Emigrazione

Meno 10mila in 5 anni, l’Irpinia continua a spopolarsi: il fallimento di un’intera classe politica

AVELLINO – E’ l’emigrazione 2.0, quella del Terzo Millennio. Ma è pur sempre emigrazione. Non più navi stracariche, come a inizio Novecento, ma aerei e treni oberati di giovani e famiglie che lasciano la propria terra d’origine.

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E se un secolo fa la Terra Promessa era a stelle e strisce, oggi non ha una bandiera definita. Ne ha tantissime. Una volta decine di migliaia di italiani salpavano per gli Stati Uniti sventolando fazzoletti bianchi o partivano per la Germania o la Svizzera: oggi l’emigrazione va verso altri lidi d’Europa o altre regioni d’Italia. Tra quelli presentati ieri a Roma nel decimo Rapporto “Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes, e ripresi oggi sul Mattino da Toni Ricciardi, il dato emblematico riguarda la città di Avellino: per la prima volta dal 1980, anno del terremoto, il capoluogo fa registrare una perdita secca di residenti: quasi 1.500 nel giro di cinque anni, dal 2010 al 2014.

Un decremento di popolazione che, proprio per la tendenza messa a registro negli anni e nei decenni precedenti, fa molta impressione. A fare ancor più impressione, però, è il dato – consolidatosi ulteriormente – della desertificazione antropica nelle aree interne. L’Alta Irpinia, almeno in questo, primeggia senza rivali. Numeri deprimenti, imbarazzanti, che se non fossero veri sembrerebbero davvero e semplicemente il frutto di un fantasioso pallottoliere.

Quella della Fondazione Migrantes è una fotografia simile ad una martellata in testa alle speranze, alle possibilità di ripresa. Ed è uno schiaffo sonoro alla classe politica, il cui operato, evidentemente, è di proporzioni disastrose. Si tratta infatti di un affresco impietoso delle aree interne. Volendo analizzare i dati per ogni singolo paese, sono solo diciotto (su centodiciotto) quelli che vedono il segno “più”: tra essi Rotondi (+20), Villamaina (+37), Vallesaccarda (+78), Pratola Serra (+203), Ospedaletto d’Alpinolo (+237), Solofra (+406).

Una marea, invece, i paesi che anno dopo anno s’impoveriscono di materiale umano: in soli milleottocento giorni, Volturara Irpina ha perso la bellezza di 794 residenti. Un’incidenza enorme, dal momento che parliamo di un paese di poco più di tremila abitanti che, continuando di questo passo, in qualche lustro, molto semplicemente, si estinguerà. Idem dicasi per Quindici, che ha visto allontanarsi 469 residenti, per Lacedonia (-437), per Calitri (-419), per Sant’Angelo dei Lombardi (-374), per Mirabella Eclano (-334), per Monteforte Irpino (-318), per Ariano irpino (-304), per Bisaccia (-276). Numeri davvero incredibili, soprattutto se, come accennato, rapportati alla popolazione totale dei singoli paesi.

La copertina del X Rapporto Migrantes
La copertina del X Rapporto Migrantes

Questo breve (e incompleto) elenco abbatte a colpi di martello il “mito” della industrializzazione: paesi più avanzati da questo punto di vista, come Sant’Angelo e Lioni, che ospitano zone industriali un tempo floride e che oggi conservano espressioni di alto livello, nel quinquennio in esame hanno visto andare via centinaia di cittadini.

Come leggiamo dal Mattino, sono cinque i Comuni che perdono oltre 200 abitanti: si tratta di Serino (-265), Flumeri (-240), Montemarano (-208), Cervinara (-205) e Frigento (-202). Montecalvo Irpino dice addio a 181 residenti, Lioni ne perde 152, Nusco registra un passivo di 145 abitanti e Villanova del Battista di 103. I restanti 52 comuni sono compresi tra il -99 di Castelfranci e il -6 di Capriglia Irpina.

Inutile dire che si tratta di dati allarmanti, nel migliore dei casi. Per alcuni paesi addirittura choccanti. Da troppo tempo si parla di cambio di rotta, di inversione di tendenza. In mancanza, ogni paese Guardando questi numeri non è difficile pensare che forse si aspetta di arrivare al punto zero.

Domenico Bonaventura

Informazioni su Domenico Bonaventura

Classe 1984, lacedoniese d'origine e lacedemone di spirito. Direttore responsabile de Lanostravoce.info. Appassionato di attualità politica, sportiva e mediatica. Laureato in Scienze Politiche, indirizzo Comunicazione politica, economica ed istituzionale, presso la Luiss "Guido Carli" di Roma. Sono autore del saggio "Parole e crisi politica" (Ilmiolibro.it - 2013). Iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti, collaboro con la redazione di Avellino de Il Mattino e sono responsabile di diversi uffici stampa.

  • Mario Casarella

    forse è proprio questo lo scopo per la classe politica, far estinguere gli abitanti e sostituirli con nuovi abitanti più poveri, con meno pretese e più propensi a fare gli schiavi