Italicum, mezza intesa Renzi-Berlusconi. La minoranza Pd lancia invettive

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ROMA – Un passo indietro da parte di ognuno dei due, e l’accordo sembra trovato. Le modifiche all’Italicum paiono cosa fatta, dopo l’ottavo incontro in undici mesi tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, andato in scena ieri sera a Palazzo Chigi. 

Berlusconi si è presentato nella situazione meno peggiore, con un partito riunificato all’ultimo momento e con un mandato pieno a trattare conferitogli proprio dal vertice dell’altra sera di Forza Italia. Innanzitutto, la nuova legge elettorale dovrà essere approvata in Senato entro fine anno. I paletti saranno il superamento el bicameralismo perfetto, la garanzia di un vincitore e della governabilità. Inoltre, sul piatto anche i nodi relativi alle preferenze e alla soglia di sbarramento. Proprio a proposito di governabilità, l’argomento più stringente è quello riguardante il premio di maggioranza. Se nella prima versione dell’Italicum (quella del Nazareno) la soglia per garantirselo era del 37%, adesso è stata portata al 40%. Raggiunta questa percentuale, scatta il premio al 55%. A chi? Non è dato sapere, dal momento che c’è ancora in atto una discussione: alla lista o alla coalizione? 

Renzi, considerato dai sondaggi sopra il 40%, spinge ovviamente per la lista, Berlusconi preme perché venga dato alla coalizione. Nel caso in cui nessuna delle forze in campo dovesse raggiungere la soglia, si andrebbe al ballottaggio. Altro tema sul tavolo quello delle preferenze, sul quale si è raggiunto un compromesso: i capilista vengono scelti dai partiti e quindi bloccati, mentre il resto dei candidati sono sottoposti al voto popolare. Per quanto riguarda la parità di genere, l’accordo prevede almeno il 40% di candidature femminili, ma Renzi ha già annunciato che il Pd non scenderà sotto il 50%. 

Quanto alla soglia di sbarramento, è forse il tasto più dolente del confronto. Tutto parte dalle situazioni dei due partiti. Il Pd, che nonostante tutto gode di alta percentuale nei sondaggi, non disdegna una soglia bassa (il 3%), mentre Forza Italia, che vuole calamitare attorno a sé tutti i partiti di destra e centrodestra, vorrebbe optare per una soglia ben più alta. Escluso l’8% di partenza, l’obiettivo è di andare oltre il 4%.

Tra le reazioni, si registrano quella di Angelino Alfano, segretario del Nuovo Centrodestra, che definisce “ottimo” l’esito dell’incontro, e quella della minosranza Pd, che si sofferma sul blocco dei capilista: “Non è possibile sottrarre ai cittadini l’elezione di cento deputati”, dicono. E per protesta non si presentano alla direzione del partito.