Roma esasperata, tensione alle stelle nelle periferie. I cittadini: Più sicurezza

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ROMA – “Tutto un grande accerchiamento intorno a Roma, tra Roma e le campagne intorno, con centinaia di migliaia di vite umane che brulicavano tra i loro lotti, le loro casette di sfrattati e i loro grattacieli”: è la periferia romana, l’inferno che descriveva Pier Paolo Pasolini, popolato dai “ragazzi di vita”, dai “senza speranza” negli anni cinquanta.

Oggi quella che cinquanta anni fa era periferia, ha lasciato crescere attorno a sé le ennesime file di palazzi e colate di asfalto hanno ricoperto le campagne, allargando i confini della capitale come una macchia di inchiostro sul foglio bianco.

Nonostante i tentativi  di riqualificazione – dalla scuola al parco, dalla palestra al centro sociale che brulica di iniziative e talenti artistici, ma anche di tentacolari centri commerciali, che proprio a Pasolini destavano il terrore per la fine di un mondo che avrebbe così perso la sua purezza sotto l’incalzare della società dei consumi  che tutto rende uguale -, la periferia di Roma resta intrappolata nel suo limbo di zona di confine, spogliata di qualsiasi identità. Luoghi dove anzi la quiete, quella delle famiglie che hanno conservato la cultura incentrata sulla religione del lavoro e dell’etica, è messa continuamente a rischio e condurre una vita normale si trasforma in una lotta per la sopravvivenza e per il rispetto dei propri diritti.

Ieri notte è andata in scena la seconda notte di scontri a Tor Sapienza, tra abitanti del quartiere e forze dell’ordine schierate in difesa degli immigrati ospitati nel centro di accoglienza di via Morandi. Una situazione che è esplosa come una bomba ad orologeria, dopo mesi di tensione. Tensione che nasce dal degrado, dai sempre più frequenti casi di criminalità, dai furti e dagli scippi, dagli autobus assaltati e dalla paura degli autisti di essere aggrediti, come è accaduto ai colleghi delle linee che attraversano il quartiere di Corcolle. Tensione che nasce dal passeggiare sui marciapiedi sporcati dal rovistare frenetico nei  cassonetti, dall’allargarsi indiscriminato dei campi rom, dalle nuvole di fumo e di diossina che si alzano sul cielo di Roma e che avvelenano i polmoni di tutti.

Una tensione che ha portato persino alla denuncia, partita dai membri del Caop (Coordinamento Azione Ponte di Nona) nei confronti del sindaco Ignazio Marino per omissione di atti d’ufficio, per aver ignorato le richieste dei cittadini che da troppo tempo vivono una situazione insostenibile e che rischia di  sfociare facilmente nell’odio indifferenziato.

Stanotte infatti un gruppo di persone ha lanciato bombe carta verso i locali dove alloggiano gli extracomunitari e bruciato cassonetti e automobili parcheggiate lungo la strada. La polizia è intervenuta caricando e disperdendo gli aggressori che, secondo testimonianze degli abitanti della zona, avevano il volto e il capo coperti. Dalle finestre del centro, gli immigrati hanno risposto lanciando a loro volta oggetti. Due i feriti, tra cui un poliziotto, portati d’urgenza al Pertini. Fuori alla struttura di viale Morandi era stato istituito un presidio fisso delle forze dell’ordine per evitare che la situazione potesse nuovamente degenerare.  “La tensione è alle stelle”, racconta Tommaso Ippoliti, presidente del comitato Tor Sapienza. “Da anni questa borgata è stata abbandonata, non si può uscire la sera e ultimamente le aggressioni e i furti sono aumentati. Qualche giorno fa una ragazza che portava a spasso il cane è stata molestata nel parco in pieno pomeriggio. Come comitato prendiamo le distanze dagli episodi di violenza, ma la gente è esasperata. Chiediamo più sicurezza”.