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Un biodigestore nel Parco del Matese? La necessità di qualche domanda

di Rocco Corvaglia

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ALIFE – Alla fine la notizia che i comitati di lotta, i territori e gran parte della popolazione tanto temevano, è arrivata.

La Regione Campania ha espresso il proprio parere favorevole alla costruzione di un impianto di biodigestione nel comune di Alife. La Commissione IVA (Commissione per la Valutazione di Impatto Ambientale) ha concesso il via libera. Ora il progetto sarà sottoposto all’iter per il rilascio dell’Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale), comunque non obbligatoria per legge , e solo dopo verrà rilasciato il decreto definitivo di autorizzazione.

Il biodigestore di Alife tratterà circa 75mila tonnellate di rifiuti organici provenienti dai Comuni del casertano. La “ratio” che ha sostenuto la scelta della Commissione IVA risiederebbe nel fatto che gran parte dell’umido prodotto in Regione Campania viene trasportato fuori dal territorio regionale, con costi esorbitanti. Dunque, la realizzazione del biodigestore di Alife, dovrebbe garantire uno smaltimento in loco ed un conseguente abbassamento dei prezzi.

Ora, a prescindere dalle valutazioni di carattere meramente economico sulla “convenienza” di una scelta di questo tipo; a prescindere dalle discussioni sull’impatto ambientale complessivo relativo alla costruzione di un biodigestore, la domanda che ci viene da porre, in maniera quasi naturale, è la seguente: perchè il Matese?

Non si tratta di una domanda figlia della logica NYMBY (Not In My Back Yard, “Non nel mio cortile), ma di una domanda che riguarda il futuro complessivo di questo territorio.

In sostanza: posta l’assoluta necessità della costruzione di un biodigestore (cosa sulla quale, in verità, nutriamo qualche dubbio), qual è la ragione che ha portato ad individuare il comune di Alife?

Come si concilia la costruzione di un biodigestore con la tanto “sbandierata” vocazione naturalistica dell’area matesina (eppure l’intera classe politica regionale sembra proferire parole univoche sul tema)?

Come si concilia la costruzione di un biodigestore con la volontà di rendere l’attuale Parco Regionale il futuro “Parco Nazionale del Matese”?

Poche e semplici domande. In realtà potrebbe formularne delle altre. Per ora ci limitiamo a queste, anche perchè, ad oggi, non ci sembra di aver ascoltato risposte convincenti.