Nutrire il pianeta, energie per la vita. Oltre i black bloc.

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L’entusiasmo si coglie nelle parole di una giovane coppia: racconti di un memorabile weekend trascorso all’Expo diventano l’unica nota di colore in un ritardatario Frecciabianca. Un fiume in piena di nitidi ricordi, emozioni e sapori impressi nella mente li rimandano a quei 54 padiglioni, alle lunghe code, alle attese estenuanti, all’euforia del momento, nonostante tutto. E poi la scelta dei giorni e del periodo, l’aver preferito l’inaugurazione, le offerte last minute, il lungo viaggio per cui ne è valsa la pena: un “eterno ritorno” di nietzschiana memoria, che consente di ripercorrere quei luoghi anche a chi non ci ha ancora messo piede.

Se è vero che il linguaggio pone le cose, allora è già da tali parole, da simili discorsi, che si evince il successo dell’evento made in Italy. Sono questi i racconti che fanno storia, che suscitano curiosità nelle orecchie più lontane, forse quelle stesse distratte e annoiate del Frecciabianca, contribuendo a produrre un vorace effetto domino e un’abile strategia di marketing. È il volgare “passaparola” che, come accade spesso, si pone quale indiscutibile chiave di volta del mercato, in cui l’esperienza personale la fa da padrona assicurando il successo di un’impresa. Vedere con i propri occhi e, prima ancora, con gli occhi di chi lo ha vissuto e lo racconta è sinonimo di garanzia, è invito a prendervi parte, è morbosa curiosità da soddisfare. Insomma, l’importanza del passaparola emerge prepotentemente nella quotidianità; si cela nei servizi televisivi, nelle memorie dei viaggiatori, nei commenti online delle piazze virtuali e silenziosamente, inavvertitamente alimenta lo scambievole, reciproco tamtam di informazioni e pareri. Per ciò, nonostante ogni forma di protesta e di calunnia, contro ogni pregiudizio e scetticismo, Expo Milano 2015 trionfa e lo fa grazie alla gente comune, protagonista ignara di un processo comunicativo volto al business internazionale.

I suoi cancelli, apertisi in un primo maggio bollente in cui la follia di centinaia e centinaia di black bloc ha messo a ferro e fuoco il capoluogo lombardo, continuano a essere varcati ogni giorno da numerosissimi visitatori. È rassicurante constatare che la ripugnante guerriglia urbana non ha ottenuto l’effetto desiderato. Sebbene proteste e vandalismi abbiano messo in ginocchio Milano nel giorno dell’inaugurazione dell’Expo, nei sei successivi si è registrato un successo di partecipazione oltre ogni aspettativa.

Non saranno di certo la furia degli incappucciati e angoli di città distrutta a fermare questa grande festa. C’è chi ci crede e sta spendendo le sue forze e i suoi studi per questa impresa. Mentre noi, comuni mortali, spettatori in fibrillazione, ne garantiamo la pubblicità.