Il giorno dell’eptacadeicafobia. Venerdì 17, uno spauracchio da tenere lontano

pa_banner

Il 17, peggio se cade di venerdì, è il nemico della normalità. Non ha mai avuto vita particolarmente facile, in particolare nelle culture mediterranee. 

Già nell’antica Grecia veniva infatti considerato un numero malagurante. L’eptacadeicafobia – dal greco, appunto, ἑπτακαίδεκα (diciassette) e φόβος (paura) – è la paura del 17. Una paura derivante soprattutto da ragioni legate alle tradizioni e alla superstizione, e perciò vicina alle culture greco-latine.  Assolutamente da evitare, poi, l’abbinamento con il venerdì.

Erano i seguaci di pitagoraa tenersi a debita distanza dal numero 17 per una questione prettamente numerica. Il 17 era infatti il numero mediano dalle loro rappresentazioni di quadrilateri (4×4 e 3×6). Anche nella Bibbia il 17 è foriero di cattivi presagi: l’Antico testamento scrive che il diluvio universale ebbe inizio il giorno 17 del secondo mese. Anche i Romani hanno avuto un ruolo nel tramandare questa tradizione: dopo la battaglia di Teutoburgo del 9 d.C., furono sbaragliate le legioni 17, 18 e 19, numeri che non furono più assegnati ad alcuna legione perché ritenuti infausti. La diffusissima smorfia napoletana attribuisce poi al 17 il significato della disgrazia.  

L’accoppiamento con il venerdì, invece, è tipicamente italiano, ed è dovuto al giorno della morte di Gesù Cristo, che sempre la Bibbia colloca di venerdì. In Italia, in particolare al Sud, il venerdì 17 ha il potere di modificare la vita delle persone. C’è chi evita di viaggiare. Chi si dà malato e salta un colloquio. Chi, molto più semplicemente, si barrica in casa e risolve il problema.

Domenico Bonaventura

Informazioni su Domenico Bonaventura

Classe 1984, lacedoniese d'origine e lacedemone di spirito. Direttore responsabile de Lanostravoce.info. Appassionato di attualità politica, sportiva e mediatica. Laureato in Scienze Politiche, indirizzo Comunicazione politica, economica ed istituzionale, presso la Luiss "Guido Carli" di Roma. Sono autore del saggio "Parole e crisi politica" (Ilmiolibro.it - 2013). Iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti, collaboro con la redazione di Avellino de Il Mattino e sono responsabile di diversi uffici stampa.