Laceno d’Oro verso la chiusura: Gaglianone e Provost ad Avellino

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AVELLINO – Si avvia alla conclusione la XXXIX edizione del Festival internazionale del cinema Laceno d’Oro: il sipario calerà giovedì 4 settembre dopo ben diciannove giorni di eventi. Si preannuncia una chiusura col botto, con gli ultimi appuntamenti che vedranno protagonisti i registi Daniele Gaglianone e Martin Provost.

IL PROGRAMMA DELLE ULTIME TRE GIORNATE

Oggi si comincia con:

La mia classe di Daniele Gaglianone Incontro con l’autore Mercogliano – Movieplex, ore 20.30

Domani:

Violette di Martin Provost (anteprima) Incontro con Martin Provost, René de Ceccatty e Carlo Iansiti Mercogliano – Movieplex, ore 20.30

Giovedì:

“Roma ore 11″ Omaggio a Giuseppe De Santis

Proiezione di una copia restaurata del film incontro con Gordana Miletic De Santis, Ettore De Conciliis e Virginio Palazzo Mercogliano – Movieplex, ore 20.30

_________ Ingresso gratuito per tutti gli appuntamenti

LA SCHEDA DEL FILM “LA MIA CLASSE”

DI GAGLIANONE

Un attore impersona un maestro che dà lezioni a una classe di stranieri che mettono in scena se stessi. Sono extracomunitari che vogliono imparare l’italiano, per avere il permesso di soggiorno, per integrarsi, per vivere in Italia. Arrivano da diversi luoghi del mondo e ciascuno porta in classe il proprio mondo. Ma durante le riprese accade un fatto per cui la realtà prende il sopravvento. Il regista dà lo “stop”, ma l’intera troupe entra in campo: ora tutti diventano attori di un’unica vera storia, in un unico film di “vera finzione”: La mia classe. È un film che può spiazzare più di uno spettatore quello che Daniele Gaglianone ha deciso di dedicare al sempre più complesso tema dell’integrazione dei cosiddetti extra-comunitari. Perché sin dall’inizio, quando vediamo ‘microfonare’ (come si dice in gergo) gli studenti del corso veniamo volutamente disorientati. Pronti come siamo a vedere un film di finzione siamo costretti ad accorgerci che la finzione c’è ma è tutta concentrata nel sempre più bravo Valerio Mastandrea che ‘fa’ il docente. Tutti gli altri sono veri immigrati

ognuno con i propri problemi e le proprie aspettative. Gaglianone ha deciso di puntare tutto su questo doppio registro quasi ci volesse ricordare da un lato l’impotenza del cinema nell’affrontare e risolvere problematiche che lo superano e dall’altro la necessità, per chi il cinema lo fa, di non sottrarsi mai alla realtà per rifugiarsi in un mondo in cui l’autoreferenzialità rischia di fagocitare tutto. Qui non si recita Shakespeare come nel carcere dei Taviani ma si mette in scena il proprio vissuto che talvolta entra in gioco al di là delle battute concordate e che vede a un certo punto Mastandrea diventare davvero qualcosa di diverso rispetto all’attore che interpreta un personaggio. Ha ragione Gaglianone quando afferma che solo lui, tra gli attori, poteva entrare in un ruolo così particolare offrendogli, potremmo aggiungere, non solo la sua professionalità ma anche la sua umanità senza però farsi travolgere dalla complessità dell’operazione. Con lui non sai mai quanto stia seguendo un copione o quanto stia invece offrendo al film la propria partecipazione di uomo (e ora anche di padre) consapevole della necessità di offrire alle giovani generazioni, non importa di quale razza o religione, un futuro meno cupo di quello che sembra attenderle.

SCHEDA DEL FILM “VIOLET” DI PROVOST

Sceneggiatura: Martin Provost, Marc Abdelnour, René de Ceccatty Fotografia: Yves Cape Montaggio: Ludo Troch Suono: Pascal Jasmes, Ingrid Ralet, Emmanuel Croset Cast: Emmanuelle Devos, Sandrine Kiberlain, Olivier

Gourmet, Catherine Hiegel, Jacques Bonnaffé, Olivier Py, Nathalie Richard, Stanley Weber Produzione: TS Productions, France 3 Cinéma, Climax Films World Sales: Doc & Film International Distributore italiano: MoviesInspired Biopic letterario dedicato alla tormentata scrittrice Violette Leduc (una magnetica Emmanuelle Devos). Sullo sfondo dell’effervescente ambiente letterario dell’immediato dopoguerra, l’autrice di La bastarda e Thérèse e Isabelle, insegue e incontra la sua musa: Simone de Beauvoir. Tra le due nasce un’intensa relazione, basata sulla ricerca da parte di Violette della libertà attraverso la scrittura e sulla convinzione di Simone di avere tra le mani il destino di una straordinaria autrice. Nato a Brest nel 1957, Martin Provost si dedica alla recitazione subito dopo gli studi. È nel cast di Lettere a Emmanuelle (1976) di Nelly Kaplan e La zizanie (1978) di Claude Zidi. Nel 1982 il successo della sua pièce Le Voyage immobile gli consente di entrare alla Comédie Française. Dopo aver diretto i corti J’ai peur du noir e Cocon, nel 1997 realizza l’opera prima Tortilla y Cinema, cui fanno seguito la dramedy Le ventre de Juliette (2003), il biopic Séraphine (2008) ed il crime drama Où va la nuit (2011).