Sanità, c’è chi la affonda e c’è chi lotta

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Bambini che muoiono rifiutati da ospedali come se fossero dei pacchi per i quali non c’è posto in magazzino. Un giovane che muore su una barella dopo aver passato la notte al freddo vicino ad una finestra con i vetri rotti.

Questi sono soltanto alcuni dei gravissimi episodi registrati in giro per l’Italia, frutto di una sanità vergognosa che non è qualcosa di immateriale ma è gestita da persone, da una pletora di direttori generali, direttori sanitari, direttori amministrativi – e tanti altri a scendere in una scala di incarichi e responsabilità – che purtroppo in alcune occasioni vengono considerati soltanto dei ruoli, delle poltrone su cui sedersi e percepire lauti compensi. Uno scenario che sempre ci auguriamo sia lontano dalle nostre realtà sanitarie. Ma ciò non basta per esorcizzare un sistema che anche vicino a noi presenta crepe da tempo sempre più profonde.

Questa volta però non voglio usare un piglio acido in merito alla sanità irpina. Basterebbe rimescolare il calderone delle cose che non vanno per suscitare sdegno e un fastidioso reflusso gastrico. Invece, voglio pensare a chi ce la mette tutta nel dare alle nostre comunità e non solo la migliore sanità fatta di buona organizzazione ma soprattutto di umanità. Per esempio mi piace guardare a tutti gli operatori della nostra sanità come quei medici che hanno votato, assumendosi una grande responsabilità, per somministrare una cura vitale per un bambino che non poteva riceverla perchè quell’ospedale aveva esaurito il budget fissato per quella patologia. In Irpinia, in particolare in Alta Irpinia, e in alcune zone del Sannio sappiamo bene che cosa significhi una sanità razionalizzata: vuol dire tagli orizzontali senza calcolarne le conseguenze.

Ora, in vista delle prossime elezioni regionali, ci si fermi a riflette su questo aspetto. Altrimenti inutile presentarsi a chiedere voti.