Cuore, carattere e gioco. Higuain e Rafael, il Napoli conquista la Supercoppa

DOHA – Diciotto rigori. Ci sono voluti diciotto rigori per assegnare la Supercoppa Italiana. 

Napoli e Juve si sono continuamente inseguiti e staccati. Una gara nel segno delle due punte di diamante. Alla doppietta di Tevez ha risposto quella di Higuain, che finalmente ha risposto presente e si è caricato la squadra sulle spalle, mettendo in campo un po’ meno nervosismo e tanto più ardore agonistico. La cattiveria del Pipita contagia i compagni di squadra. Sotto di una rete per uno svarione difensivo colossale, gli azzurri si aggrappano a lui per recuperare. E succede per ben due volte, e per ben due volte l’argentino non tradisce. 

Ma una volta arrivati alla lotteria dei rigori, si aggrappano a chi i rigori deve neutralizzarli. E anche stavolta, non vengono traditi. Rafael, che sembra un Dudek in salsa evangelica, ne prende due su nove, dopo che altri due erano stati mandati sul palo e alle stelle da Tevez e Pereyra. La seconda parata, quella decisiva, su Padoin, ha del fenomenale. Una respinta con la mano di richiamo, che toglie dalla porta una traiettoria a mezza altezza. Un gesto tecnico e atletico da urlo, che non a caso scatena le urla di gioia di tutta la panchina e di tutti i tifosi del Napoli. Pochi, ma rumorosi. 

Una vittoria dunque fondata sulla premiata ditta attacco-difesa. Argentina-Brasile- Higuain-Rafael. Con uno stratega seduto in panchina. Uno che ha “puntato” questa gara da tempo, e che per questa gara aveva puntato tutto su Gonzalo. Stimolandolo, facendolo accomodare in panchina spesso e volentieri, preferendogli Zapata (ieri a sua volta a scaldare la sedia per tutti i centoventi minuti) e rilasciando pubbliche dichiarazioni sulla necessità di “alcuni giocatori” di rialzarsi e combattere. Certo, la Supercoppa non è un Tricolore. Ma di fronte c’era la Juve al gran completo. Una partita, insomma, ricca di storia. Di fascino. Di insidie. Di difficoltà. Solo una grande prestazione poteva dare nuova linfa e fiducia al Napoli di Benitez. 

Quella di oggi può essere una nuova alba. E l’immagine della squadra che di primo mattino scende a Capodichino con la Coppa tra le mani è nient’altro che un simbolo.

TABELLINO

JUVENTUS-NAPOLI 7-8 (1-0) 

TEMPI SUPPLEMENTARI 2-2

JUVENTUS (4-3-1-2) Buffon; Lichtsteiner (dal 33′ s.t. Padoin), Bonucci, Chiellini, Evra; Marchisio, Pirlo (dal 22′ s.t. Pereyra), Pogba; Vidal; Tevez, Llorente (dal 1′ s.t.s. Morata).(Storari, Rubinho, Padoin, Ogbonna, Mattiello, Romagna, Pepe, Giovinco, Coman). All. Allegri.

NAPOLI (4-2-3-1) Rafael; Maggio, Albiol, Koulibaly, Ghoulam; Gargano, Da. Lopez (1′ p.t.s. Inler); Callejon, Hamsik (dal 33′ s.t. Mertens), De Guzman (dal 1′ s.t.s. Jorginho); Higuain. (Colombo, Andujar, Henrique, Britos, Mesto, Radosevic, Romano, Zapata, Luperto). All. Benitez.

ARBITRO Valeri.

MARCATORI Tevez (J) al 5′ p.t.; Higuain (N) al 23′ p.t. Tevez (J) al 1′ del s.t.s., Higuain (N) al 13′ del p.t.s.

NOTE spettatori 14 mila. Ammoniti Higuain (N), Pereyra (J), Callejon (N), Mertens (N), Ghoulam (N), Tevez (J). Recuperi: p.t. 1′; s.t. 2′; 0 p.t.s., 0 s.t.s.

SEQUENZA RIGORI Jorginho parato, Tevez palo, Ghoulam gol, Vidal gol, Albiol gol, Pogba gol, Inler gol, Marchisio gol, Higuain gol, Morata gol, Gargano gol, Bonucci gol, Mertens parato, Chiellini parato, Callejon parato, Pereyra alto, Koulibaly gol, Padoin parato.

 
Domenico Bonaventura

Informazioni su Domenico Bonaventura

Classe 1984, lacedoniese d'origine e lacedemone di spirito. Direttore responsabile de Lanostravoce.info. Appassionato di attualità politica, sportiva e mediatica. Laureato in Scienze Politiche, indirizzo Comunicazione politica, economica ed istituzionale, presso la Luiss "Guido Carli" di Roma. Sono autore del saggio "Parole e crisi politica" (Ilmiolibro.it - 2013). Iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti, collaboro con la redazione di Avellino de Il Mattino e sono responsabile di diversi uffici stampa.