INTERVISTA Sei Mai Stata sulla Luna?, il nuovo film di Paolo Genovese, al cinema

Oggi arriva al cinema la nuova commedia di Paolo Genovese, “Sei Mai stata sulla Luna?”, distribuito dalla 01 Distribuiton, prodotto dalla Pepito Produzioni e da Rai Cinema.

Il regista, il cui nome è legato alle commedie di maggiore successo degli ultimi anni e di cui qui di seguito potete leggere l’intervista che ci ha concesso, torna nelle sale cinematografiche italiane con una commedia sentimentale, in cui la città e la campagna si incontrano.

Di padre pugliese e madre spagnola, Guia è una donna che lavora in una prestigiosa rivista di moda, vivendo tra Parigi e Milano; è bella, ricca, ma altrettanto cinica e snob, con un fidanzato unicamente preoccupato a fare i propri interessi. Quando eredita dal padre una masseria, la ragazza decide di andare nel paese pugliese per trovare un possibile acquirente per la proprietà. Nella fattoria, tuttavia, vivono ancora Pino, con un ritardo dello sviluppo cognitivo, e il contadino Renzo.

Guia ha tutto, una carriera intensa, un compagno, una spider di lusso e un jet privato per i suoi spostamenti; possiede forse quello che tutti vorrebbero, ma è davvero proprio tutto? Forse no. L’unica cosa che le manca è l’amore, quello vero.

Paolo Genovese ha l’intento di divertire ma anche di riuscire a commuovere, spingendo su quello che lui stesso ha definito “l’acceleratore dei sentimenti”. Il grande pregio del regista è quello di riuscire a parlare dell’amore e dei sentimenti senza mai cadere nel banale. E’ riuscito a far sì che ogni personaggio fosse indispensabile per questa storia che ci viene raccontata, riunendo un cast stellare; oltre a Raul Bova e Liz Solari, troviamo attori del calibro di Emilio Solfrizzi a Neri Marcorè, da Sabrina Impacciatore a Sergio Rubini. Genovese si riconferma ancora una volta il professionista che è curando nel dettaglio ogni aspetto del film, dallo sviluppo dei personaggi alla fotografia attraverso la quale vengono immortalati i toni caldi e magici della terra pugliese per arrivare alla colonna sonora a cui ha contribuito Francesco De Gregori.

“Sei mai stata sulla Luna?” non ha la presunzione di stravolgere lo spettatore, ma di fargli comprendere che chiunque può raggiungere la felicità e questo può accadere quando meno ce l’aspettiamo.

Chi è Paolo Genovese oggi?

Una persona che ama raccontare storie.

Parliamo del tuo nuovo film in uscita nelle sale cinematografiche italiane dal 22 gennaio, “Sei mai stata sulla Luna?”. Perché questo titolo?

Non è mai semplice scegliere un titolo per il proprio film. Durante la lavorazione, me ne sono venuti in mente tanti, ma questo mi sembrava un titolo adatto per una commedia romantica. E’ una frase un po’ folle, ma, allo stesso tempo, giusta per raccontare il cuore attraverso lo schermo. Penso che andare metaforicamente sulla luna riesca a esprimere al meglio la fase dell’innamoramento; indica un voler essere da un’altar parte.

Com’è nata l’idea di fare questo film?

Avevo il desiderio di portare al cinema una commedia romantica. La Pepito Produzioni e la Rai mi hanno proposto di scriverla e ho molto felicemente accettato.

Ci racconteresti un po’ del film?

E’ l’incontro tra due mondi completamente opposti, la città e la campagna. Raccontiamo come l’una altera la vita dell’altra, oltre che di un’intera realtà. Una donna bella e di successo si innamora di un contadino stravolgendo la vita del paesino pugliese in cui si trasferisce. Cerco di focalizzare l’attenzione sul contrasto fra due stili di vita completamente diversi, senza prendere una posizione o giudicare l’uno o l’altro, semplicemente analizzando cosa comporti lo scontro di due realtà.

Tutti i tuoi film hanno sempre avuto un ottimo successo al botteghino. Cosa ti spinge nella scelta di accettare un progetto cinematografico? Come riesci a capire che una particolare storia sarà destinata a convincere un pubblico molto vasto?

Non esiste una regola, magari esistesse! Analizzando i film che ho diretto, penso che il gradimento da parte del pubblico sia principalmente dovuto a due elementi; in primis il realismo, nel senso che le mie sono storie nelle quali le persone possono identificarsi. Inoltre, posso dirti che quando scrivo, per me è fondamentale l’emozione e solo successivamente viene il divertimento; è un insieme di stati d’animo che mi piace trovarla quando vado al cinema. La commedia ha la grande capacità di farti gioire e allo stesso tempo soffrire, oltre che permettere di legarti ai personaggi. Cerco sempre di fare film che suscitino forti emozioni e quando esci dalla sala cinematografica che ti sei divertito ma anche emozionato, oltre che aver fatto una piccola riflessione, hai un senso di enorme appagamento.

Qual è il fine di un regista nei confronti del pubblico?

Secondo me, il fine di un regista è avere un pubblico. Questo lavoro lo si fa perché hai un pubblico che ti viene a vedere; non credo a chi sostiene di girare film unicamente per se stessi. Non è necessario che il pubblico abbia determinati numeri, l’importante è che ci sia un pubblico di riferimento che ama e vada a vedere i tuoi film. Un regista deve riuscire a creare una sorta di relazione con gli spettatori, una complicità, una promessa.

Quando e perché hai deciso di far parte del mondo del cinema? Per quali motivi proprio un regista e uno sceneggiatore?

Sin da piccolo mi è sempre piaciuto raccontare storie, a prescindere dal poter pensare che potesse diventare un vero e proprio lavoro. Ho sempre scritto e girato, nel senso che avevo sempre in mano una telecamera amatoriale, anche quando ero con i miei amici d’infanzia. Ho sempre amato giocare con le immagini e le fotografie, in generale con l’audiovisivo. Secondo me, chi fa cinema ha la possibilità di frugare all’infinito nella propria infanzia e trasformare la realtà come più gli piace. Ecco, forse noi registi, viviamo una sorta di vita parallela, quella inventata affianca quella reale.

A chi senti di dover dire Grazie?

A tantissime persone! Tutti coloro che mi hanno consigliato, indirizzato e anche ostacolato, perché proprio grazie a queste ultime persone che ho continuato a sognare, un sogno che è diventato realtà. Senza false modestie, credo di dover dire Grazie principalmente a me stesso, perché ho davvero voluto fare questo mestiere, anche contro tutto e tutti. Non vengo da una famiglia che faceva cinema e non conoscevo nessuno che lo facesse. Sono laureato in economia e avevo cominciato a fare il consulente aziendale, ma mi stava stretto e così ho lasciato un lavoro a tempo indeterminato per inseguire il mio sogno.

Hai ancora un sogno nel cassetto?

Sicuramente sì, perché altrimenti sarebbe la fine se non avessi più. Posso dirti che il mio sogno nel cassetto è continuare a fare questo lavoro.

Quale pensi che sia l’attuale condizione del cinema italiano?

Da un lato, ci sono molti autori, registi o, più in generale, una parte creativa ancora in salute; dall’altro, non c’è una politica culturale che aiuti il cinema. Secondo me, ci troviamo dinnanzi a una situazione drammatica, ma non per mancanza di talenti, ma proprio per un’assenza di politica che dovrebbe arrivare nelle scuole, nelle università e anche in televisione. Il cinema italiano non è finito, come in molti dicono, perché viene da una tradizione tra le più importanti al mondo; tuttavia, non possiamo continuare a sederci sugli oscar passati, sui Fellini, sui De Sica, su quanto è bello il nostro cinema perché quello è stato e appartiene al nostro passato. Il nostro è un Paese ricco di fermenti e di stimoli, di storie e quindi anche di persone che hanno voglia di raccontarlo; il problema è quello di permettere a chi vuole raccontare di poterlo fare.

Perché il pubblico non dovrebbe assolutamente perdersi “Sei mai stata sulla Luna”?

Perché trovo che sia una commedia romantica vera. E’ un film di genere, ma molto ricco e con un punto di forza, ovvero un cast incredibile! Quando alla commedia si affiancano anche capacità recitative molto importanti, il film può diventare molto interessante.

Cosa vorresti arrivasse al pubblico del film?

Si possono trovare molti messaggi, da quello della vita semplice a quello della vita più complessa, da un amore respinto all’autismo, dal superare un lutto al voler inseguire a tutti i costi il proprio sogno. Ci sono tante tematiche nel film ma più di tutti vorrei che arrivasse l’emozione che ho provato io nel raccontare questa storia.

Dopo “Sei mai stata sulla Luna”, quali sono i tuoi progetti?

Sto cominciando ad accarezzare la scrittura di un film ambientato su un’isola del Mediterraneo. E poi “Immaturi” diventerà una serie tv per Canale 5.