Appunti ai critici dell’Occidente. Da un critico dell’Occidente

La possibilità di criticare, contestare, rimuovere e rivoluzionare le istituzioni dell’Occidente, nasce in virtù di quei presupposti culturali che solo in Occidente hanno trovato la loro compiuta formulazione.

L’idea che tutte le formazioni culturali siano “uguali” è semplicemente falsa. Dando per scontato che non potrebbe esserci la più piccola differenza in valore umano o dignità tra popoli e culture differenti, va sottolineato che l’interrogativo ragionato sulle altre culture, l’attenzione verso di esse e la riflessione su di esse, nasce solo nel mondo greco – occidentale.

Esiste, in ogni caso, una differenza qualitativa tra l’invenzione della filosofia da parte dei Greci e la divinazione praticata dai babilonesi. Fino alla Grecia, e fuori dalla tradizione occidentale, le società si sono istituite sulla base di un principio di assoluta chiusura: la nostra visione del mondo è l’unica che sia dotata di senso e che sia vera. Solo l’Occidente ha generato le condizioni affinchè qualcuno potesse affermare: la nostra tradizione culturale è suscettibile di critica.

Che noi oggi siamo in grado di discutere di culture differenti dalla nostra e di attaccare i fondamenti stessi della nostra tradizione culturale, lo dobbiamo ad una tradizione storica particolare: quella greco – occidentale. In sostanza, ogni qualvolta produciamo argomenti razionali per rifiutare la tradizione europea confermiamo l’appartenenza a questa tradizione.

Per queste ragioni solo in Occidente nascono la democrazia ed i critici della democrazia, la scienza ed i critici della scienza, ma soprattutto nasce qualcosa che non ha avuto luogo nella storia in nessuna altra parte del mondo: la critica della religione, intesa come critica al massimo grado della tradizione.

Il valore della critica, da esercitare in ogni luogo e ad ogni livello, che solo l’Occidente ha saputo sviluppare fino in fondo, va assunto come principio universale. Ciò non ha nulla a che vedere con le scelleratezze dell’ “esportazione della democrazia” tramite la guerra e l’imposizione forzata di un modello culturale, ma risponde ad una logica dirimente: la logica in base alla quale le scelte politiche ed il giudizio vanno modulati in base alla capacità di discernere l’argomento migliore. 

Questo è l’Occidente che va difeso. Un Occidente che solo se saprà tener fede con forza ai propri principi sarà in grado di aprire un dialogo proficuo con le altre culture, rifuggendo il rischio di una guerra di civiltà.