Servillo legge Napoli: l’attore dipinge la città partenopea, tripudio al Gesualdo

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AVELLINO – “Questa sera faremo un viaggio nella città di Napoli e sarà una sorta di Divina Commedia, compiremo un viaggio nell’inferno, purgatorio e paradiso, ma al contrario, non seguendo l’itinerario di Dante nella sua opera”.

Queste le parole del tanto atteso attore partenopeo Toni Servillo, reduce da tantissimi successi, in occasione dello spettacolo “Servillo legge Napoli”, tappa del cartellone del teatro civile .

“Per fare questa esperienza – continua Servillo, rivolgendosi al pubblico – leggerò otto brani di diversi autori. Quattro sono legati alla tradizione napoletana passata, gli altri quattro sono contemporanei. Nelle loro opere c’è la poesia e non serve altro alla rappresentazione della città di Napoli. Nei testi – continua ancora l’attore – c’è tutto perché danno alla parola la scenografia, dal momento che prima ancora di essere scrittori sono drammaturghi ed attori”.

Pertanto, Servillo inizia il viaggio nelle parole di Napoli con “Lassammo fa’ Dio” di Salvatore Di Giacomo e lo fa partendo dal Paradiso. Si continua con “De Pretore Vincenzo” di Eduardo De Filippo, dove i santi e lo stesso Padre eterno vengono personificati davanti al pubblico nella forma di esseri umani, che si interrogano se un ladro possa o no stare in paradiso, dal momento che rubava per poter vivere. Un applauso segue l’altro, nella platea si sente anche qualche commento diretto all’attore: “Bravo!”. La commedia di De Filippo rompe il ghiaccio ed avvia la strada per il percorso che Servillo vuole tracciare con il pubblico. Si continua con due liriche di Ferdinando Russo, “A Madonna d’ ‘e mandarine” e “‘E sfogliatelle” e “Fravecature” di Raffaele Viviani.

“Mi piacciono le città di Torino e Milano – si rivolge così Servillo al pubblico in modo diretto –, ma ditemi voi potrei mai organizzare uno spettacolo così su quelle città? Manca la poesia, la letteratura ed i drammaturghi giusti. A Napoli c’è prima di tutto la lingua, che riesce a dare una scenografia poetica a tutto. E’ una lingua viva nel tempo, che fa diventare le battute espressione, gesto e corpo”. Infatti, la scenografia scelta da Servillo è ridotta all’osso: un leggio, una sedia, uno zaino ed uno sfondo nero. Egli stesso ha scelto un completo noir semplice con maglia e pantalone.

I contemporanei scelti da Servillo vengono introdotti da “A sciaveca” e “Napule” di Mimmo Borrelli e alla lingua contemporanea, colta ed allusiva di “Litoranea” di Enzo Moscato. Questi componimenti mostrano una Napoli vista dal lungomare, di conseguenza sul mare, dove ci sono ragazzi che prendono il sole sugli scogli e le contraddizioni della città partenopea vengono analizzate.

Immancabile in tale occasione “La livella” di Totò, accompagnata da altre due chicche: “Sogno napoletano” di Montesano e “Cose sta lengua sperduta” di Michele Sovente.