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Puglianello, i nostri primi 6 mesi con la famiglia del Mali: amore, solidarietà e integrazione

PUGLIANELLO – Spesso quando si parla di migranti e immigrazione ci si trova di fronte a storie di scontri, freddezza, distacco, reciproca incapacità di comprensione.

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I recenti fatti di cronaca, si pensi a quanto accaduto a Vitulano, focalizzano sempre l’attenzione sulla generalizzata “insofferenza” ad accogliere.

Noi oggi vogliamo raccontarvi una storia diversa, una bella storia di amore, di solidarietà e integrazione. La storia arriva dal Sannio, precisamente dal comune di Puglianello. A raccontarla sulle pagine del mensile della Diocesi di Cerreto – Telese  – Sant’Agata de’ Goti  “Voci e Volti” – è Renza Stabile.

Circa sei mesi fa la parrocchia “San Giacomo Apostolo” di Puglianello decise di accogliere una famiglia di rifugiati politici del Mali.  La casa, dove hanno alloggiato i rifugiati, è stata messa a disposizione gratuitamente da una famiglia del comune telesino.

Cos’è accaduto in questi sei mesi? Ce lo racconta Renza Stabile:

Son passati circa sei mesi dall’arrivo della famiglia Maiga del Mali. Con questo pezzo provo ad aggiornarvi su come queste persone, giorno dopo giorno, stanno cercando di integrarsi nella nostra comunità ricevendo da tutti accoglienza, aiuto, calore e affetto.

Amadou (il capo-famiglia) ha lavorato a Roma fino al 31 ottobre e questo ha permesso loro di essere autosufficienti per le spese alimentari. Ora sta allevando 20 polli che vuole poi vendere e sta studiando per prendersi la patente. Aissata (la moglie) sta imparando l’italiano guidata dalla maestra Anna che la ritiene un’ottima allieva. Anche altre signore la stanno aiutando in tutte quelle piccole cose che riguardano la nostra cultura e che a lei sono oscure (es. come cucinare alcuni cibi, come usare gli indumenti di lana, come accendere il fuoco nel camino ecc….).

Aissata aspetta un bambino ed ha cominciato tutto il percorso per essere seguita in tutta la sua gravidanza. Amidou (il primo figlio qui in Italia) è a Roma dove sta studiando l’italiano e fa piccoli lavori per mantenersi. Maissa (il figlio diciassettenne) a fine novembre ha iniziato la Scuola di Italiano a San Salvatore Telesino insieme ad Aissata, che permetterà loro di avere un diploma necessario per il permesso di soggiorno. Intanto frequenta una squadra di basket a Telese e (pare che sia stato ingaggiato per la sua bravura). Fatima (la piccolina di due anni e mezzo) sta frequentando il primo anno di scuola materna. E’ una bambina che affascina chiunque la vede per la sua vivacità, il suo sorriso e la sua affabilità.

Sono stati ultimati i documenti per la residenza, per la scelta del medico di famiglia per ognuno di loro e per il permesso di soggiorno. Sono stati per tutti noi mesi intensi, sono stati fatti tanti sforzi per non far mancare loro il necessario, ma soprattutto per farli sentire “a casa”. C’è stato l’impegno di tanti, non solo prima della loro venuta per la sistemazione dell’abitazione, ma anche dopo, per il loro inserimento e per assicurare un’accoglienza che dicesse il calore e l’affetto di tutta la nostra gente. Ognuno ha fatto e dato quello che poteva in lavoro, biancheria, utensili, corredo, alimenti, mobili, tempo….Nessuno si è mai tirato indietro!

Si è poi costituito un gruppo che, con offerte mensili, si è impegnato a sostenere questa nostra famiglia anche economicamente: ognuno ha dato, secondo le sue possibilità, quanto il suo cuore gli suggeriva. E’ un gruppo sempre aperto che accoglie con gioia chiunque volesse aggiungersi. Amadou e la sua famiglia sono molto contenti: sentono l’attenzione e la cura che tutti stanno avendo verso di loro. Li accompagneremo ancora, in modo particolare ora che lui è senza lavoro. In questo tempo è così difficile trovare un’occupazione, ma noi non perdiamo la speranza: cerchiamo di interessarci un po’ tutti, Amadou si adatta a fare qualsiasi tipo di lavoro: prima o poi qualcosa uscirà anche per lui!
Amici carissimi, ci siamo buttati insieme in quest’opera che sa di profezia: abbiamo risposto ad un appello del Signore fatto attraverso la voce di Papa Francesco. Stringiamoci insieme per aiutarci a vicenda per renderla sempre migliore.

Consapevoli della nostra fragilità, chiediamo al Signore di guidare i nostri passi, le nostre scelte, ogni singola nostra azione. E, nei momenti più duri e bui, che risuonano le Sue parole ‘Ero forestiero e mi avete accolto…’ e ‘Quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli l’avete fatto a me’, che donano luce e coraggio, sostegno e forza per tutti”.