Riforma del Servizio Pubblico – Storia della lottizzazione in Rai/2

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Con la riforma del servizio pubblico radiotelevisivo del 1975 ha inizio quella che il prof. Mancini definisce “lottizzazione perfetta”.

Il primo articolo della riforma stabilisce gli obiettivi da ne sono alla base: “L’obiettività e l’apertura alle diverse tendenze politiche, sociali e culturali, nel rispetto delle libertà garantite dalla Costituzione, sono principi fondamentali della disciplina del servizio pubblico radiotelevisivo”.

In realtà, la conseguenza dell’approvazione di questa legge è una soltanto, come nota Paolo Mancini: “Si trasferisce il controllo della Rai dal governo al Parlamento e quindi alle diverse ‘tendenze politiche’ rappresentate all’interno di quest’ultimo. Non più soltanto maggioranza, come avveniva ai tempi della ‘lottizzazione di governo’, ma ora si auspica che maggioranza e opposizione possano godere di spazi comunicativi adeguati”.

La riforma, nello specifico, assegna il controllo della Rai alla “Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi”, la cui composizione rispecchia fedelmente la composizione politica delle due Camere e che si rispecchia nel Consiglio di amministrazione di viale Mazzini.

Questa suddivisione proporzionale si allarga a tutta la struttura della Rai: redazioni giornalistiche e ruoli gestionali e manageriali. E’ la politica delle assunzioni (o le assunzioni della politica). Dal 1975 al 1993, la prassi seguita nella spartizione dei ruoli è la seguente: al Psi il presidente del Consiglio d’amministrazione, alla Dc il direttore generale. Sempre alla Dc resta Raiuno (e il Tg1) e la seconda rete radiofonica. Al Psi, invece, spetta Raidue (e il Tg2) e la prima rete radiofonica. Raitre viene assegnata ai partiti “laici”, repubblicani e liberali, finchè non viene deciso di estrometterli del tutto a vantaggio totale del Pci.

La lottizzazione perfetta, dunque, inizia ad includere anche i partiti di opposizione (escluso l’Msi). Addirittura,viene inventata una formula numerica da cui partire per lottizzare per bene: 643111, che applicata al Consiglio d’amministrazione, vuol dire sei consiglieri alla Dc, quattro al Pci, tre al Psi e uno a testa a Pri, Pli e Psdi.

Mancini definisce questa come la fase della lottizzazione perfetta per due motivi. “Innanzitutto perché essa include tutti i partiti rappresentati in Parlamento (con la sola esclusione del Movimento sociale, a cui va, però, la presidenza del Collegio dei revisori dei conti) e quindi include i partiti della maggioranza di governo e il maggior partito d’opposizione. In secondo luogo, questa lottizzazione è perfetta perché ora i partiti sono coinvolti nelle procedure della lottizzazione ‘in prima persona’ e con loro esponenti di primo piano, che provengono direttamente dagli apparati di partito e non hanno con questi un rapporto esclusivamente di prossimità o, secondo la dizione comune, ‘di area’, come avveniva in precedenza e come avverrà soprattutto successivamente. In altre parole, i rapporti tra gli organi dirigenziali della Rai e le organizzazioni di partito sono ora strettissimi

In questa fase, i partiti svolgono anche una importante funzione di selezione delle risorse umane, anche per ciò che riguarda reti e testate su cui esercitano un ruolo di indirizzo. I rapporti sempre più stretti tra Rai e politica vanno sempre parametrati alle alleanze politiche, sempre più complicate e che si basano sempre su una serie di do ut des.

In questo quadro, la lottizzazione si esplica in tutta la sua contraddittorietà: da un lato sembra espressione del pluralismo, dall’alltra è mera espressione del più classico consociativismo all’italiana, che prevede spartizioni di posti di potere. Nel suo libro (“Elogio della lottizzazione”, Laterza 2009), il prof. Mancini riporta uno scambio epico di battute tra Giorgio La Malfa e Bruno Vespa, lottizzatissimo direttore del Tg1 (quindi uomo della Dc).

La Malfa accusa Vespa di non avergli dato spazio in campagna elettorale, ma di averlo fatto invece con gli altri leader di partito. Ascrive questo aspetto proprio all’uso che i partiti fanno della Rai (la lottizzazione, appunto). Come riporta Mancini, in una successiva intervista al Corriere della Sera, Vespa afferma: “L’editore della Rai è il Parlamento, l’editore di riferimento per questo telegiornale, secondo gli accordi tra gli azionisti, è la Democrazia cristiana, che resta leader del mercato senza concorrenti”.

Insomma, “per non usare la parola ‘lottizzazione’, egli (Vespa, ndr) conia una nuova espressione, ‘l’editore di riferimento'”. Espressione di moda ancora oggi, più di vent’anni dopo.

(continua…)

Domenico Bonaventura

Informazioni su Domenico Bonaventura

Classe 1984, lacedoniese d'origine e lacedemone di spirito. Direttore responsabile de Lanostravoce.info. Appassionato di attualità politica, sportiva e mediatica. Laureato in Scienze Politiche, indirizzo Comunicazione politica, economica ed istituzionale, presso la Luiss "Guido Carli" di Roma. Sono autore del saggio "Parole e crisi politica" (Ilmiolibro.it - 2013). Iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti, collaboro con la redazione di Avellino de Il Mattino e sono responsabile di diversi uffici stampa.