AMARE LA PROPRIA TERRA: IL NOBILE INSEGNAMENTO DEI RAGAZZI DI GENOVA

“Angeli del fango” è una di quelle espressioni che servono al giornalismo e al mondo mediatico in genere per dipingere di drammaticità e contornare di un alone quasi mistico alcune situazioni di per sé già tragiche.

Ragion per cui, pur esercitando questa splendida professione, non la faremo nostra. Non possiamo però discostarci dal significato in essa contenuto. Non possiamo non essere completamente d’accordo con ciò che da essa viene fuori. E cioè lo spaccato di una città, di una società, di una Nazione che non si arrende. La polemica politica e lo scaricabarile al pesto sono davvero gli ultimi dei nostri pensieri, o forse i primi dei nostri non pensieri. Non c’interessa neanche che Grillo sia stato contestato dai ragazzi impegnati a spalare. Ci preme sottolineare, senza enfasi e senza retorica, che da loro bisognerebbe imparare. Nient’altro che imparare. 

Non più tardi di tre anni fa – la storia la conosciamo – un’altra alluvione ha colpito Genova con le stesse, identiche modalità di quella di pochi giorni fa. Il torrente Bisagno, il cui corso nel 1930 fu colpevolmente ricoperto da costruzioni, è esondato nello stesso punto dal quale cui fuoriuscì durante un’altra alluvione, quella del 1970. Insomma, corsi e ricorsi storici. Nel frattempo, però, nei tre anni intercorsi dalle ultimi due fenomeni (e al netto di sei morti), qualcosa si era mosso. Due miliardi stanziati per i lavori di sistemazione idrogeologica del territorio. Uno dice: chissà quanti ne avranno spesi; maari la furia dell’acqua è così impetuosa da distruggere anche tutte le opere costruite. Niente di tutto ciò. I due miliardi sono rimasti su carta, la situazione è rimasta esattamente com’era, gli argini del Bisagno, che nel progetto avrebbero dovuto essere allargati, sono rimasti stretti come lo erano tre anni fa.

Fallimento politico, fallimento istiituzionale. Fallimento senza appello. Ma, pur senza addebitare responsabilità e puntare l’indice – non è questa la sede -, può bastare per arrendersi e abbandonare a se stessa la propria terra? I ragazzi di Genova hanno risposto chiaro, netto e sicuro: no. I ragazzi di Genova hanno dato prova di amore per la propria città. I ragazzi di Genova sono quelli che ci stanno mettendo una pezza, riscattando moralmente e ampiamente i disastri combinati da chi doveva fare e non ha fatto. Quelle magliette con la scritta “Non c’è fango che tenga” potevano indossarle lo stesso, ma stadosene a guardare, criticando e invocando l’arrivo di un numero più cospicuo di militari. Invece hanno sentito ardente il desiderio, la necessità di sporcarle e di sporcarsi, facendo ognuno la propria parte.

Un insegnamento, un simbolo, un esempio per tutte le comunità, piccole o grandi che siano, molte delle quali non sanno guardare oltre il proprio naso e si divertono soltanto ad indicare i responsabili di questo o quel danno. Rimboccarsi le maniche, ognuno nel proprio settore di competenza. E’ il monito che proviene dalla Liguria. C’è tanto da fare per contribuire a migliorare il posto in cui si vive. O bisogna sempre attendere eventi catastrofici?

Domenico Bonaventura

Informazioni su Domenico Bonaventura

Classe 1984, lacedoniese d'origine e lacedemone di spirito. Direttore responsabile de Lanostravoce.info. Appassionato di attualità politica, sportiva e mediatica. Laureato in Scienze Politiche, indirizzo Comunicazione politica, economica ed istituzionale, presso la Luiss "Guido Carli" di Roma. Sono autore del saggio "Parole e crisi politica" (Ilmiolibro.it - 2013). Iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti, collaboro con la redazione di Avellino de Il Mattino e sono responsabile di diversi uffici stampa.