Andrea Tartaglia a Monteverde

Terre di Mezzo, conoscere l’Irpinia attraverso le escursioni: la scommessa di Andrea e Gerardo

LACEDONIA – Alla fine di una chiacchierata di due ore la sensazione è che siamo solo all’inizio.

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T.d.M. è l’acronimo di Terre di Mezzo. E Terre di Mezzo non è altro che un modo per conoscere e far conoscere l’Irpinia come finora mai era stato fatto: attraverso l’escursionismo. Andando cioè a scoprire luoghi, sentieri, tratturi, percorsi, che spesso – troppo spesso – sono sconosciuti anche a chi in Irpinia ci vive da sempre.

Andrea Tartaglia, aquiloniese “emigrato” a Bisaccia per amore, e Gerardo Basile, montellese, hanno messo in piedi T.d.m. per avviare un processo che porti all’Irpinia un flusso turistico di qualità. “Certamente non vogliamo diventare, per così dire, la Rimini della Terra dell’Osso”, assicura Gerardo. Proprio per questo la sensazione è che siamo ancora all’inizio. Ma la strada è tracciata, e due guide escursionistiche non possono che guidare con maestria l’Irpinia verso un nuovo tipo di turismo.

“Nella nostra storia non vantiamo un Giotto, un Leonardo, un Dante”, aggiunge Andrea. “Dobbiamo quindi offrire quello che la nostra storia ci ha lasciato in eredità: il paesaggio, l’enogastronomia, la bellezza dei luoghi, le rarità che ancora abbiamo. Su tutte, penso alla Cicogna Nera: in Italia ce ne sono pochissime, una delle quali nidifica ogni anno qui”. “Dobbiamo saper offrire emozioni”, gli fa eco il suo socio. “Dopo il terremoto del 1980 non siamo stati in grado di ricostruire mettendo in evidenza la bellezza dei borghi, ma ora abbiamo l’opportunità di invertire la rotta puntando su altro”.

Terre di mezzo

Terre di mezzo ha avuto esperienze sui Monti Picentini: ottimi risultati. Ripetuti, e addirittura migliorati, dal lavoro fatto durante l’estate appena trascorsa, a Monteverde: un successo enorme. Gruppi di escursionisti entusiasti dei percorsi verso il Serro della Croce, verso il Serro dell’Incoronata, verso l’Ofanto. “Eppure – riflettono Gerardo e Andrea non senza una punta di amarezza mista a ironia -, quando la gente ti vede fare escursioni ti prende per matto. E’ che qui paghiamo un ritardo culturale, da questo punto di vista, nonostante si tratti evidentemente del modo più efficace per conoscere il territorio”. Non si tratta di quella che in genere definiamo “una passeggiata”. No. “Si tratta di un viaggio sensoriale a trecentosessanta gradi: un’immersione completa nella natura – aggiunge Andrea –, che comporta quindi il contatto con tutto ciò che di essa fa parte, comprese le nostre eccellenze enogastronomiche. Se ne parla tanto, ma questo per noi è un punto imprescindibile. Puntare su di esse, farle conoscere al pubblico, non solo facendole assaggiare ma insegnando anche come assaggiarle, è fondamentale per avviare un vero sviluppo basato sulle nostre risorse”.

Vero, verissimo. Ma se un ragazzo irpino si svegliasse una mattina con il pallino di diventare guida escursionistica? Da dove dovrebbe partire? “Bella domanda”, risponde con un sospiro Gerardo. “Innanzitutto va chiarito che la guida deve essere un lavoro, non va fatto per volontariato. Qualunque tipo di mansione connessa al turismo locale deve essere retribuita. Detto questo – prosegue Basile, che dedica a questo obiettivo il suo tempo libero, lavorando come operaio in una azienda –, va aggiunto un dato tutt’altro che secondario: in Campania non esiste una legge sulle guide escursionistiche. Esiste, piuttosto, un albo delle guide turistiche (cioè archeologiche) e uno delle guide vulcanologiche. La figura della guida escursionistica non è regolamentata, nonostante la legge 4/2013 abbia liberalizzato le professioni e consentito lo svolgimento di questo lavoro attraverso l’apertura di una partita iva”.

Andrea Tartaglia sigarette

Disposizioni legislative a parte, quello che manca, come detto, è una cultura, una mentalità di questo tipo. L’Irpinia, fatta eccezione per alcune isole parzialmente felici, che da questo punto di vista comunque presentano lacune, non è matura per una politica turistica integrata e continuata. Un esempio tanto banale quanto significativo è rappresentato dall’accortezza che Andrea riserva al posto in cui si trova, il giardino del glorioso Istituto Magistrale di Lacedonia. E’ pieno zeppo di mozziconi di sigarette gettati a terra e lasciati marcire,  eppure lui i suoi li conserva: li farà cadere nel primo cestino per rifiuti che troverà.

Mancanza di mentalità, dunque. Di questo Andrea e Gerardo sono perfettamente consapevoli. E’ una strada in salita, la loro. Ma forse è tutta una questione di abitudine. E poi l’abbiamo detto, alla fine di una chiacchierata di due ore la sensazione è che questa strada sia soltanto all’inizio.

CONTATTI: Pagina Fb | 345.7974105 – Andrea | 347.3175932 – Gerardo

 

Domenico Bonaventura

Informazioni su Domenico Bonaventura

Classe 1984, lacedoniese d'origine e lacedemone di spirito. Direttore responsabile de Lanostravoce.info. Appassionato di attualità politica, sportiva e mediatica. Laureato in Scienze Politiche, indirizzo Comunicazione politica, economica ed istituzionale, presso la Luiss "Guido Carli" di Roma. Sono autore del saggio "Parole e crisi politica" (Ilmiolibro.it - 2013). Iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti, collaboro con la redazione di Avellino de Il Mattino e sono responsabile di diversi uffici stampa.