Immigrati, se l’accoglienza diventa un prevedibile boomerang

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La questione è puramente statistica, di numeri, e in tanti, troppi, fanno finta di non capirla. Persino tra quelli che con i numeri ci vivono. Può essere riassunta in una frase che sa di banale, ma che invece è parecchio efficace.

Più ne arrivano e più aumenta la probabilità che a sbarcare sul territorio italiano siano infiltrati. Non profughi, che pure ci sono. Non richiedenti asilo, che pure ci sono. Non semplici disgraziati che sfuggono da situazioni insostenibili, che pure ci sono. Ma infiltrati. In-fil-tra-ti.

Forse bisognerebbe soffermarsi maggiormente sul significato delle parole, e non lasciarsele scorrere davanti per poi perderle. L’infiltrato è colui che sotto mentite spoglie si introduce in un ambiente ostile allo scopo di “carpirne informazioni”. Almeno questo è il significato se visto da un punto di vista prettamente militare. Nel caso di specie, l’infiltrato è molto banalmente il membro di una cellula di terroristi islamici. E’ un personaggio che arriva in un posto con il solo obiettivo di destabilizzarlo. E l’unico modo che conosce è quello di portare, appunto, terrore.

“Ci sono rischi di infiltrazione di terroristi dal fenomeno di immigrazione. Sono rischi anche notevoli. Per fortuna i nostri apparati di sicurezza sono allertati e funzionano. Ma questo non ci consente di abbassare minimamente il grado di preoccupazione”. Aveva ragione il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, in questa sua dichiarazione dello scorso gennaio. Aveva ragione sulla presenza di rischi elevati e aveva ragione anche sul funzionamento dei nostri apparati di sicurezza. Avrebbe però dovuto aggiungere che il governo non sempre ascolta quello che dagli apparati di sicurezza viene trasmesso.

Riguardo al meccanismo di “salvataggio” di vite umane nel Canale del Mediterraneo e al contesto di riferimento, i servizi funzionano bene, su questo appoggiamo in toto le dichiarazioni di Gentiloni. Funzionano talmente bene che – la fonte è certa – tramite informativa avevano finanche avvertito i ministeri competenti (Difesa e Interni) in relazione alla pericolosità dei soggetti – di cui erano state fornite addirittura le generalità – che poi hanno macellato la redazione di Charlie Hebdo, a Parigi. Dalla stessa fonte sappiamo che nelle migliaia di arrivi sulle coste siciliane si nasconde una percentuale elevatissima proprio di infiltrati. Quelli che Gentiloni definisce “apparati”, con solerzia informano i dicasteri di cui sopra relativamente a generalità, attitudini e pericolosità degli individui che mettono piede sulle nostre coste. Ma la risposta che arriva da Roma è cieca, oltre che sorda. A catturare l’attenzione dei Palazzi è l’Italicum. Anzi no, il conflitto d’interessi. O forse le regionali. O ancora, i malpancisti del Pd.

Insomma, siamo messi talmente male che si considera una grande vittoria la decisione appena espressa da Juncker e poi dalla Mogherini di obbligare i Paesi dell’Ue a farsi carico dell’accoglienza di un certo numero di immigrati. Anziché attivarsi seriamente per stoppare questo vergognoso traffico di esseri umani e di terroristi (perché viaggiano gomito a gomito, sulle stesse carrette del mare, ma tutti fanno finta di non saperlo), si sceglie di perseguire la strada della “distribuzione del rischio”: un po’ (troppo) in Italia, un po’ in Francia, un po’ in Germania, un po’ in Belgio, un po’ in Austria e così via. Poco male, c’è posto per tutti.

All’insegna del “mal comune, mezzo gaudio”, il Vecchio Continente spalanca dunque le sue porte, anzi le abbatte completamente, e distrugge i confini, relegandoli a meri tratti di divisione sulle carte geografiche. E in un’epoca in cui la globalizzazione si palesa in tutto quello che facciamo, il nostro territorio non è affatto estraneo a queste dinamiche. Ricapitolando e facendo un po’ di chiarezza sui numeri: 105 immigrati a Venticano, 88 a Monteforte, 83 a Mercogliano, 66 a Forino, 58 a Ospedaletto d’Alpinolo, 55 a Flumeri, 38 a Pratola Serra, 30 a Bisaccia, 29 a Serino, 23 a Manocalzati, 19 a Pietrastornina, 16 a Contrada, 12 ad Atripalda, 10 a Prata di Principato Ultra. Totale: 652. In arrivo: 40 a Conza della Campania, 30 a Bisaccia, 14 a Chianche, 5 a Forino, 30 a Sant’Angelo dei Lombardi, 20 a Venticano, 12 a Pratola Serra. Totale: 151, che aggiunti ai precedenti danno 803. Poche notti fa, alcuni dei trenta che dovevano arrivare a Bisaccia si sono dileguati. Chi sono? Dove sono andati? Non è dato sapere. Alla luce di segnalazioni fatte dagli “apparati che funzionano” è umano e comprensibile temere il peggio o è anche questo sintomo di insopprimibile italico razzismo?

Come detto, l’Europa sembra essersi decisa ad accogliere gli immigrati e a distribuirli nei diversi Paesi.  Ma per quanto potremo andare avanti in questo modo? Per quanto dovremo sorbirci le richieste del prefetto che (su indicazione del Ministero dell’Interno, certamente) chiede addirittura di ospitare gli immigrati in case private? E ancora, per quanto saremo obbligati ad ascoltare l’inetto titolare del Viminale rispondere con un “fateli lavorare gratis” alle proteste dei cittadini che assistono al perenne bivacco quotidiano di decine di ragazzi? Per quanto dovremo ascoltare scandali di cooperative che si arricchiscono grazie ai denari pubblici (che vuol dire “di tutti”) spesi nell’”accoglienza”?

Ma più di ogni altra cosa: quanto dovrà passare prima che la giostra del lutto si fermi da qualche parte in Italia? Qualcuno, negli “apparati che funzionano”, pochi giorni fa rispondeva con certezza e scoramento: “Non lo so. Ma è solo questione di tempo”.