#BringBackOurGirls: sembra prossima la libertà per le studentesse nigeriane rapite

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NIGERIA – Lo ha annunciato la Bbc on line: sembra essere vicina la liberazione delle studentesse cristiane rapite il 15 aprile dal gruppo jihadista di Boko Haram, tenute come ostaggio per essere convertite all’Islam e usate come “merce di scambio” al fine della liberazione dei membri di Boko Haram detenuti nelle carceri nigeriane.

L’intesa con i miliziani islamisti include anche un cessate il fuoco, come annunciato dal capo di stato maggiore Alex Badeh. Solo una settimana fa, Il gruppo jihadista nigeriano aveva già liberato ventisette ostaggi, catturati nel nord del Camerun, tra cui dieci operai cinesi e la moglie del vicepremier camerunense.

Un accordo necessario, ottenuto “provvidenzialmente” in previsione delle future elezioni presidenziale e legislative, in programma per febbraio 2015. il capo della Commissione elettorale, poco prima dell’annuncio dell’accordo, ha dichiarato che le elezioni saranno considerate valide anche se le violenze di Boko Haram dovessero impedire il voto degli abitanti nelle aree del nord-est. L’accordo tra governo ed estremisti dovrebbe garantire che non si arrivi comunque a quest’ipotesi, che altrimenti esporrebbe ad un grande pericolo la popolazione civile e richiederebbe un grande spiegamento di forze armate.

Secondo l’analisi delle Nazioni Unite, le circa settecentomila persone riuscite a fuggire agli attacchi del gruppo estremista, tutt’oggi nutrono terrore per il ritorno a casa in occasione del voto. Per quanto riguarda le presidenziali, il capo dello Stato Goodluck Jonathan dovrebbe annunciare la sua candidatura nelle prossime settimane. Secondo gli esperti, proprio nella zona nord-est il voto sarebbe contrario, in seguito alle sofferenze patite dalla popolazione e alle accuse di scarso impegno – se non proprio di complicità – dell’esercito per la ricerca delle studentesse e degli altri ostaggi rapiti.  

Secondo il parere dell’analista geopolitico Stanley Ukeni, “ilvero obiettivo di Boko Haram è rendere la Nigeria il più instabile possibile agli occhi del mondo. Rovinare la reputazione di prima economia del continente africano e attaccare il presidente nigeriano Jonathan affinché non si ricandidi alle elezioni dell’anno prossimo. La vera radice del fondamentalismo islamico non è quindi religiosa, ma è puramente politica”.

Quantomeno, si segna la fine di un incubo durato troppo per le giovani studentesse, segnate da mesi di violenze fisiche e psicologiche, per una purezza rubata che nessun accordo riuscirà a restituire.