Lavoro, semaforo verde dal Senato: la bagarre non blocca la fiducia

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ROMA – Il voto è arrivto all’una di notte: 165 sì, 111 no e due astenuti. Palazzo Madama ha votato la fiducia che il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, aveva chiesto ieri mattina, in avvio dei lavori.

Subito erano partite le contestazioni, da parte soprattutto del Movimento 5 Stelle e della Lega Nord. Proprio dai banchi del Carroccio è partito il lancio del regolamento del Senato, arrivato a poche decine di centimetri dal presidente Grasso, accusato di aver messo in votazione in fretta e furia la variazione del calendario. Fatto sta che la fiducia al governo è stata accordata (nella riforma non è prevista la modifica dell’articolo 18), ma nel Pd non è mancata un po’ di maretta. Le due astensioni sono infatti democratiche, dei senatori Casson e Ricchiuti. Inoltre, il senatore Tocci si è dimesso, in polemica aspra con il resto del partito, minoranza compresa, che ha votato la fiducia al governo. 

Una votazione che ha investito Renzi nel pieno del vertice europeo sul lavoro, che si stava tenendo alla Fiera di Rho. Il presidente del Consiglio ha ottenuto il risultato che si era prefissato, e cioè il parere positivo della cancelliera Merkel e degli altri presenti: “L’Italia ha fatto un grande passo avanti con l’approvazione del Piano sul Lavoro”, ha infatti dichiarato la Merkel. Il ministro Poletti, però, durante il suo intervento in Senato ha specificato alcune caratteristiche dell’articolo 18. “Il governo intende modificare il regime del reintegro così come previsto dall’articolo 18, eliminandolo per i licenziamenti economici e sostituendolo con un indennizzo economico certo e crescente con l’anzianità”. Il reintegro, dunque, sarà previsto soltanto nei casi di licenziamento ci sarà solo per quelli discriminatori o per violazioni gravi sui disciplinari.