Matteo Renzi in macchina

Matteo, il presidente indifferente: ma che ti ha fatto il Sannio?

Forse chiedere a Matteo di mettersi in macchina e percorrere i 230 chilometri che separano Roma da Benevento, come stamane ha brillantemente scritto il nostro Rocco Corvaglia, è un po’ tanto.

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Oddio, potrebbe scroccare un passaggio dal suo sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti, Umberto Del Basso De Caro, che come leggiamo da Il Mattino di ieri, sta facendo la spola tra il capoluogo sannita e Roma. Ma in questa sede vogliamo dire che chiedergli di fare 460 chilometri in mezza giornata è troppo. Glielo vogliamo concedere. E’ troppo per svariate ragioni. Perché, voglio dire, Fiesole ne dista solo una quarantina in più dalla Capitale, e magari, se proprio deve lasciare Palazzo Chigi, preferisce fare una capatina a casa sua. Come dargli torto.

La verità vera, però, è che Matteo non è il presidente del Consiglio di casa sua. La carica è – diciamo così – un po’ più allargata dei meri confini domestici. Si tratta di Italia. Benevento e il Sannio sono Italia esattamente – giustamente, altroché – come lo era Genova. Come lo era Savona. Come lo sono stati tutti i posti in cui il presidente del Consiglio si è spinto per portare la “solidarietà e la vicinanza mia e del governo” (che è la frase che si utilizza in questi casi).

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Non trovo una spiegazione razionale alle motivazioni che non hanno spinto Matteo a mettersi in macchina (nel cortile di Palazzo Chigi deve solo scegliere in quale), a fare il pieno dal benzinaio e a venire ad osservare con i propri occhi il disastro avvenuto in questo lembo di terra (che, lo ricordiamo ancora a scanso di equivoci, è Italia). O anche solo a sorvolarla in elicottero. Anche perché non si tratta di un primo ministro tutto casa e lavoro. Tutt’altro. Attraverso una velocissima scorsa della sua utilizzatissssssssima e frequentatissssssssima pagina Facebook, ricostruiamo la sua agenda da una settimana a questa parte:

– 15 ottobre (giorno dell’alluvione): il video del discorso di benvenuto, presso la Camera dei deputati, al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon.

– 15 ottobre (sempre il giorno dell’alluvione): una pubblicazione sulla Legge di Stabilità e sull’Italia col segno più.

– 16 ottobre: una pubblicazione sulle tasse che vanno giù per davvero.

– 17 ottobre: un album fotografico della visita a Udine (in giro per aziende e poi al Teatro Nuovo).

– 18 e 19 ottobre: sciopero (o febbre, non si sa).

– 20 ottobre: anticipazioni sulla Legge di Stabilità.

– 21 ottobre: pubblicazione della letterina firmata dal professor Giovanni, umbro.

– 22 ottobre: pubblicazione in classico stile renziano, tutta costruita su un’anafora (che in questo caso è “dicevano”).

Ancora una volta, non trovo una spiegazione all’assenza urlata di una parola a scelta tra “Benevento”, “alluvione”, “Sannio”, “vicinanza”, “solidarietà”, “aiuti”. Neanche quelle cose che gli piacciono così tanto, le cosiddette “campagne social”, trovano il minimo spazio. Forse il Sannio ha sbagliato collocazione. Fosse stato un land inglese, sono certo che Matteo gli avrebbe dedicato qualche “pigiata” di tastiera e qualche cinguettio, visto che a lui parlare inglese pure quando parla italiano gli piace proprio tanto.

Suvvia, presidente, si scherza. Anzi, si gioha. Ma una cosa ce la devi dire. Tutta quest’indifferenza: perché? Anzi, per capirci: why?

Domenico Bonaventura

Informazioni su Domenico Bonaventura

Classe 1984, lacedoniese d'origine e lacedemone di spirito. Direttore responsabile de Lanostravoce.info. Appassionato di attualità politica, sportiva e mediatica. Laureato in Scienze Politiche, indirizzo Comunicazione politica, economica ed istituzionale, presso la Luiss "Guido Carli" di Roma. Sono autore del saggio "Parole e crisi politica" (Ilmiolibro.it - 2013). Iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti, collaboro con la redazione di Avellino de Il Mattino e sono responsabile di diversi uffici stampa.