopo la comunicazione di Mussolini può spiegarsi soltanto così.

Domenico Bonaventura

Informazioni su Domenico Bonaventura

Classe 1984, lacedoniese d'origine e lacedemone di spirito. Direttore responsabile de Lanostravoce.info. Appassionato di attualità politica, sportiva e mediatica. Laureato in Scienze Politiche, indirizzo Comunicazione politica, economica ed istituzionale, presso la Luiss "Guido Carli" di Roma. Sono autore del saggio "Parole e crisi politica" (Ilmiolibro.it - 2013). Iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti, collaboro con la redazione di Avellino de Il Mattino e sono responsabile di diversi uffici stampa.