La bambina che salva i libri nella terribile estate di Gaza

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GAZA – Un vestito di cotone verde, i capelli raccolti, il viso impolverato. Tra le macerie della sua casa, a Gaza, una giovane donna – difficile chiamarli ancora bambini, quando quegli occhi vedono tanto orrore – cerca di salvare il suo piccolo tesoro: dei libri. Una piccola pila tra le braccia, dei fogli strappati, li scuote per toglier via la polvere.

Questo rappresenta la sequenza di scatti immortalati dalla fotografa Nada Jaffal. Raccogliere quello che resta, in mezzo a tanta distruzione. Sembrano solo pagine impolverate e strappate, ma vogliamo credere che la giovane dal vestito verde abbia compreso la potenza dei libri, che vi abbia investito il proprio futuro. O anche solo, semplicemente, li abbia salvati per crearsi un rifugio fantastico in mezzo alla desolazione, per salvaguardare il suo diritto di bambina ad avere sogni e fantasia.

Solo ieri un missile ha ucciso nove bambini palestinesi mentre, in un parco giochi, festeggiavano la fine del Ramadan. I loro vestitini della festa, che forse non avevano voluto sporcare coi loro giochi, sono stati invece imbrattati di sangue. I telegiornali non le trasmettono neanche le immagini che invece circolano su internet: corpi mutilati, crani dilaniati, piccoli occhi ancora sbarrati di paura. Perchè l’ orrore, a vederlo, diventa troppo reale.

Un comunicato di Save The Children sui bambini di Gaza annuncia che sono circa 200.000 i bambini che necessitano di supporto psicologico dopo essere stati sfollati, o peggio aver assistito al ferimento o alla morte dei familiari. Il bilancio è orribile: un palestinese su quattro ucciso nel conflitto è un bambino. In media, è come se un bambino venisse ucciso ogni ora. Migliaia di residui esplosivi sono stati lasciati nelle aree civili a Gaza, esponendo a grave pericolo i bambini e le loro famiglie.

“I bambini stanno pagando il prezzo di un fallimento politico”, ha affermato il Co-Direttore di Save the Children nei Territori Occupati palestinesi, David Hassel. “La comunità internazionale finora ha fallito anche con questi bambini, a causa dell’incapacità di usare tutta la propria influenza politica per porre immediatamente fine a questo spargimento di sangue. La fine delle violenze, come ha chiesto il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, è la priorità immediata. Una soluzione sostenibile che assicuri il benessere sia dei palestinesi che degli israeliani, richiederà un accordo tra le parti con misure di lungo termine che diano risposte alle legittime rivendicazioni dei palestinesi, compresa la fine del blocco”.

Innocenti e senza colpe pagano il prezzo più alto con le loro giovani vite spezzate, con i traumi che li accompagneranno per tutta la vita. E, come insegna “la bambina che salva i libri”, sono forse proprio loro che hanno capito da dove ricominciare a vivere civilmente e che proveranno ad insegnarlo “ai grandi”.