INTERVISTA | Federica De Cola: Braccialetti Rossi e tanto altro

Andrà in onda stasera l’ultima puntata della seconda stagione di “Braccialetti rossi”, l’amatissima fiction Rai che racconta le vicende di un piccolo gruppo di ragazzi alle prese con il dolore della malattia.

L’enorme successo di ascolti delle due serie ha già fatto accendere le speranze per i fan di una possibile terza stagione. Nel cast, a interpretare la sorella di Leo, la bravissima attrice messinese Federica De Cola. La giovane interprete calca oramai da diversi anni le scene televisive e cinematografiche, oltre che quelle teatrali. In quest’intervista che gentilmente ci ha concesso ripercorriamo il suo iter artistico.

Chi è Federica De Cola?

Sono una persona che ama molto il lavoro che fa, la propria famiglia, il proprio compagno, gli amici, cucinare, le cose belle. E’ difficile parlare di me stessa, meglio raccontarsi attraverso il proprio mestiere, facendolo con coinvolgimento profondo si racconta sempre ciò che siamo intimamente. Questo accade anche quando il personaggio che interpretiamo è molto distante dalla nostra personale quotidianità.

Ti abbiamo seguita nella prima stagione di “Braccialetti Rossi”, ora nella seconda. Interpreti la sorella di Leo. Ci racconti meglio del tuo personaggio?

Leo non ha più la madre e ha un padre pavido e poco presente nella sua vita. Solo la sorella gli sta vicino. Asia funge da madre e fa di tutto perché il fratello non si senta solo. Mi piace interpretare questo personaggio così comprensivo, una giovane donna che prova un amore incondizionato per un ragazzo che soffre e per il quale la sorella è tutta la sua famiglia.

Come ti sei preparata per affrontare un ruolo così delicato?

Mi lascio andare aderendo il più possibile alla sceneggiatura che è scritta molto bene e che suggerisce stati d’animo ed emozioni in modo preciso e chiaro. Cerco di mettere la mia voglia di attenuare il dolore delle persone che amo, facendolo sempre con un sorriso, anche nei momenti più difficili. E poi Campiotti mi ha molto aiutata, è un regista che sa quello che vuole, e riesce a tirar fuori dagli attori ciò che serve per la scena.

Vengono raccontati gli anni in cui la vita è nel suo massimo splendore, gli entusiasmi, i sogni, le utopie, le angosce che si porta dietro l’adolescenza. Solo che tutta questa vita è racchiusa in un posto dove si può morire. Per quali motivi secondo te “Braccialetti Rossi” è una delle fiction più seguite?

Perché racconta una storia fatta di sentimenti riconoscibili come autentici dal pubblico. E’ soprattutto una fiction sulla speranza e sull’amicizia. Racconta con rara sensibilità e imprevedibile lievità il dolore e le paure nell’affrontare una malattia. E il tutto con grande sincerità.

Qual è stata la scintilla che ti ha fatto capire che il mestiere dell’attrice era la strada giusta da percorrere?

Fin da piccolissima dentro di me già desideravo fare questo mestiere. Fa parte di me questa scelta. Non saprei dire quando l’ho fatta. Forse recitare è solo la conseguenza inevitabile della mia natura.

Sei messinese. Cosa rappresenta per te la Sicilia?

Le prime parole che mi vengono in mente sono: terra, casa, famiglia, solidità. Una volta ho letto un’affermazione di un pittore settecentesco, Jean Houël Voyage, nella quale mi ritrovo pienamente. Lui diceva che tutte le feste popolari viste nelle diverse città della Sicilia provano che questo popolo ama enormemente lo spettacolo e che tale amore spiega perché, nel tempo, i nostri avi hanno costruito anfiteatri così belli, così perfetti e così numerosi. Insomma, noi siciliani che lo facciamo, questo mestiere lo portiamo nel nostro dna.

Hai preso parte a diversi progetti; ricordiamo “Nuovomondo” di Crialese e fiction aderenti alla realtà come “La vita rubata”, “L’ultimo dei Corleonesi, “Il commissario Montalbano”, “Sissi”, “Atelier Fontana – Le sorelle della moda” per citarne alcune. Attraverso quale metro di giudizio scegli un determinato ruolo?

In questo tipo di scelte sono affiancata dalla mia agente di cui mi fido pienamente. Insieme cerchiamo di capire quali sono i progetti più interessanti e più adatti al mio percorso d’attrice.

Recentemente, ti abbiamo vista affiancare mostri sacri come Mariangela Melato e Alessio Boni in “Rebecca, la prima moglie” ed Elio Germano ne “Il giovane favoloso”. Qual è stata la preparazione per questi due ruoli così intensi? Quali ricordi hai di queste due esperienze?

Ecco, anche in queste esperienze ho avuto la fortuna di incontrare registi attenti e navigati ai quali mi sono affidata. Con Riccardo Milani c’è un rapporto di stima e affetto reciproco, ci capiamo subito sul set. Martone è anche un grande regista teatrale e avevamo un linguaggio comune. E poi sul set io “rubo” molto da tutti miei colleghi bravi. Vedere la Melato ed Elio Germano all’opera è stata una lezione di tecnica d’attore che nel mio percorso resterà sempre un punto di riferimento.

Sei giovanissima, ma hai già alle tue spalle diverse esperienze sia teatrali che cinematografiche e televisive. Senti in te una preferenza per uno dei generi?

Metto ovunque lo stesso impegno e mi piacciono tutti questi ambiti. Ma il teatro è il luogo più sacro per un attore e anche il più divertente. In TV e al cinema il tuo rapporto è soprattutto con una cinepresa, sul palcoscenico, invece, interagisci con le emozioni delle persone, si vive insieme agli spettatori ciò che si racconta.

Nuovi progetti?

Il 16 aprile debutterò con uno spettacolo, “Lei e lei”, prodotto dal Teatro di Messina e diretto da Giampiero Cicciò, qui anche autore e interprete, con il quale lavoro da anni e con cui ho un’affinità molto forte. Il personaggio che Giampiero ha scritto per me è uno tra i più articolati che abbia mai affrontato. Cambia spesso stato d’animo, atteggiamento, abbigliamento, modo di parlare. E’ una ragazza che vive ai margini e che sembra, a prima lettura, estranea alla realtà che ci circonda. Ma basta guardarsi intorno più attentamente, basta leggere i giornali in cui si parla di attrici e show girl che fanno le escort, di adolescenti che svendono il proprio corpo per uno smartphone, di casalinghe che si prostituisco in casa perché il marito ha perso il lavoro e le obbliga a portare soldi in casa, di donne maltrattate che si sono innamorate del loro “protettore” che le sfrutta. E’ una vera sfida per un’attrice, un’opportunità rara di crescita professionale.