INTERVISTA Che Dio ci Aiuti 3: Ivano Marescotti, un burbero dal cuore d’oro

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Ivano Marescotti è uno dei volti più amati del cinema italiano, un caratterista di valore assoluto, al quale spesso sono stati affidati personaggi di primo piano.

In queste settimane, lo possiamo vedere in “Che Dio ci aiuti 3”, la fiction targata Raiuno (in onda stasera alle 21:10) che sta avendo un enorme successo. Marescotti veste i panni di Achille Gentileschi, il quale, giunto al convento di Suor Angela sotto le mentite spoglie di benefattore, è in realtà il nonno del piccolo Davide. E’ un facoltoso imprenditore che ha perso l’uso delle gambe in seguito a un grave incidente stradale. Vuole infatti un degno erede da educare come successore per la sua azienda di kashmir. Ecco la prima parte dell’intervista che Ivano Marescotti gentilmente ci ha concesso.

Da qualche settimana, la vediamo tra i protagonisti della terza stagione di “Che dio ci aiuti”. Perché ha deciso di entrare a far parte di questa serie tv?

Mi è stato proposto e io ho valutato. Ho compreso che il personaggio mi si addiceva, se così possiamo dire. Inoltre, sapevo che le due stagioni precedenti avevano fatto ottimi ascolti. Avevo la speranza e la fiducia che anche la terza stagione andasse bene e non sono stato smentito; l’ultima puntata ha superato il 27 % di share con sette milioni di spettatori.

Ci racconta meglio di Achille Gentileschi, il suo personaggio?

Achille è un burbero, un po’ cattivo e anche piuttosto cinico. Il suo fine è quello di portare via il nipote, il piccolo Davide, a Guido. Non è amato ma, di fatto, tutti hanno bisogno di lui, essendo il benefattore del convento. Nel corso del tempo, Achille si integrerà sempre di più diventando partecipe degli eventi che gli accadono intorno. Non posso svelarle molto, ma posso dirle che il mio personaggio cambierà!

C’è qualcosa che accomuna lei e Achille?

Assolutamente no! Non sono accomunabile a nessuno dei personaggi che porto in scena, li scelgo il più distanti possibile da me. La cosa più piacevole è infatti interpretare personaggi che siano lontani dalla mia identità e dalla mia personalità.

Achille ha perso l’uso delle gambe. Com’è riuscito a calarsi così bene nel ruolo di un paraplegico?

Mi è stata data la sedia a rotelle e mi ci si sono seduto sopra pensando di essere un vero paraplegico. Inizialmente, mi è stato fatto notare che muovevo leggermente la gamba, una sorta di scatto nervoso. Non potevo alzarmi da quella sedia per calarmi ancor meglio in Achille. Avrà una vera e propria rivendicazione rispetto alla vita che l’ha tradito. Vuole delle rivincite e una seconda possibilità.

In questa serie tv, grazie al suo personaggio, si affronta la disabilità. Come pensa venga trattata questa tematica all’interno della fiction “Che Dio ci aiuti”?

Secondo me, attraverso questa fiction, si potrebbe meditare sugli handicap che hanno molte persone, ovvero il non potersi muovere e avere il costante bisogno degli altri, il non essere autosufficienti. Mi piacerebbe che “Che Dio ci aiuti” facesse riflettere su questa tematica anche se credo non sia il compito di questa fiction in particolare affrontare quel genere di problemi.

Lei è una delle new entry di quest’anno. Come si è trovato con il resto del cast che lavora insieme già da molto tempo?

Mi sono trovato benissimo! I miei colleghi sono tutte persone affabili e simpatiche, a cominciare dal regista Francesco Vicario e dagli attori con i quali con alcuni avevo già lavorato, come Elena Sofia Ricci. Ho conosciuto poi anche giovani colleghi e devo dire che sono persone meravigliose, a cominciare da Lino Guanciale (leggi la nostra intervista), un ragazzo stupendo e un bravissimo attore!

A cosa si deve il successo di questa serie tv, secondo lei?

Beh, mi fa molto piacere che abbia così tanto successo e che gli ascolti continuino a salire, essendo entrato in questa terza stagione! Chissà magari potrebbe esserci una quarta serie! Ancora non mi è stato detto nulla, anche perché stiamo finendo di girare le ultime puntate, chissà, vedremo.

Cosa le piacerebbe arrivasse di Achille al pubblico del piccolo schermo?

Questa è una fiction fatta per la famiglia e vorrei che tutti si appassionassero a “Che Dio ci aiuti3”. Mi piacerebbe che restassero i personaggi. Dal canto mio, ce la sto mettendo davvero tutta per fa sì che Achille riesca, con la sua evoluzione, a entrare nel cuore dello spettatore. Mi fa molto piacere quando vengo fermato per strada e mi accorgo che il personaggio da me interpretato ha lasciato il segno. Mi piace avere ruoli nelle fiction, perché c’è più dinamicità, anche a livello lavorativo, ma allo stesso tempo si riesce a sviscerare bene il personaggio a cui si presta anima e corpo.