Giù la maschera: agricoltura, a Lacedonia ecco la nuova Pac

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LACEDONIA (AV) – La massiccia partecipazione di agricoltori e operatori del settore testimoniava quanto il tema fosse sentito nella comunità di Lacedonia. La nuova Politica Agricola Comunitaria, infatti, è da tempo vista come lo spauracchio dagli agricoltori. Nuovi metodi di presentazione della domanda di pagamento, nuovi metodi di calcolo del titolo, nuovi criteri da seguire nella semina.

Insomma, una rivoluzione. Che ieri sera, a Lacedonia, presso i locali del Museo della Religiosità Popolare, la locale sezione della Confederazione Italiana Agricoltori ha provato ad illustrare al meglio all’interessatissima platea. Erano presenti Antonio Mango e Michele Masuccio, rispettivamente presidente provinciale e direttore provinciale della Cia. Fulcro dell’incontro, organizzato dal referente Cia di Lacedonia, Giuseppe Donatiello, è stato però l’intervento del dottor Rosario Concilio, dirigente CAA-CIA Avellino, che ha illustrato gli assi portanti del Primo Pilastro della Pac.

In Italia, la nuova riforma comunitaria riguarderà oltre 12 milioni di ettari. Va precisato che non è ancora stato emanato il decreto promulgativo, ma le linee guida sono state rese note. Innanzitutto – e questo è il tasto dolente – si registra un taglio lineare sulle risorse a disposizione tra l’8% e il 10%, che va a sommarsi ad un ulteriore taglio del 4% attuato lo scorso anno. I titoli (un titolo corrisponde al pagamento di un ettaro) scadono il 31 dicembre prossimo: dopo quella data, non saranno più validi. Entro il 14 aprile 2015 l’Agea dovrebbe comunicare ad ogni singola azienda il valore dei relativi nuovi titoli. Ma tutto avverrà dopo l’emanazione del decreto europeo, a cui seguirà il decreto italiano e poi quello dell’Agea.

Va poi stabilito chi ha diritto al contributo. I criteri sono due, e riguardano la superficie e il valore economico. Quanto alla superficie, essa deve essere non inferiore ai 5mila metri (sia che si tratti di seminativo – per il quale va fatta almeno una operazione all’anno – sia che si tratti di pascolo); riguardo al valore economico, invece, il limite è quello dei 5mila euro, al di sopra del quale vi è l’obbligo di una partita Iva agricola attiva.

 

“Il taglio delle risorse – ha spiegato Concilio – non significa per forza di cose che ogni agricoltore vedrà diminuire la propria quota. Per molti sarà certamente così, ma va ricordato che è stato tagliato anche il numero di destinatari delle risorse stesse. Durante la stesura della nuova Pac, è stata redatta una Lista Nera di soggetti giuridici che, avendo una estensione, erano proprietari di titoli: campi da golf, campi da tennis, persino aeroporti. Tutti eliminati dalla ripartizione. Inoltre, e questo è un altro dato che potrebbe evitare gli svantaggi derivanti dal taglio, sono state operate delle sforbiciate sensibili sui titoli che superano determinate cifre. Questo perché l’80% delle risorse finisce nelle tasche del 20% degli agricoltori: si è cercato, dunque, di porre un freno, per quanto possibile, a questa evidente sperequazione”.

Concilio ha poi spiegato quali sono le componenti del titolo: “Per la metà esso è formato dal valore dei vecchi titoli (e quindi subentra il concetto di storicità, che garantisce la valutazione del titolo ma che chiaramente penalizza i giovani), mentre la parte restante è data quasi completamente dal cosiddetto greening, un concetto introdotto in questa programmazione e che va compreso a fondo”, si è raccomandato. “Sempre per ovviare a quella sperequazione di cui parlavamo, è stato adottato il cosiddetto metodo irlandese: il fulcro è la media nazionale del titolo, cioè 179 euro. Chi ha un titolo troppo più elevato lo vede diminuire fino ad un massimo del 30% in sei anni, mentre chi lo possiede troppo basso deve arrivare almeno al 60% della media, e cioè a 129 euro”.

Come accennato, è il concetto di greening quello sul quale Concilio si è soffermato a lungo. “E’ un criterio che impone tre obblighi: la diversificazione delle colture, il mantenimento dei pascoli e le aree di interesse ecologico (EFA). Al di sotto dei 10 ettari del totale dei seminativi – ha spiegato il seguitissimo oratore – il greening è automatico. Oltre i 10 e al di sotto dei 15, vi è l’obbligo di inserire almeno due colture, la principale delle quali deve occupare al massimo il 75%. Oltre i 15 ettari, invece, all’obbligo delle due colture va aggiunto un ulteriore 5% di EFA (che l’Italia deve comunicare entro domani): boschi, pascoli, muretti a secco set a side e piante proteiche. E’ subentrata una sorta di deroga, che accetta il set a side e le piante proteiche (favino, trifoglio, etc.) come soluzione, dal momento che l’Italia, come detto, non ha ancora preso una decisione in merito e la semina è dietro l’angolo. Oltre i 30 ettari di seminativo, invece, all’obbligo del 5% di EFA si aggiunge quello di almeno tre colture, la principale delle quali deve occupare al massimo il 75% dell’estensione e la somma delle altre due non deve arrivare al 95%”.

L’aspetto importante, da tenere ben presente, è che è caduto il discrimine di specie ed è rimasto quello di genere. In sostanza, quando si parla di “due colture” si intende qualsiasi tipo di coltura, anche, ad esempio, grano tenero e grano duro. Non è più obbligatorio, quindi, accoppiare due tipi diversi di colture (esempio: cereali/leguminose), come fino allo scorso anno.

Domenico Bonaventura

Informazioni su Domenico Bonaventura

Classe 1984, lacedoniese d'origine e lacedemone di spirito. Direttore responsabile de Lanostravoce.info. Appassionato di attualità politica, sportiva e mediatica. Laureato in Scienze Politiche, indirizzo Comunicazione politica, economica ed istituzionale, presso la Luiss "Guido Carli" di Roma. Sono autore del saggio "Parole e crisi politica" (Ilmiolibro.it - 2013). Iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti, collaboro con la redazione di Avellino de Il Mattino e sono responsabile di diversi uffici stampa.