Il salario medio è di 1327 euro al mese. E per pagare le tasse 161 giorni di lavoro

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MILANO – Sono numeri che non lasciano scampo. Cifre che mettono nero su bianco le difficoltà attraversate dalle famiglie italiane. 

Pressione fiscale e salario medio, i risultati degli utlimi studi condotti dalla Cgia di Mestre – il primo – e dalla Isfr Lab – il secondo, curato dal segretario generale della Fisac Cgil, Agostino Megale, con la collaborazione di Nicola Cicala. Tra Irpef e relative addizionali locali, ritenute, accise, bollo auto, canone Rai, tassa sui rifiuti, contributi a carico lavoratore e tutto il resto, ogni nucleo famigliare versa all’erario, alle Regioni e agli enti locali mediamente 1.277 euro al mese. Su ogni famiglia italiana grava un carico fiscale medio annuo di quasi 15.330 euro. Secondo la Cgia, nell’anno in corso la pressione fiscale toccherà la punta record del 44%.

La stessa ricerca afferma che quest’anno i contribuenti italiani hanno lavorato per il fisco fino all’11 giugno, vale a dire 12 giorni in più di quanto accadeva nel 1995. Al netto delle vacanze, i giorni di lavoro necessari per pagare le tasse sono diventati 161 (come tre anni fa), a fronte dei 160 del 2013 e dei 155 del 2010. Nel 2013, grazie all’abolizione dell’Imu sulla prima casa, il prelievo medio annuo è sceso a 15.329 euro: 325 euro in meno rispetto a quanto versato nel 2012. Per l’anno in corso, il gettito è destinato ad aumentare ancora a causa dell’introduzione della Tasi e degli effetti legati all’aumento dell’aliquota Iva avvenuto nell’ottobre scorso. “E con questo carico fiscale – afferma Giuseppe Bortolussi, presidente della Cgia -, gli 80 euro serviranno poco o nulla ai fini del rilancio dei consumi”.

Quanto ai salari, la situazione non diventa certo positiva. Un giovane neolaureato “se va bene oscilla tra gli 800 e i 1.000 euro mensili fino a trentacinque anni. Oltre sette milioni di pensionati percepiscono meno di 1.000 euro mensili”. Il salario netto si è attestato su poco più di 1.300 euro al mese (1.327, per la precisione): il raffronto con quello di un lavoratore tedesco è impietoso: quest’ultimo, come si sottolinea nello studio, “guadagna in media 6 mila euro in più l’anno”. Nel rapporto viene denunciato come “un giovane degli anni ’70 guadagnasse in media il 10% in più della media nazionale. Oggi, invece, il guadagno è del 12% in meno”.