Dito medio Asl

E se ora il dito medio lo mostrassi io a voi?

RED. – In realtà non saprei da dove cominciare, visto che i conati non vanno via da ieri mattina, dal momento esatto in cui è scattata l’operazione Badge Malati.

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E’ enorme lo schifo per quello che abbiamo visto, per quello che tutt’Italia ha visto. Quella brillantemente smascherata dalla Procura di Avellino e dalla Mobile del capoluogo è una vicenda semplicemente rivoltante.

Il pensiero – è inevitabile – non può che essere divisivo. Tra chi lavora e chi non lavora. Per la verità, ogni volta che accade una cosa del genere mi viene da pensare anche alle differenze generazionali. Mi viene da pensare a quanti di questi esserini che “beggiano” e vanno a fare la spesa o a giocarsi “la bolletta” sono degli embedded, degli intruppati, degli infornati nei posti caldi e confortevoli dello Stato. E poi mi viene da pensare a tutti i sacrifici che fa chi il lavoro se lo deve guadagnare: specie i più giovani, e tra essi quei cervelli che sono stati costretti a fuggire lontano da casa per rincorrere la propria realizzazione.

E mi viene da pensare ai sacrifici che facciamo noi, ognuno nel proprio settore di passione e di competenza. Lavorando con onestà, con lealtà, con tenacia. Facendo magari storcere il naso a qualcuno (o a più di qualcuno) per i risultati che otteniamo. Ma va detto, ribadito, sottolineato, urlato, che i nostri risultati sono l’effetto del vostro “lavoro”, della vostra convinzione che ci sia sempre un non meglio identificato “‘qualcun altro’ che tanto lavora al posto mio”. Questa società ve la siete mangiata voi. Non se la sono mangiata soltanto quei ventuno pizzicati a giocare a “timbra il badge e scappa”. Se la sono mangiata a morsi tutti quelli come loro. Se la sono mangiata a morsi tutti quei rottami sociali che hanno sulla coscienza il futuro cancellato di chi invece il lavoro l’ha perso e di tutti quelli che scappano da questo posto meraviglioso e bastardo comunemente chiamato Italia.

Quell’essere disgustoso che fa il dito medio alla telecamera e alla macchinetta obliteratrice (nella foto) è probabilmente lo stesso che quando torna a casa guarda il tg e si lamenta dell’azienda comunale di trasporti di Roma che va a rotoli perché quasi nessuno paga il biglietto. Qualcuno dovrebbe fargli capire (avrebbe dovuto fargli capire) che avere un posto fisso (e nel pubblico) nel 2016, e con la disoccupazione i cui dati ci vengono sbattuti in faccia tutti i giorni, è un lusso che calpestare è da pluriomicidi, da assassini seriali dell’altrui futuro.

Dal momento che io e tutti quelli che fanno il proprio onestamente abbiamo le scatole piene di lavorare per provvedere al mantenimento di questi farabutti del cartellino (altro che furbetti), adesso pretendiamo che si volti pagina. Pretendiamo che questa gente venga estromessa dal mondo del lavoro, che ha dimostrato di non meritare. Cerchi altri modi per mantenersi. Ma basta fottere l’impiego a chi ha voglia di mettersi al servizio della società e di migliorarla.

Metaforicamente parlando, bisogna dare a questi ultimi l’opportunità di ricambiare quel dito medio.

Domenico Bonaventura

Informazioni su Domenico Bonaventura

Classe 1984, lacedoniese d'origine e lacedemone di spirito. Direttore responsabile de Lanostravoce.info. Appassionato di attualità politica, sportiva e mediatica. Laureato in Scienze Politiche, indirizzo Comunicazione politica, economica ed istituzionale, presso la Luiss "Guido Carli" di Roma. Sono autore del saggio "Parole e crisi politica" (Ilmiolibro.it - 2013). Iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti, collaboro con la redazione di Avellino de Il Mattino e sono responsabile di diversi uffici stampa.