Italia terra di volontariato. Come si sostengono le associazioni no-profit? – di Elena Montaldi

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“Italiani brava gente”. Questo era il titolo di un film diretto nel ‘65 dal regista De Santis. Lo stesso titolo è stato poi utilizzato nel corso degli anni per descrivere l’indole tutto sommato bonaria dei nostri connazionali.

In effetti saremo pure pieni di contraddizioni ma quando ci sono delle difficoltà vere, e quando c’è da aiutare gli altri, siamo sempre pronti a farci avanti. Quest’indole l’abbiamo vista all’opera a seguito di grandi sciagure nazionali ed internazionali come il terremoto del 2009 all’Aquila o piuttosto lo Tsunami del 2004.

Ma anche nelle piccole cose dimostriamo di essere una popolazione attenta ai bisogni dei più deboli. Basti pensare che i dati ISTAT (relativi all’anno 2013) parlano di quasi 5 milioni di volontari presenti nel nostro Paese e distribuiti all’interno di oltre 300 mila associazioni ed onlus.

In pratica almeno un italiano ogni 10 pratica regolarmente azioni di volontariato, e queste sono solo le cifre ufficiali che non comprendono quei gruppi di volontariato anche non istituzionalizzati.

Cosa significa essere volontario in Italia? Esistono mille modi per dare un aiuto concreto a chi ne ha bisogno.

Non c’è solo lo stereotipo del volontario che porta cibo ai clochard che dormono infreddoliti nelle stazioni delle grandi città; si può essere volontari anche semplicemente dirigendo il traffico fuori da una scuola elementare, o insegnando un minimo di italiano agli stranieri che sbarcano sulle nostre coste alla ricerca di una nuova vita.

Ognuno trova in se la forma secondo cui si può dare un senso alla propria voglia di contribuire a riempire quel vuoto che le istituzioni, sempre più a corto di soldi, stanno lasciando in quello che un tempo veniva chiamato Stato Sociale e che oggi invece chiamiamo Wellfare.

Esiste poi una larga fetta di popolazione che non ha la possibilità di mettersi personalmente in gioco in azioni di volontariato; può accadere per motivi logistici o semplicemente perché non si ha il tempo materiale da poter dedicare ad attività benefiche.

Per questa fetta di popolazione tuttavia c’è una possibilità di esprimere il proprio sostegno attraverso il sostegno economico ad associazioni ed Onlus che operano nel sociale. Il bello (e non tutti ancora hanno valutato questo aspetto) è che oggi è possibile far del bene senza spendere “direttamente” nemmeno un euro. Come?

Ad esempio destinando ad Associazioni ed Onlus il proprio 5×1000 oppure acquistando da esse bomboniere solidali per le nostre occasioni più speciali come un matrimonio o un battesimo.

Sia il 5×1000 che le bomboniere sono costi che comunque noi dovremmo sostenere; destinarle al no profit è quindi un modo di fare una donazione a costo zero, importantissima per chi la riceve.

Inoltre il sistema fiscale italiano prevede la possibilità di dedurre dal nostro reddito imponibile parte del denaro erogato in donazioni, e questo è un vantaggio ad oggi esigibile sia dai privati che dalle aziende.