Laceno d’Oro, si parla del dramma dell’amianto

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AVELLINO – Il successo che sta riscontrando il Laceno d’Oro di Avellino va davvero al di là di ogni più rosea aspettativa.

Non c’è proiezione, concerto o dibattito che non abbia registrato il pienone. Pubblico sempre attento, critica attiva e preparata stanno accompagnando la manifestazione cinematografica che si concluderà il prossimo quattro settembre. Tra gli appuntamenti da segnalare di questo fine settimana c’è sicuramente la proiezione di “Polvere, il grande processo dell’amianto” di Nicola Bruna e Andrea Prandstraller che non a caso verrà proiettato nel quartiere di Borgo Ferrovia, noto per la triste vicenda della ex Isochimica.

Lunedì il regista Daniele Gaglianone comincerà il workshop di sceneggiatura che andrà avanti fino al cinque settembre. Proprio Gaglianone sarà tra i protagonist del dibattito “Cinema e realtà: i nuovi possibili” previsto sempre lunedì al Palazzo Abbiazale di Mercogliano.

IL PROGRAMMA DA SABATO A LUNEDI’

OGGI, 30 AGOSTO:

Fennesz & Lillevan Performance visivo-sonora Avellino – Teatro Carlo Gesualdo, ore 21.00

DOMANI 31 AGOSTO:

Polvere – Il grande processo dell’amianto di Niccolò Bruna e Andrea Prandstraller Incontro con gli autori Avellino – Borgo Ferrovia, ore 18.30

“Il cinema espanso” Performance visivo sonora delle Cellule d’intervention Metamkine (Christophe Auger, Xavier Quérel e Jérôme Noetinger) Avellino – Casina del Principe, ore 21.00

ED INFINE GLI APPUNTAMENTI DI LUNEDI’ 1 SETTEMBRE:

Cinema e Realtà: i nuovi possibili tavola rotonda a cura di Vittoria Troisi (Centrodonna) con Edoardo Winspeare, Daniele Gaglianone, Marina Brancato, Alfonso Amendola, Franco Festa e Paolo Speranza Avellino, Carcere Borbonico, ore 18.30

In grazia di Dio di Edoardo Winspeare Incontro con l’autore Mercogliano – Movieplex, ore 20.30

SCHEDA DI “POLVERE – IL GRANDE PROCESSO DELL’AMIANTO”:

Regia: Niccolò Bruna, Andrea Prandstraller Anno di produzione: 2011 Durata: 85′ Tipologia: documentario Genere: ambiente/lavoro/sociale Paese: Italia/Belgio/Svizzera/Francia Produzione: Graffiti Doc, Amka Films Productions, SRG SSR idée suisse, Iota Production, RSI Televisione Svizzera, ARTE France, RTBF Distributore: Cinecittà Luce

Sinossi: Da anni, in Europa, l’amianto è associato al pericolo, alla malattia, alla morte. Perché, allora, il 70% della popolazione mondiale è ancora esposto a questa fibra mortale? La produzione di amianto nel mondo ha ripreso a

crescere, grazie all’enorme consumo delle economie in rapido sviluppo come India, Cina e Russia. La lobby dei paesi esportatori, con in testa i Canadesi (che lo producono e lo esportano nei paesi in via di sviluppo, ma non lo usano), è potentissima e agisce nelle sedi internazionali per influenzare le politiche dei singoli paesi. Nel mondo 100.000 persone muoiono ancora ogni anno a causa di questa fibra killer. Ma nonostante questo, l’amianto è un business a cui pochi sono disposti a rinunciare. E’ questo scenario internazionale di catastrofe silenziosa il protagonista muto e sempre presente del film documentario di Niccolò Bruna e Andrea Prandstraller. Il racconto di “Polvere. Il Grande Processo dell’Amianto” si snoda attraverso i primi mesi delle udienze del processo penale contro i grandi padroni internazionali dell’amianto, in corso a Torino. Le accuse a carico del barone belga De Marchienne e del miliardario svizzero Schmidheiny sono pesanti: strage volontaria e omissione di cautele sanitarie. Gli accusati sono due dei principali azionisti della multinazionale Eternit, il gigante svizzero-belga che per 70 anni ha dominato il mercato mondiale. Una comunità intera, quella della piccola città di Casale Monferrato, in Piemonte, lotta per ottenere giustizia per i suoi quasi 3000 morti, tra ex operai e semplici cittadini. Il film segue la vita quotidiana e la partecipazione al processo di un piccolo gruppo di (ormai anziani) attivisti, che hanno speso la loro vita per ottenere giustizia: ciascuno di loro porta con sé da trent’anni il suo carico di lutti e di paure, che hanno rafforzato la loro determinazione a stringere i denti e ad andare avanti. Nicola, Bruno, Romana e gli altri sono eroi comuni del nostro tempo, esseri umani per cui la testimonianza e l’esempio sono diventati ragione di vita.

SCHEDA DI DANIELE GAGLIANONE

Regista italiano di documentari e lungometraggi a soggetto. Fra i suoi lavori più noti vanno segnalati senza alcun dubbio: I nostri anni (2001), Nemmeno il destino (2004) e Pietro (2010). Primi passi nei cortometraggi Nato nel 1966 ad Ancona, Daniele Gaglianone vive a Torino dall’età di sei anni. Dopo essersi diplomato in ragioneria e aver tentato di studiare informatica, decide di frequentare il corso di Storia e critica del cinema tenuto da Gianni Rondolino all’Università di Torino, laureandosi in Lettere Moderne nel 1991. Dal 1989 al 2000 gira alcuni cortometraggi di fiction e documentari (La ferita, Luoghi inagibili in attesa di ristrutturazione capitale, Era meglio morire da piccoli), ma collabora anche con l’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza dove si occupa in riprese, montaggi, interviste e raccolta dei materiali video dell’epoca. Aiuto regista di Gianni Amelio Nel 1998, è lo sceneggiatore e l’aiuto regista di Gianni Amelio in Così ridevano con Francesco Giuffrida, Enrico Lo Verso e Fabrizio Gifuni. A teatro Dal 1999, è anche regista teatrale con il gruppo “Il BuioFuori” con il quale ha prodotto e portato sulla scena lo spettacolo “Aggrappati ad una terra rivoltata sull’abisso”. Fra il 2004 e il 2005 pubblica un cd audio con il libro “Come ordini urlati in una tempesta di vento” con testo di teatro sonoro ispirato a Malcolm Lowry e interpretato da Massimo Miride ed Evandro Fornasier con il gruppo Il BuioFuori. I nostri anni Uno dei suoi lavori più noti è I nostri anni, ultimato nel 2000 e presentato l’anno successivo al Festival di Cannes nella sezione Quinzaine des Réalisateurs. Con stile scabro, flashback, fotografia in bianco e nero Gaglianone racconta la

vita di ex militanti della Resistenza italiana, fra fatica, dolore, commozione, fierezza italiana ormai persa e l’aspetto più grottesco e patetico degli aspetti ideologici, politici e storici di una nazione che invecchia fra le valli del Piemonte. Nemmeno il destino Il suo secondo film è Nemmeno il destino, presentato alla 61° Mostra del cinema di Venezia nelle Giornate degli autori. Il film ha ricevuto diversi premi (Premio Arca Cinema Giovani, Premio Lino Micchichè, il Tiger Award) ed è stato pienamente esaustivo nel narrare l’impossibilità di sentirsi padroni del proprio destino vivendo la propria esistenza con un forte senso di vuoto, solitudine, spaesamento e antisocialità che rompono i margini della socialità e dell’affettività. Strutturato con una sovrapposizione di piani narrativi, il film di Gaglianone incrocia storie e cerca di esprimere con uno stile visivamente e sonoramente il travaglio dei protagonisti, desolati spetti di una città postindustriale. Altri film Nel 2008, dopo aver diretto Alle soglie della sera (2005), si mette a lavoro con un altro documentario Rata nece biti! (La guerra non ci sarà), presentato al 61° Festival di Locarno e vincitore al Premio Speciale della Giuria al 26° Torino Film Festival, ma anche del David di Donatello per il miglior documentario. Segue La classe dei gialli (2009), il discontinuo e psicologico Pietro (2010, girato in una dozzina di giorni a Torino) e Ruggine, tratto dall’omonimo romanzo di Stefano Massaron con Filippo Timi, Stefano Accorsi, Valerio Mastandrea e Valeria Solarino. Nel 2013 torna a lavorare con Mastandrea, attore che dà lezioni a una classe di stranieri in La mia classe. Come attore Daniele Gaglianone ha partecipato come attore nel film di Alberto Taraglio Amarsi può darsi (2001) con Claudia Gerini, Claudio Santamaria, Paola Cortellesi, Pierfrancesco Loche e Lucia Poli. Suo il ruolo dello psicologo.

Altri lavori Nel 2007 è docente del corso di Produzione cinematografica e dal 2009 di quello di Cinema all’Ingegneria del cinema e dei mezzi di comunicazione presso il Politecnico di Torino.