Il Giovane Favoloso: Elio Germano è il grande Giacomo Leopardi

“Il giovane favoloso”, film applauditissimo alla settantunesima edizione del Festival del Cinema di Venezia, arrivato nelle sale cinematografiche da qualche giorno, sta conquistando i botteghini italiani. Mario Martone dirige un Elio Germano che incarna alla perfezione Giacomo Leopardi.

Il regista inizia a raccontare il “suo” Leopardi proprio dalla giovinezza a Recanati, un borgo considerato, a quel tempo, tra i più retrivi Stati d’Italia. La famiglia Leopardi poteva essere annoverata tra le più cospicue della nobiltà terriera marchigiana: il padre, il conte Monaldo, era un uomo colto che nel suo palazzo aveva riunito un biblioteca vastissima, convinto che “lo studio matto e disperatissimo” potesse essere il futuro dei propri figli, mentre la madre, Adelaide Antici, era una donna dura e ferrea, interamente dedita alla cura del patrimonio della famiglia. La vita del giovane recanatese era dunque caratterizzata da un’atmosfera autoritaria, stagnante e priva di confidenza e affetto. Tutto comincia con l’immagine dei tre fratelli Leopardi che giocano dietro la siepe del giardino dell’austero palazzo, la stessa oltre la quale il giovane Giacomo cerca di perdersi nell’orizzonte e di spaziare nel mondo esterno. La capacità di Giacomo nello studio della filologia e della traduzione di opere classiche cattura l’attenzione di molti pensatori di quel periodo, tra cui Pietro Giordani, uomo liberale con il quale ha una relazione epistolare che in seguito si trasforma in amicizia, fino a sfociare in una vera e propria rivalità letteraria.

La seconda parte del film è incentrata sull’abbandono definitivo della terra marchigiana da parte del poeta in brevi soggiorni a Roma e a Firenze e per poi concludersi a Napoli. La sua salute è sempre più precaria, anche se ad alleviare le sue condizioni fisiche c’è l’amorevole amico Antonio Ranieri, suo fedele accompagnatore dal quale non si separerà mai. La vita di Giacomo Leopardi si conclude alle pendici del Vesuvio, nel sordo grido di dolore nei confronti di una Natura giudicata ostile, alla quale il poeta si rivolge per tutta la vita con profondo rancore, con la poesia “La ginestra”.

Mario Martone sceglie di chiudere il film con un primo piano sul volto intenso di Elio Germano, a tratti malinconico, vulnerabile e anche fragile, senza avere più inquadrature sulla schiena, quella stessa che per molti rappresenta la chiave d’interpretazione di Leopardi, ovvero lo storpio e il deforme infelice. Ci viene raccontato un poeta dall’animo fragile e dall’impeccabile lucidità intellettuale. Germano presta anima e corpo alla figura di Giacomo Leopardi, restituendo quella normalità e modernità che andava via via perdendo. “Il giovane favoloso” è un film che non solo narra le ansie e problematiche fisiche del giovane poeta, ma anche che intreccia la poesia, la filosofia e la forza nella “fragile” visione leopardiana. Il film di Martone insegna a guardare oltre il confine che ci prefiggiamo, per riconoscerci moderni nell’amato desiderio di infinito di Leopardi.