Riforma del Servizio Pubblico – Storia della lottizzazione in Rai/3

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Il sistema lottizzatorio entra in crisi con l’entrata in crisi della Prima Repubblica, vale a dire con Tangentopoli. 

Un anno dopo, nel 1993, viene approvata una legge che diminuisce da 16 a 5 il numero dei consiglieri della Rai. Non solo: la scelta degli stessi passa dalla Commissione di vigilanza ai presidenti di Camera e Senato.

La lottizzazione s’indebolisce, ma non termina. Solo in una prima fase, infatti, con quella che viene definita “la Rai dei Professori”, sembra vivere un attimo di crisi. Ma è un attimo, appunto, dopo il quale riacquista progressivamente vigore. Tuttavia, è lecito definirla “lottizzazione leggera” per svariati motivi. Innanzitutto, Tangentopoli ha spazzato via i partiti lottizzatori per antonomasia (Dc, Psi e gli altri minori). Raiuno e il suo Tg restano appannaggio della principale forza politica di governo, mentre le altre reti continuano ad essere distribuite tra gli alleati di governo e l’opposizione.

Una situazione che resta inalterata sia con i governi Berlusconi (1994 e 2001-2006) che con i governi di centrosinistra (1996-2001). Basti vedere i nomi dei direttori del Tg1: prima Clemente Mimun, poi Gianni Riotta. Mancini li definisce “testimonianza delle novità della ‘lottizzazione leggera’: sia Mimun che Riotta non hanno nel loro passato la stessa militanza politica che aveva caratterizzato molti direttori di telegiornale prima di loro” (pag. 35).

Insomma, ad occupare posti di rilievo non sono più uomini di apprato, ma personaggi “che con i partiti che li nominano condividono generali visioni del mondo, della cultura e del giornalismo” (pag. 36). Ritorna l’appellativo “di area”, perchè i partiti politici non svolgono più quella funzione di selezione del personale che svolgevano prima.

E’ proprio questo uno dei motivi del passaggio alla lottizzazione leggera. “Democrazia cristiana e Psi non esistono più, così come Psdi, Pri e Pli. Le nuove strutture che li sostituiscono sono più deboli, evanescenti, appunto, come si dice, ‘di plastica’” (pag. 36).

Dopo la “Rai dei Professori”, la lottizzazione riprende forza, ma poggia su una base tutt’altro che solida: la debolezza delle strutture di apparato dei partiti. Va inoltre tenuta in debita considerazione la portata del fenomeno-Berlusconi, che indebolisce il partito di massa e lo trasforma in partito “pigliatutto”, che si mobilita solo in vista di competizioni elettorali.

Il radicamento sul territorio s’indebolisce per via della diminuzione del numero di attivisti e quindi del patrimonio di risorse personali. In sostituzione della selezione operata dalla strutture di partito, subentra la selezione operata dalle aziende di Berlusconi.

Il ruolo dei partiti nella società sembra dunque complessivamente indebolirsi, “ed inevitabilmente di ciò risente la loro capacità di insediarsi in tutti gli ingranaggi della società. La lottizzazione leggera tende allora a privilegiare l’appartenenza ‘di area’” (pag. 38). Questo nuovo tipo di lottizzazione si interseca, come detto, con la discesa in campo di Berlusconi: ora, molti di coloro che ottengono incarichi di rilievo nella tv pubblica provengono dalle aziende del Cavaliere: è una lottizzazione costruita sulla fedeltà d’impresa.

Proprio governando Berlusconi, nel 2004, viene approvata, non senza tormenti, la legge Gasparri, di riordino del servizio pubblico radiotelevisivo. Questa legge “reintroduce la lottizzazione nella sua pienezza, aumentando a nove il numero dei consiglieri d’amministrazione della Rai e affidando al Parlamento l’onere della loro elezione” (pag. 39).

La legge Gasparri prevede un cosiddetto presidente di garanzia. Eletto, cioè, dal consiglio d’amministrazione, deve ottenere il parere favorevole di almeno due terzi della Commissione di vigilanza. Vale a dire l’approvazione sia della maggioranza che dell’opposizione. “Nella pratica politica ciò significa che per bilanciare la predominanza delle forze di governo nella composizione del consiglio d’amministrazione, il presidente dello stesso può essere nominato dall’opposizione” (pag. 39-40).