Incroci pericolosi: la casualità nelle morti della malavita

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Diventati un’infelice consuetudine della routine napoletana, consolidandosi nel paesaggio e nella storia fino a far invidia agli stessi monumenti artistici, gli inseguimenti a bordo scooter, le sparatorie da Far West in pieno centro e i proiettili vaganti sono purtroppo la punta di diamante di certi luoghi come quelli campani. Ma nelle faide a cielo aperto a pagarla cara è spesso chi si trova nel posto sbagliato, al momento sbagliato. Ultimo il pensionato di Portici di 75 anni uscito di casa per fare la spesa e freddato in un regolamento di conti tra clan. Ancora un’altra vittima innocente e casuale uccisa per errore, uccisa per sbaglio.  

Sembra, questa, l’assurda cronaca di un mondo antico e selvaggio, dominato dalla pura anarchia. In realtà è solo l’ennesimo ritratto di un’ordinaria follia omicida, in cui a farne le spese sono coloro che non c’entrano nulla. Impossibile, inoltre, definirla una prerogativa della sola Campania. Infatti, come essa, le morti casuali della mafia costituiscono una triste realtà di tutti gli altri posti dello Stivale.

Dato allarmante che fa tremare spingendo a chiedersi come sia possibile tutto questo ancora oggi. Sconcertante credere che si possa morire venendo uccisi per errore, proprio come in un videogioco. Eppure c’è ancora chi “fa orecchie da mercante”, abbandonando a se stessi luoghi già di per sé pericolosi.