L'ingresso del Convitto di Lacedonia

A tavola non s’invecchia… Lacedonia, l’Avellino e la triste gestione del Settore Giovanile

LACEDONIA – A Lacedonia dalla scorsa estate, il Settore Giovanile dell’U.S. Avellino è stato affidato sin dall’inizio nelle mani di Enzo Vito, che ricopre il ruolo di coordinatore.

pa_banner

Un coordinamento che ha fatto discutere sin dall’inizio. Pronti-via, ed ecco servito l’ormai celebre “io sono il sindaco di Lacedonia”, formula che, stando al comunicato ufficiale della Lega Calcio, proprio Vito (ma lui lo ha sempre smentito) ha utilizzato spacciandosi per il primo cittadino del paese altirpino. Abbiamo proseguito con quello che si è rivelato essere un boomerang clamoroso: il plusvalore che la presenza dei lupacchiotti doveva portare al tessuto sociale di Lacedonia (iscrizioni agli istituti scolastici, miglioramento dell’economia) si è ritorto contro la comunità stessa.

Va detto, ripetuto e sottolineato che la popolazione lacedoniese e l’amministrazione comunale hanno da subito appoggiato il progetto e accolto con grandissimo entusiasmo l’arrivo dei ragazzi e di tutto lo staff tecnico. I vantaggi sul breve termine sono stati evidenti: su tutti, ad esempio, le iscrizioni all’Istituto Omnicomprensivo “Francesco De Sanctis” di un buon numero di giocatori, che ha condotto al mantenimento della dirigenza scolastica proprio a Lacedonia. Col tempo, però, il coordinamento del settore giovanile (che abbiamo più volte provato a contattare telefonicamente, senza successo) ha rivelato tutte le proprie falle, collezionando – ad oggi – oltre trentamila euro di debiti con svariate attività commerciali (e non solo: anche associazioni o singoli professionisti) presenti in paese: con esse erano state infatti pattuite convenzioni per la prima colazione, il pranzo, la cena, il pernottamento. Tutti accordi che, puntuali come orologi svizzeri, sono stati disattesi.

Inaugurazione Convitto: Vito, Rizzi, Taccone Jr
Inaugurazione Convitto: Vito, Rizzi, Taccone Jr

Dopo settimane, mesi trascorsi nella speranza che i patti e le promesse venissero onorati, oggi si può tranquillamente affermare che il segno è stato abbondantemente passato. Si è arrivati al punto che i lacedoniesi, che quanto a solidarietà e vicinanza concreta si stanno mostrando secondi a nessuno, hanno iniziato ad aiutare i giocatori accogliendoli nelle loro case tutti i giorni per pranzo e per cena (va da sé che i ristoranti non siano più disposti ad anticipare migliaia di euro senza poi vedersi corrisposto quanto pattuito), oltre che coinvolgendoli in attività culturali e nel tempo libero. I circa sessanta ragazzi, molti dei quali minori, vivono in un convitto in Corso Augustale riscaldato solo per metà dai termosifoni (e l’inverno lacedoniese l’hanno solo assaggiato) e dove è presente solo un bagno provvisto di acqua calda.

Giova ricordare che stiamo parlando di ragazzi le cui famiglie sborsano una retta mensile di 450 euro. I genitori di alcuni di loro hanno in realtà già anticipato la somma annuale, quindi circa cinquemila euro, per assicurare ai propri figli una vita dignitosa. E’ stata la stessa U.S. Avellino, attraverso un comunicato dello scorso 21 luglio, a spiegarci le ragioni di questa cifra.

La Primavera dell'U.S. Avellino
La Primavera dell’U.S. Avellino

“L’U.S. Avellino – si legge –, avendo ricevuto diverse segnalazioni circa un costo da sostenere per il mantenimento dei calciatori delle giovanili a Lacedonia, precisa quanto segue: i 450 euro al mese (15 euro al giorno per 30 giorni) non sono destinati alla società, ma rappresentano la quota da sostenere individualmente per il vitto, l’alloggio, la lavanderia e gli spostamenti. Questa società sottolinea che nulla viene percepito dalla stessa e nulla è dovuto ad alcuno, in qualunque forma, per consentire ai ragazzi di far parte delle giovanili e che la quota è utilizzata esclusivamente per il mantenimento presso il convitto di Lacedonia”. Benissimo. Ora, il ragionamento è semplice: i ristoranti dove i ragazzi hanno mangiato non vengono pagati; l’alloggio è nelle condizioni che abbiamo descritto; per raggiungere il campo di allenamento e tornare i ragazzi sono costretti a chiedere passaggi. Ci chiediamo, molto semplicemente: se questi “15 euro al giorno per 30 giorni” non vengono spesi per “il vitto, l’alloggio, la lavanderia e gli spostamenti”, è legittimo avere la curiosità di sapere che fine facciano davvero?

I lacedoniesi si sono affezionati a questi ragazzi e allo staff tecnico: hanno dato lezioni di accoglienza e vorrebbero proseguire nel percorso intrapreso, ma pretendono il rispetto che meritano.

Domenico Bonaventura

Informazioni su Domenico Bonaventura

Classe 1984, lacedoniese d'origine e lacedemone di spirito. Direttore responsabile de Lanostravoce.info. Appassionato di attualità politica, sportiva e mediatica. Laureato in Scienze Politiche, indirizzo Comunicazione politica, economica ed istituzionale, presso la Luiss "Guido Carli" di Roma. Sono autore del saggio "Parole e crisi politica" (Ilmiolibro.it - 2013). Iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti, collaboro con la redazione di Avellino de Il Mattino e sono responsabile di diversi uffici stampa.