INTERVISTA Giacomo Campiotti, regista di Braccialetti Rossi: da stasera di nuovo su Raiuno

Questa sera in prima serata su Raiuno, arriva la seconda stagione di “Braccialetti Rossi”, la fiction che racconta vicende, emozioni e sentimenti di un gruppo di ragazzi, accomunati dalla malattia. La loro casa, l’ospedale, luogo che riescono a rendere speciale con i loro sorrisi, la loro forza e le loro speranze. E’ passato del tempo e i Braccialetti Rossi sono cresciuti; c’è chi è uscito dall’ospedale, c’è chi sta per farlo, ma il gruppo non è più quello di un tempo, si è disgregato. Esattamente come in tutte le fiabe, ricompare accanto a Leo, Vale, Cris, Tony e Rocco, Davide. Arriva all’improvviso, in un giorno come tanti, per stare vicino, oltre che alla sua famiglia, anche ai suoi amici; in particolare per aiutare Leo che si ritroverà ad affrontare la prova più importante della sua vita. Anche in questa occasione, abbiamo intervistato il regista Giacomo Campiotti che, ancora una volta, riesce a raccontare la realtà in tutte le sue sfumature; ci prende per mano per parlarci dei giovani, dell’adolescenza e della malattia, mettendo in scena personaggi non stereotipati, bensì ragazzi di tutti i giorni, con i sogni e il confronto che impone la realtà, facendoci sorridere ma anche rendendoci sempre più consapevoli che la vita è fatta anche di momenti angoscianti.

Sono da poco finite le repliche della prima stagione di “Braccialetti Rossi”, che ha ottenuto ancora una volta il miglior risultato di ascolti delle serate domenicali. Si aspettava una così profonda riposta del pubblico?

Sono stato molto felice del successo che ha avuto “Braccialetti Rossi”! Non mi aspettavo una risposta così profonda degli spettatori rispetto a temi così forti che vengono trattati.

Da questa sera, vedremo la seconda e attesissima stagione. Quando e perché ha cominciato ad accarezzare l’idea di girare una seconda serie?

Posso dire che l’dea c’era già. I personaggi avevano ancora molto da raccontare. C’è stato un certo timore da parte della Rai, proprio perché si dubitava del fatto che questa fiction potesse essere così seguita, dato che trattava di tematiche molto coraggiose. Mi sono quindi avvicinato a questa seconda stagione con grande entusiasmo ma anche con paura e molto senso di responsabilità per non deludere tutti coloro che ci hanno seguito.

Quest’anno avete aperto periodicamente il set ad alcuni ragazzi malati. Perché avete preso questa decisione? Qual era atmosfera che si respirava sul set?

Non è stata una scelta calibrata. L’anno scorso, il set era chiuso. Quest’anno, visto le centinaia di persone che ci hanno scritto, abbiamo deciso di aprirlo ai ragazzi malati. Avevano piacere di conoscerci di persona e la loro presenza ci ha aiutato a tenere ben presente il perché e per chi stiamo facendo questo lavoro.

“Braccialetti Rossi” è una fiction davvero molto seguita. Sembra quasi che il pubblico si sia identificato con i personaggi della serie e abbia amato i giovani attori del film. Per quali motivi, secondo lei, c’è stata questa identificazione? Cosa sono riusciti a far arrivare attraverso la loro recitazione?

È stato interessante capirne il perché. Il nostro pubblico certamente ha amato gli attori del film, ma ancora di più credo abbia amato i personaggi. Oggi come oggi, credo che i giovani si sentano dei diversi ed è per questo che si identificano con loro, malati e non solo. Sentono di non appartenere a tutto quello che li circonda, sentono di non riuscire a toccare con mano un presente troppo incerto, per non parlare poi di un futuro inafferrabile. Penso che abbiamo amato il coraggio e la voglia di vivere di questi ragazzi. Credo che abbiano riconosciuto in loro le qualità di cui si fanno portavoce, quali la solidarietà, l’amicizia, la voglia di verità e tutte quelle qualità che oggi mancano molto nella loro vita.

personaggi sono cresciuti, così come i giovani attori. C’è stata una maggiore “consapevolezza” nel modo di affrontare temi così forti da parte dei giovani interpreti?

Assolutamente sì! Abbiamo lavorato moltissimo, con fatica ma anche con leggerezza. Rispetto alla “incoscienza” della prima stagione, quest’anno i giovani attori avevano più consapevolezza degli strumenti di lavoro. I personaggi sono cresciuti e contemporaneamente abbiamo approfondito il loro modo di rapportarsi l’un con l’altro. Ho cercato di aiutarli facendo in modo che non recitassero ma che potessero rimanere se stessi, senza condizionarli più di tanto.

Cos’è cambiato in questa seconda stagione?

Dopo la morte di Davide, alcuni dei Braccialetti Rossi sono stati dimessi e hanno potuto ricominciare a vivere fuori dall’ospedale. Altri, invece, vi sono rimasti. Il gruppo rischia di sciogliersi, ma Davide tenterà di tenerli vicini. Tony è stato dimesso, ma cercherà di tornare in ospedale per non rinunciare al legame con il gruppo. Vale affronta le difficoltà del ritorno alla vita normale, esattamente come Cris. Nuove difficoltà anche per Leo che, per superarle, avrà bisogno del gruppo. Rocco scoprirà cos’è l’amore. L’ospedale è un luogo dove la porta gira sempre, per cui ci saranno nuovi arrivi.

Lei è un attento osservatore della realtà riuscendo a cogliere quegli aspetti della vita che non sempre il cinema riesce a raccontare. Come riesce a farlo?

Grazie davvero! Quello che posso dire è che quando realizzo un film, penso alla mia famiglia come spettatori ideali. Fare questo mestiere credo che sia un grandissimo privilegio; cerco di svolgerlo nel modo migliore possibile cercando sia di far riflettere, ma anche di regalare un sorriso, tento cioè di emozionare; spero di riuscirci!

Per quali motivi, non dobbiamo perdere la seconda stagione di “Braccialetti Rossi”?

Avendo amato la prima stagione, perché non amare anche la seconda? Alla propria vita bisogna dare un senso; e l’amicizia di questi giovani ragazzi è la prova che con la forza di volontà si può affrontare tutto. Si racconta la malattia in un film pieno di vita, anche in questa seconda stagione.