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Assemblea provinciale PD. Iovino: contro De Blasio un patto tra vecchi governanti

AVELLINO – Si avvicina l’assemblea provinciale del Partito Democratico e sale la tensione tra i gruppi pro e contro la segreteria di Carmine De Blasio. Interviene sulla vicenda il dirigente regionale Franco Iovino, esponente del Vallo Lauro Baianese, che ha rilasciato a “Il Ciriaco” e alla nostra testata, un’interessante intervista.

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Iovino, quali sono, a suo avviso, le ragioni che hanno portato alla richiesta di questa assemblea, sarà una riunione di tipo politico o servirà solo a chiedere la testa del segretario provinciale Carmine De Blasio?
«Sono dell’avviso che chiedere un confronto sia sempre un fatto positivo, quando lo si fa senza interessi da bande. Quello che non comprendo è perché tanto clamore, la raccolta firme, il documento, dichiarazioni al vetriolo sui giornali. Nei due anni di presidenza di Roberta Santaniello l’assemblea si è riunita più volte di quanto non sia accaduto in dieci anni. Sarebbe bastata una telefonata. Certo che fa riflettere che a richiederla ci sia chi ha fatto parte di una maggioranza che fino a ieri, nel bene e nel male, ha condiviso con De Blasio qualsiasi cosa: la prima e la seconda giunta Foti, la scelta di non celebrare le primarie per l’elezione del candidato sindaco della città capoluogo, la lista alle Provinciali, la spartizione dell’Asi, l’Ato, l’Alto Calore, sui Piani di Zona sociali. Insomma tra quelle 44 firme c’è di tutto, chi non ha trovato posto nella lista Pd alle regionali, chi vuole l’accordo con De Mita, chi non lo vuole, chi ha già chiuso l’alleanza con l’Udc per le amministrative del suo comune. Cosa può tenerli insieme francamente mi sfugge a meno che non sia accaduto qualcosa fuori dalle stanze del partito».

De Blasio è sotto accusa per la gestione del partito, ritiene che siano stati commessi degli errori?
«Si, il primo errore è di aver condiviso tutte le scelte appena elencate con la sua maggioranza, senza coinvolgere tutto il partito, minoranze comprese, e senza portare la discussione in assemblea. Ad esempio, l’ho ribadito anche nel corso dell’assemblea regionale del Pd alla vigilia delle elezioni, un posto in lista alle minoranza andava garantito, l’aspirazione di Francesco Todisco era assolutamente legittima. Sono convinto che una più ampia condivisone di tutti i passaggi, avrebbe scongiurato errori simili. Il punto è che oggi parte di quelli che contestano il modus operandi di De Blasio, sono gli stessi che lo hanno condiviso. Insomma sulla gestione del Pd irpino c’è stato un patto tra vecchi personaggi, altro che rinnovamento e patto generazionale. I giovani sono tenuti a debita distanza da tutte queste dinamiche».

Che tipo di assemblea dovremmo aspettarci allora?
«Posso dire che tipo di assemblea mi aspetto io, una discussione franca e serena sui temi aperti dell’Irpinia. Una provincia al ventinovesimo posto delle classifiche per vivibilità, che detiene il triste primato dei suicidi, con una città capoluogo investita dalle inchieste che meriterebbero ben altro approccio del partito, con vertenze irrisolte come quella degli ex operai Isochimica e della Irisbus, senza dimenticare la gestione degli enti. Il Pd non può rinviare una discussione sulla trasparenza e la moralità con cui si amministra qualsiasi ente. Le logiche clientelari con cui si gestisce la cosa pubblica sono il principale motivo per cui i giovani si allontanano dalla politica e i cittadini non vanno più a votare. Il rischio è che gli eletti non rappresentino più le nostre comunità ma solo se stessi».

Se si dovesse arrivare ad una sfiducia del segretario quale scenario si aprirebbe?
«Non c’è da ipotizzare nulla, il percorso sarebbe chiaro: se si arriva ad una sfiducia che francamente non mi auguro, si aprirebbe una fase di commissariamento che porterebbe ad un nuovo congresso. E’ evidente che rispetto a tutte le problematiche aperte e alla vigilia di un turno amministrativo, significherebbe farsi del male. I sondaggi già vedono un Pd penalizzato dalle vicende di Roma e Napoli, evidenziano una distanza profonda del partito dai territori. Un commissariamento metterebbe a rischio la stessa azione politica del Pd».

I riferimenti istituzionali, in particolare i due deputati irpini Pd, sono stati presenti nella vicenda Italicum che di fatto sposta il suo territorio, il Baianese Vallo Lauro nel collegio elettorale napoletano?
«Partiamo da quella che don Luigi Ciotti ha definito una grande “passerella”, quella all’inaugurazione del maglificio a Quindici nella villa confiscata alla camorra. Sono assolutamente d’accordo con lui, ho visto in quell’occasione gli stessi che su una vicenda come quella dell’Italicum hanno fatto solo bla bla bla. Il Governo ha diviso il territorio irpino, stabilendo per questa fetta di Irpinia l’accorpamento con il collegio nolano, di fatto la sommatoria di zone a forte densità camorristica. E’ un po’ come quando si formano le classi in una scuola: mettere tutti i somari da una parte e i secchioni dall’altra, a cosa porterebbe? E’ francamente inaccettabile il ragionamento del Governo, così come è intollerabile il silenzio dei nostri riferimenti istituzionali. Da Valentina Paris neanche una parola, da Luigi Famiglietti solo un timido tentativo naufragato nel nulla di fatto. L’impressione è che ognuno dei nostri riferimenti, non solo in parlamento, pensa al proprio orticello: chi si coltiva il Progetto Pilota in Alta Irpinia, chi la piattaforma logistica in Valle Ufita, chi l’Area Vasta ad Avellino, noi siamo l’altra Irpinia, la periferia a cui non guardare».

Quale strada dovrebbe seguire il Pd irpino in materia di alleanze, ritrovarsi ancora con l’Udc?
«Non credo esistano alleanze preconfezionate. Provengo dal Pci e mi è cara quella storia, per cui ritengo che qualsiasi accordo vada stretto solo sulla base di un programma di centrosinistra. Le alleanze devono nascere inevitabilmente sulle questioni e sulla capacità di individuare soluzioni e risposte ai problemi delle nostre comunità. Detto questo qualcuno poi dovrebbe spiegare perché non dice nulla se a Roma si fanno le larghe intese, in Regione ci si allea con l’Udc ma ad Avellino non è possibile».

Grazie