Bisaccia, il sindaco fa le veci del Viminale: I profughi si trasferiscano nel centro storico

BISACCIA (AV) – “Le amministrazioni locali sono molto più pronte dei livelli superiori”.  

Non usa frasi a metà il sindaco di Bisaccia, Marcello Arminio (nella foto in basso), che nella giornata di ieri ha risolto una questione che rischiava di diventare una bomba sociale, che per di più poteva scoppiargli tra le mani. Sostituendosi di fatto al Viminale, ha disposto il trasferimento di quindici profughi africani da un’abitazione fuori paese (e molto fuori mano) al centro storico del comune altirpino. Ma facciamo un passo indietro. Va detto che i trenta ospiti dello Sprar sono equamente divisi quanto a collocazione: metà sono infatti allocati in strutture comunali del centro storico, mentre i rimanenti 15 erano fino a ieri ospitati all’interno di un edificio ubicato fuori dal centro abitato. Sono stati proprio questi ultimi a minacciare di dare inizio ad uno sciopero della fame. Minaccia morta sul nascere per l’intervento diretto proprio del sindaco di Bisaccia, Marcello Arminio.

Il Comune aveva già mesi fa inoltrato richiesta al Ministero degli Interni perché, per agevolare il tanto auspicato processo di inclusione sociale, i primi quindici ragazzi giunti in paese venissero trasferiti all’interno di immobili situati nel centro storico, proprio come gli altri quindici successivamente arrivati: Arminio aveva infatti reputato errata la scelta della precedente amministrazione di tenere i profughi fuori paese. Per effettuare un’ispezione e avviare la pratica, da Roma era arrivata anche una funzionaria del Viminale, la quale aveva ravvisato la difficoltà di integrazione per questi ragazzi, essendo dislocati in un luogo molto lontano dal centro abitato, un luogo raggiungibile solo attraverso una strada impervia. Già con la funzionaria del Viminale il primo cittadino era stato piuttosto chiaro: “Questi ragazzi non possono più vivere in una situazione che non favorisce la loro integrazione”. Ma per il trasferimento dei profughi bisognava mettere in moto un iter burocratico dai tempi lunghi. Proprio per tali lungaggini amministrative, i ragazzi hanno più volte minacciato di arrivare allo sciopero della fame, pur di raggiungere l’obiettivo di essere trasferiti nel centro storico.

“Una minaccia – precisa il sindaco Arminio – che non ha mai trovato attuazione, ma che ci ha convinti ad agire”. Nella giornata di ieri, i ragazzi sono stati trasferiti negli alloggi che il Comune aveva loro destinato al centro di Bisaccia. Una forzatura rispetto all’iter burocratico, dunque, di cui però ovviamente il primo cittadino si assume la totale responsabilità. “Prendiamo questa decisione – prosegue la fascia tricolore di Bisaccia – mentre stiamo ancora aspettando le autorizzazioni del Ministero degli Interni. Riteniamo che dare a questi ragazzi la possibilità di integrarsi sia più importante che attendere la fine dell’iter ministeriale”.

Da ieri, dunque, i trenta profughi ospitati a Bisaccia vivono nel centro abitato. “Con questa decisione – afferma Arminio -:ho inteso interpretare lo stato d’animo di quindici ragazzi esasperati da una condizione di vita che precludeva loro qualsiasi opportunità di inclusione sociale”. Il sindaco, dunque, si “sostituisce” al Ministero degli Interni e trasferisce i profughi nel centro storico. In attesa dell’autorizzazione del Viminale.

Domenico Bonaventura

Informazioni su Domenico Bonaventura

Classe 1984, lacedoniese d'origine e lacedemone di spirito. Direttore responsabile de Lanostravoce.info. Appassionato di attualità politica, sportiva e mediatica. Laureato in Scienze Politiche, indirizzo Comunicazione politica, economica ed istituzionale, presso la Luiss "Guido Carli" di Roma. Sono autore del saggio "Parole e crisi politica" (Ilmiolibro.it - 2013). Iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti, collaboro con la redazione di Avellino de Il Mattino e sono responsabile di diversi uffici stampa.