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Alluvione Sannio, Cirielli (FdI) presenta un’interrogazione parlamentare

ROMA – Edmondo Cirielli, deputato e coordinatore regionale del partito di Giorgia Meloni, ha presentato un’interrogazione parlamentare riguardante l’alluvione che ha devastato il Sannio.

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Questo il testo integrale dell’interrogazione:

Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti .

— Per sapere – premesso che: un vero e proprio disastro ambientale, in sei giorni, ha messo in ginocchio l’intera provincia di Benevento in Campania; in particolare, nella notte tra il 14 e 15 ottobre 2015 l’esondazione del fiume Calore in diverse località della provincia ha procurato 3 morti e danni nell’ordine delle centinaia di milioni di euro; non solo vi sono paesi isolati, strade distrutte, ponti crollati, ma intere aziende a rischio di chiusura;

l’agricoltura è in ginocchio e c’è il rischio che molti danni siano perenni; i centri più colpiti, oltre le zone di Benevento più vicine agli argini del fiume Calore (ad esempio, l’area cosiddetta Pantano e l’area ASI di Benevento) sarebbero i comuni di Solopaca, Telese e Amorosi, dove il corso d’acqua confluisce nel fiume Volturno, i comuni di Torrecuso, Ponte, Paupisi ma anche l’alto Sannio, con Castelpagano, Baselice, Cerreto Sannita, Colle Sannita e Fragneto Monforte; secondo l’allarme lanciato dalla Coldiretti in Campania, al danno già arrecato dalla furia dell’acqua, si aggiunge il rischio di far saltare le semine su migliaia di ettari pregiudicando anche le produzioni del prossimo anno, soprattutto in provincia di Benevento;

il presidente di Confindustria Benevento, Biagio Mataluni, in un intervento su Radio 24 ha rivelato che sono settanta le aziende sannite attualmente ferme, 500 i milioni di euro di danni calcolati per il solo comparto industriale e 500 le richieste di cassa integrazione per altrettanti lavoratori; al di là dei fondi che saranno stanziati dal Governo per la messa in sicurezza con il doveroso riconoscimento dello stato di emergenza, forti dubbi rimangono sulle responsabilità dirette di quanti avrebbero dovuto porre in essere tutte quelle misure urbanistiche e idrauliche necessarie ad arginare o quantomeno mitigare la furia dell’acqua;

Edmondo Cirielli con Giorgia Meloni
Edmondo Cirielli con Giorgia Meloni

il Sannio, infatti, sarebbe stato messo in ginocchio da una pioggia sì torrenziale ma che, secondo molti, rientra nella normalità del ciclo stagionale e, pertanto, bisognerebbe interrogarsi su quanto sia stato fatto per evitare l’esondazione del Calore e dei suoi piccoli affluenti: dalla costruzione di ponti secondo criteri adeguati ad un’adeguata e costante pulizia d’alveo e subalveo, con rimozione della vegetazione infestante fino alla diffusa pratica di discariche illegali a cielo aperto, come il monte che sovrasta il comune di Paupisi, diventato un vero e proprio sversatoio clandestino; a conferma di ciò, la procura della Repubblica ha aperto un fascicolo per cercare tra tecnici e amministratori locali responsabilità, inadempienze, condotte colpose e l’ipotesi sarebbe quella di reato di inondazione colposa; tra la documentazione acquisita dalla procura sannita circa la gestione dell’emergenza maltempo ci sarebbe anche quella relativa alla diga di Campolattaro (Benevento) che, secondo le prime indiscrezioni, non sarebbe stata fatta funzionare in maniera regolare;

tutta la situazione sembra riassumersi perfettamente nelle parole di don Raffaele Pettenuzzo, il parroco di Paupisi, uno dei comuni maggiormente colpiti dall’alluvione, quando dice: «Oggi si pensa alla spending review, al risparmio. Non alla vita delle persone» –: quali urgenti iniziative ritengano opportuno adottare per accertare, per quanto di competenza, le responsabilità degli organi dello Stato che avrebbero potuto e dovuto prevedere e contenere il disastro ambientale che ha messo in ginocchio l’intera provincia di Benevento; quali urgenti iniziative ritengano opportuno adottare per sostenere economicamente il beneventano e garantire il ripristino delle infrastrutture danneggiate, nonché per mettere in atto quegli interventi idrogeologici e urbanistici che non sono stati operati nel passato