D'Angola-Di Maio

Calitri-Sant’Andrea si fa in bicicletta: cari sindaci, non sarebbe il caso di vedersi?

Il portale distanzechilometriche.net segna 8 chilometri in linea d’aria e 12 chilometri di percorso stradale.

pa_banner

E’ la distanza che divide Calitri da Sant’Andrea di Conza. Una distanza molto più breve di quella che attualmente separa i due sindaci, Michele Di Maio e Pompeo D’Angola. Tra i due, il vulnus è rappresentato dalla realizzazione del biodigestore nel territorio di Conza della Campania, in una zona, Tortorino, che in realtà è più vicina a Sant’Andrea e a Cairano.

Di Maio sarebbe favorevole, ma non in quel luogo, bensì in un’area industriale. D’Angola gli risponde che Calitri ha un’area industriale bella-grande-grossa-e-vuota, Di Maio gli controreplica che a Calitri è come un lido a Ferragosto, tutto occupato, e che forse c’è qualche sindaco che deve rispondere a qualche mandante politico. Da Sant’Andrea si risponde che tessere di partito e padrini politici non se ne sono mai visti, piuttosto ci si chiede dove fosse Legambiente quando si perpetrava lo scempio dell’eolico. Di Maio – è l’ultima puntata, per ora – ribatte che se lui è l’unico sindaco nel coordinamento dei comitati un motivo ci sarà e ripete di essere disponibile a difendere località Tortorino.

Il tutto senza che mai uno dei due abbia alzato il telefono per parlare con l’altro. La mia proposta, quindi, posto che il tratto si può fare pure in bicicletta, è a entrambi i primi cittadini. A quello di Calitri, Michele Di Maio, per una semplice ragione geografica: sindaco, passo a prenderla io e l’accompagno a Sant’Andrea. A quello di Sant’Andrea, Pompeo D’Angola: se arriviamo in Comune si fa trovare là? Così vediamo a cosa conduce questa polemica. Fatto questo, magari aggiungiamo il collega di Conza della Campania, Vito Cappiello, e qualche associazione più sensibile al tema. Forse rischiate addirittura di capirvi.

Impianto di compostaggio2

Perché finora, da ambo i lati, si è scelto un metodo: usare Fb o aspettare di essere contattati dalla stampa. Il classico modo – evidentemente alcuni aspetti della Prima Repubblica hanno permeato proprio tutti e non passanno mai di moda – di parlarsi attraverso i giornali, intesi in senso lato. Scegliendo cioè la mediazione delle testate e non l’immediatezza di un confronto franco.

Una modalità che a noi operatori della comunicazione fa anche gioco, ma che a un certo punto diventa quasi stucchevole e controproducente, se il pensiero si volge un attimo a un territorio già abbondantemente martoriato. Sembra che sia smarrita la bussola, quella che al posto del Nord vede la parola “unità”. Almeno in Alta Irpinia, per cortesia, si lavori a ritrovarla.

Domenico Bonaventura

Informazioni su Domenico Bonaventura

Classe 1984, lacedoniese d'origine e lacedemone di spirito. Direttore responsabile de Lanostravoce.info. Appassionato di attualità politica, sportiva e mediatica. Laureato in Scienze Politiche, indirizzo Comunicazione politica, economica ed istituzionale, presso la Luiss "Guido Carli" di Roma. Sono autore del saggio "Parole e crisi politica" (Ilmiolibro.it - 2013). Iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti, collaboro con la redazione di Avellino de Il Mattino e sono responsabile di diversi uffici stampa.