Vescovo Cerreto

Don Mimmo Battaglia, un Vescovo poco Eccellenza e molto giornalista

di Salvatore Ferri

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CERRETO SANNITA – Le sedie disposte in circolo, il caffè offerto prima di cominciare.

“Fate come se foste a casa vostra” le parole d’esordio scelte da Don Mimmo Battaglia, Vescovo dal cerimoniale spedito in soffitta.

“Mi piacerebbe soprattutto ascoltare”, dice quando tutti ci stavamo preparando a nostra volta ad ascoltare lui, magari senza fiatare. “Per conoscere le vostre difficoltà, le difficoltà del vostro mestiere”, precisa accavallando le gambe sul piccolo divano della grande sala episcopale di Cerreto Sannita. Accanto lui siede Don Domenico Ruggiano, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi che prende nota dei partecipanti.

Intorno ci siamo noi: giornalisti della carta stampata, del web, della televisione. “Giornalisti di provincia”, come precisa qualcuno bagnandosi di umiltà. Il momento d’incontro, voluto dalla diocesi di Cerreto Sannita – Telese – Sant’Agata de’ Goti in occasione della giornata intitolata a San Francesco di Sales protettore dei giornalisti, non sembra avere precedenti nella storia recente del territorio sannita. Non nei termini in cui si sviluppa, almeno.

“Non vi chiedo di stare al servizio di questa diocesi, non fraintendete il senso di questo incontro”, sentenzia subito Don Mimmo, che del titolo di eccellenza proprio non vuole sentire parlare. E allora, assecondando il suo desiderio di ascoltare, interveniamo tutti, alla spicciolata. Il giornalismo come lavoro precario, il Napolicentrismo come fenomeno di esclusione capace di tagliare fuori le zone interne come il Sannio dall’attenzione mediatica. Ma anche la necessità di fare rete, di unire le voci per farne una più grossa in grado di competere.

“L’isolazionismo – racconta qualcuno – non ci fa crescere ma solo puntare ad arrivare prima sulle notizie”. Lui ascolta, annuisce ed elabora nomi e volti. “Questo territorio ha talenti e potenzialità inespresse, da valorizzare e a cui dare voce”, dice negli intermezzi.  Io, e amici e colleghi prima di me, insistiamo sulla necessità di raccontare storie. Di disagio e di successo, che intercettino l’esigenza di ascoltare (e leggere) delle persone. Don Mimmo Battaglia preme sulla necessità di declinare il bello, quello che spesso non fa notizia.

“Se qualcuno adesso mi tira una sedia in testa finiamo sui telegiornali della sera, se parliamo in libertà e ci abbracciamo non lo saprà nessuno”, dice provocando un pò tutti. “Del resto – aggiunge in metafora-, un albero che cresce fa più rumore di una foresta che cade”. Le voci continuano a riempire il semicerchio allestito intorno al divano dal quale Don Mimmo ascolta interessato. Due ore però non bastano, non possono bastare per raccontarsi davvero tutto.

“Io sono pronto a mettermi in gioco, sono convinto che si possa dare voce alle fatiche delle persone”, ribadisce prima di salutarci.  “Ci rivedremo presto”, promette stringendo la mano ad ognuno di noi.

“State dalla parte della verità, perchè – chiosa alla fine – non mi interessa sapere chi è Dio, mi basta sapere da che parte sta”.