Una veduta mozzafiato dell'Altopiano del Laceno

Distretto Turistico, Terre di Mezzo: Sì alla rete, con professionalità e lavoro irpino

RED. – Cosa pensano del Distretto Turistico Alta Irpinia (leggi qui) gli operatori turistici dell’Alta Irpinia?

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Dopo l’intervento, sempre su Lanostravoce.info, di Agostino Della Gatta (leggi qui), amministratore unico di Irpinia Turismo e direttore dell’albergo diffuso nel Borgo di Castelvetere, abbiamo chiesto un parere a Gerardo Basile e Andrea Tartaglia, guide escursionistiche e fondatori di T.d.M., che sta per Terre di mezzo (leggi qui il nostro servizio sulla loro attività).

Ecco, di seguito, il loro pensiero sul Distretto, istituito dal decreto firmato dal ministro Franceschini il 1° luglio.

Da una prima, superficiale disamina del Distretto Turistico dell’Alta Irpinia, possiamo trarre, come Terre di Mezzo, delle impressioni “a pelle”, da primo impatto. C’è da dire, innanzitutto, che lo stimolo, l’incentivo a “fare sistema” potrebbe essere un pungolo a darsi una mossa, un input necessario a risvegliare, a rinvigorire un settore piuttosto depresso.

I problemi da affrontare sono molteplici. Tra essi le comunicazioni, intese non solo come strade ma anche  come internet veloce; problemi inerenti la ricettività a volte carente o obsoleta; una proposta turistica troppo frammentata, improvvisata e campanilista. Anche il modo di intendere il “fare turismo” da parte degli stakeholder presenti sul territorio risulta piuttosto ripetitivo e infruttuoso. Si continua a parlare di rete, di sistema, ma troppe volte tutto ciò resta lettera morta su fogli di carta. È solo colpa della politica o anche di chi il turismo dovrebbe farlo in modo diverso? Sarebbe il caso di farsi un esame di coscienza sulle strategie turistiche attuate negli anni passati? Non sarebbe il caso di capire chi siamo e dove vogliamo andare come territorio, come MARCHIO (“brand” ci suona troppo lontano…), tralasciando una volta e per sempre i campanilismi che ci soffocano? Dobbiamo capire quali segmenti del mercato turistico vogliamo agganciare, quali numeri ci possiamo permettere in termini di sostenibilità e qualità, in riferimento alla nostra capacità ricettiva e ricreativa.

Terre di Mezzo durante un'escursione a Monteverde
Terre di Mezzo durante un’escursione a Monteverde

Anche se è prematuro dare giudizi sul distretto, è altrettanto vero che esso va attentamente studiato ed analizzato e che alcuni aspetti siano già abbastanza delineati. Il primo è che il distretto non ci salverà dalle trivelle e dall’eolico selvaggio, un territorio che vuole avere una vocazione turistica non dovrebbe essere minacciato da pozzi petroliferi e pale eoliche. Il secondo riguarda i controlli in merito alla burocrazia zero per ampliamento di strutture esistenti. Crediamo si dovrebbe evitare la creazione di strutture camuffate da agriturismi che fanno cerimonie con grossi numeri e coperti. Qui ci sarà bisogno di controlli ferrei. Perché non investire, piuttosto,  in professionalità, territorialità e tipicità? Non possiamo più permetterci agriturismi irpini che servono bresaola e parmigiano.

Un territorio che vuole avere una vocazione turistica non può permettersi un sistema viario come quello irpino con strade sconnesse ed in pessimo stato. Non possiamo, a nostro avviso, affidarci alla ferrovia, che, diciamocelo francamente, dal punto di vista del trasporto ordinario è assolutamente inutile. Quanti di noi prima della sua chiusura la usavano per spostarsi dall’Alta Irpinia ad Avellino?  Una ferrovia turistica? Bene, ottimo. Ma per portare questi turisti dove? A fare cosa? Abbiamo una vaga idea dei costi che si affrontano per spostare in treno, in Irpinia, ad esempio un gruppo di 50 persone?

La Avellino-Rocchetta nei pressi di Rocchetta S.A.
La Avellino-Rocchetta nei pressi di Rocchetta S.A.

Purtroppo non siamo, al momento,  una meta turisticamente appetibile, non possiamo aspettarci che con l’apertura della tratta ferroviaria arrivino frotte di turisti paganti, che tra  l’altro non sapremmo dove alloggiare. Siamo, invece, un territorio con, momentaneamente, scarso appeal, ma dalle forti potenzialità ed in questo caso il distretto può dare speranza a patto di essere coscienti di quello che siamo, di quello che abbiamo e di quello che vorremmo essere. Perché non creare in provincia un corso di laurea in materie turistiche?  Perché non creare un Marchio, un prodotto univoco, identitario, vendibile all’estero?

Il magnifico vino irpino è venduto negli Usa, quanti statunitensi vengono in vacanza in Irpinia? È venduto in Cina, quanti cinesi? Nel Nord Europa, quanti nordeuropei abbiamo che soggiornano da noi? E se stessimo sbagliando direzione? Per intenderci: siamo e vogliamo essere un territorio rivolto verso un pensiero meridiano di un Sud e quindi di un’Irpinia colta, preparata, innovativa, che abbia una dignità di pensiero autonomo e che proceda verso una idea rivolta alla mediterraneità, sfruttando la sua particolare posizione geografica, oppure siamo e vogliamo essere l’Irpinia del piangersi addosso, l’Irpinia un poco cafona dei grandi eventi che non riescono ad andare avanti senza essere foraggiati dai finanziamenti pubblici? Questo, a nostro parere, è il punto focale. Noi di Terre di Mezzo optiamo per la prima ipotesi e lavoriamo per arrivare a quel tipo di risultato. È qui che la creazione del distretto può fare la differenza. Ben venga il Distretto Turistico a patto che sia una creazione ed un prodotto frutto di un laboratorio di idee innovative ed endogene all’Irpinia. Frutto degli Irpini per l’Irpinia e non un modello calato dall’alto valido indistintamente in ogni luogo dell’italico stivale da cui emungere soldi e finanziamenti da sprecare.

Gerardo Basile

Andrea Tartaglia