INTERVISTA | Enrico Ianniello: cinema, romanzo e teatro, un artista a tutto tondo

La fiction “Un passo dal cielo 3”, in onda in prima serata su Rai 1 tutti i giovedì, continua a registrare ascolti altissimi. Merito anche del poliedrico artista Enrico Ianniello che veste i panni del commissario Vincenzo Nappi. L’attore campano è ovunque, nei cinema, a teatro, in tv e nelle librerie con il suo primo romanzo “La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin”. Dal 19 al 22 febbraio è al Teatro Vascello di Roma con “I Giocatori” di Pau Mirò di cui ha curato traduzione e regia e che interpreta con Renato Carpentieri, Tony Laudadio e Luciano Saltarelli.

Chi è Enrico Ianniello oggi?

E’ lo stesso Enrico di venti anni fa con la differenza sul fatto che ha visto concretizzarsi un po’ delle cose su cui ha investito in giovinezza.

Ti vediamo tutti i giovedì sera su Raiuno nella terza stagione di “Un passo dal cielo”. E’ un periodo non semplice per la televisione italiana. Fare successo oggi non è poi così semplice, ma questa fiction continua ad essere molto seguita. Quale pensi sia il segreto di questo suo successo?

Innanzitutto, posso dirti che c’è stato un lavoro di squadra enorme, sia dal punto di vista tecnico che artistico. Il suo successo è sicuramente dovuto a quell’enorme figura popolare che è quella di Terence Hill. Attorno a lui, c’è un gruppo di attori molto solido, dal commissario con la polizia a tutta la forestale, con le loro rispettive vicende sentimentali. Probabilmente questo senso di familiarità è entrata nelle case delle persone. Anche il paesaggio del Trentino è stato fondamentale per far sì che si ricreasse questo sodalizio professionale.

Interpreti il commissario Vincenzo Nappi: ccome ti sei preparato per interpretarlo e quanto ha influito il set naturale del Trentino Alto Adige?

Mi sono preparato sostanzialmente nell’andare a cercare in tutto quel repertorio di mezzi espressivi napoletani dal quale provengo, scegliendo quelli che reputavo i migliori, ovvero quelli inappuntabili ma dotati di una forte carica umana. Il paesaggio ha influito moltissimo, non si può rimanere indifferenti a tanta bellezza, anche se il nostro commissario Nappi non riesce a trovarsi molto bene al a San Candido.

Qual è l’aspetto del tuo personaggio che colpisce di più?

A parte la bellezza dici? (ride) A parte tutto, credo che sia proprio la familiarità che traspare di questo personaggio. Vincenzo riesce sempre a mettere a proprio agio, ha i suoi difetti, quali la pesantezza e l’essere noioso, anche se forse sono anche i suoi punti di forza che lo rendono divertente.

Sei campano. Cosa rappresenta questa terra per te?

Fino ai diciotto anni sono cresciuto a Caserta da madre napoletana. Napoli è una città che ho frequentato molto da grande. Tuttora recito con una compagnia napoletana. Per me, rappresenta le mie origini, il luogo dove sono cresciuto. E’ il luogo della lingua, il luogo che ci permette di crescere.

Come è cambiata la tua vita dopo il successo di “Un Passo dal cielo”?

In realtà, non è cambiata molto, se non per il fatto che un anno sì e uno no lo dedico alla televisione. Continuo a stare in piccoli alberghi girando di città in città per essere in teatro la sera, qualunque sia la condizione climatica. Se al giovedì sera ci saranno milioni di persone a guardare la serie, probabilmente a teatro ce ne saranno molte meno, ma mi dedicherò a loro con tutto il cuore.

Passando al tuo romanzo “La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin”, come nasce questa tua passione per la scrittura e da dove è arrivata l’ispirazione per questo libro?

La passione nasce dalla lettura; sono sempre stato un lettore accanito di narrativa ma anche di saggistica legata al teatro. L’idea nasce dalla voglia di scrivere qualcosa che desse un po’ d’incanto in un’epoca in cui oramai la meraviglia non esiste più secondo me.

Isidoro chi è?

E’ un bambino che nasce con una gola di uccello, è cioè capace di comunicare sia con i bambini ma anche con i volatili. Insieme a un merlo indiano che diventa il suo migliore amico elabora un vocabolario fatto di fischi per insegnare ai poveri e ai deleritti un linguaggio nuovo per fare poi una rivoluzione pacifica per cambiare le cose. Questo è il sogno di Isidoro; ne succederanno di ogni.

Il primo amore è sempre il teatro? Cosa rappresenta per te?

Posso dirti che rimane per ora il più longevo. Lo faccio da quando avevo 18 anni. Rappresenta la mia vita quotidiana; è una costante riflessione su se stessi e sul mondo in cui si vive.

Ci parli dello spettacolo che stai portando in giro per l’Italia “I giocatori”?

Vedo negli occhi dello spettatore, appena finito lo spettacolo, una gioia e una felicità derivanti da un mistero che io stesso non ho ancora capito. La scenografia è costituita unicamente da un tavolo e quattro sedie, con quattro persone che parlano. Secondo me il mistero sta proprio racchiuso qui, nella semplicità. Escludendo me, ci sono tre grandi attori che recitano un testo scritto molto bene.

Hai ancora un ruolo che ti piacerebbe interpretare?

Sì certo! Mi piacerebbe vestire i panni di un personaggio con un grosso problema fisico ma che, nonostante questo, riesce ad apprezzare la vita con più felicità di una persona sana.

Cosa ti aspetta dopo “Un passo dal cielo”?

Andrò un po’ in giro per l’Italia a presentare il romanzo, soprattutto nelle scuole.