De Luca e la legge Severino: quel pasticciaccio brutto made in Campania

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NAPOLI – “Chi vince governa”. 

Vincenzo De Luca, candidato governatore del Partito democratico, si fa scudo di questa dichiarazione-rassicurazione arrivata direttamente dal presidente del Consiglio e segretario del Pd, Matteo Renzi. Tuttavia, la questione non pare finita qua, e comunque non così semplice da dirimere. La Cassazione non ha dubbi: la competenza ad occuparsi dell’attuazione della legge Severino non è del Tar, ma del tribunale ordinario. 

Il Tribunale amministrativo regionale di Napoli, infatti, si era pronunciato lo scorso 8 maggio affermando che “la legge Severino stabilisce che le condanne, quando non sono definitive, costituiscono causa di semplice sospensione di diritto alla carica”. A dire del Tar di Napoli, dunque, se eletto, De Luca dovrà essere sospeso. Tutto era partito da un ricorso del Movimento 5 Stelle, che contestava la candidabilità dell’ex sindaco di Salerno. Umberto Apice, procuratore generale della Cassazione, ieri ha però stabilito che il Tar non ha competenza nella questione, la quale appartiene invece, come detto, al tribunale ordinario. Stando a quant trapela da fonti della Cassazione stessa, il consigliere relatore Stefano Petitti sarebbe stato sollecitato a redigere la sentenza prima del fine settimana (cioè prima del 31 maggio, giorno delle elezioni), cosa che probabilmente non avverrà, considerata la complessità della questione. 

Qual è il risultato? Il risultato è che i cittadini campani andranno a votare “a scatola chiusa”: in sostanza, non sanno, se De Luca, in caso di vittoria, potrà o non potrà ricoprire il mandato. I giudici decidono, altri giudici decidono che quei giudici non dovevano decidere. Il pasticcio è servito, la frittata è fatta, la Campania si intesta un altro (poco invidiabile primato). E il caos istituzionale regna sovrano.