Gaza: l’Occidente rompa il silenzio

Da Gaza continuano a spirare venti di guerra. I raid di Israele vanno avanti incessantemente e ad oggi i morti tra i palestinesi sono più di 80. La situazione potrebbe addirittura peggiorare qualora il governo israeliano decidesse di dare il via ad un’azione di terra.

In questi giorni l’offensiva israeliana si è abbattuta con virulenza sul territorio palestinese con bombardamenti che hanno mietuto vittime perlopiù tra donne e bambini. Il governo israeliano giustifica l’uso della forza come “risposta” all’uccisione di tre ragazzi israeliani ed al lancio di razzi da parte di hamas; tuttavia le proporzioni dell’intervento militare israeliano appaiono difficilmente comprensibili anche nel quadro di una pur legittima necessità di difesa. Lo stesso Ban Ki Moon, segretario generale dell’Onu, ha definito “intollerabile l’eccessivo uso della forza da parte di Israele”. Il sospetto che una parte del mondo politico israeliano sia tornata a caldeggiare l’idea, già in passato foriera di odio e violenza, di una Gaza libera dalla “presenza palestinese” appare purtroppo fondata.

In questo quadro a tinte fosche, che mestamente ci riporta al finire degli anni ’60, colpisce tremendamente il silenzio imbarazzante del mondo occidentale. Gli Usa si sono limitati a sostenere il diritto all’auto – difesa di Israele, auspicando che non si proceda ad un’operazione di terra. Dall’Unione Europea un generico appello a cessare le violenze, dall’Italia praticamente nulla. In sostanza l’unica dichiarazione nel merito è proprio quella che abbiamo riportato in precedenza di Ban Ki Moon.
Diciamolo senza giri di parole: l’atteggiamento dell’Occidente rispetto a quanto sta accadendo in queste ore nei territori palestinesi è francamente inaccettabile. Rispetto ad una così repentina e cruda escalation di violenza, rispetto alle continue morti di civili innocenti, rispetto ad una situazione che potrebbe letteralmente far esplodere il mondo Medio Orientale, tatticismi ed equilibrismi interessati vanno messi radicalmente da parte. L’Occidente ha il compito ed il dovere di intervenire con decisione. C’è la necessità non più rimandabile che tra Israele e Palestina tornino a prevalere le ragioni della politica, riprendendo l’unica strada percorribile per una definitiva soluzione di una questione che si trascina da più di mezzo secolo: “Due Popoli due Stati”.

Per far questo è necessario che Israele cessi immediatamente la propria offensiva militare ed Hamas sospenda il lancio di razzi ( va detto per inciso che i razzi palestinesi non hanno provocato né danni né vittime). Se non si interviene prontamente l’intero Medio Oriente rischia di diventare una polveriera pronta ad esplodere, la qual cosa potrebbe produrre effetti difficilmente immaginabili. Certo, parlare di riapertura di una processo di pace a fornte di una guerra praticamente in atto, con il premier israeliano Netanyahu che gela sul nascere ogni speranza escludendo ogni possibilità di un “cessate il fuoco”, può apparire velleitario. In realtà la riapertura di un processo di pace, sopratutto in un momento di così alta tensione, è l’unica bussola politica che può fornire un orientamento. L’Occidente deve farsi carico, qui ed ora, di aprire un processo diplomatico tra Israele e Palestina che possa portare in tempi brevi ad una conferenza di pace.

Si potrebbe discutere a lungo degli errori commessi dall’Occidente negli anni riguardo al conflitto israelo – palestinese. Si potrebbe discutere delle “cause” che hanno favorito l’ascesa di Hamas, si potrebbe discutere della “questione Arafat”, si potrebbe discutere della “non – ingerenza” sulla costruzione del muro e di tanto altro ancora.

Questo però non è il momento delle analisi. In queste ore l’unica cosa che conta è fermare la violenza. L’Occidente rompa il silenzio e batta un colpo: c’è in gioco la vita di migliaia di innocenti.