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Quote rosa, a Castel Baronia il Tar sconfessa il Difensore Civico: reintegrato Montalbetti

CASTEL BARONIA – L’assessore Fabio Montalbetti viene reintegrato nel suo ruolo di consigliere comunale di Castel Baronia.

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Il TAR di Salerno si è infatti espresso sulla questione quote rosa, sollevata dalla minoranza consiliare, dando ragione al ricorso del sindaco Martone.

Viene dunque recuperata la posizione di Montalbetti, rimosso dal Difensore Civico della Regione Campania in virtù della norma che prevede la parità di genere nelle cariche elettive. Vicenda sollevata dall’opposizione, che però vide l’immediata reazione da parte dell’amministrazione guidata da Felice Martone. Il sindaco emise infatti un provvedimento in favore del consigliere, immediatamente avversato dalla minoranza, che ricorse al Tar per ottenerne l’annullamento.

Il sindaco Felice Martone
Il sindaco Felice Martone

La lunga storia iniziata anni addietro con una serie di ricorsi da parte della minoranza consiliare che chiedeva il rispetto delle quote rosa invocando la Legge Delrio del 2014, sembrava giungere a duna conclusione favorevole per l’opposizione con la nomina del Difensore Civico che rimosse Montalbetti dalla nomina di Assessore nominando un’altra donna e quindi ripristinando gli equilibri e le e percentuali richiesti dall’opposizione.

Il sindaco Felice Martone si oppose alla nomina, emettendo un provvedimento in favore di Montalbetti e andando dunque allo scontro col Difensore Civico. La minoranza decise così di ricorrere al Tar per annullare il provvedimento.

Ed è di queste ore la notizia per la quale il Tar ha rigettato il ricorso della minoranza, lasciando dunque valido il provvedimento del sindaco che reintegrava Montalbetti. Una notizia che potrebbe avere ripercussioni su vicende simili che si registrano in altri comuni (particolare è il caso-limite di Lacedonia).

“Ha trionfato la giustizia ed è stato ripristinato un diritto, acquisito dall’assessore Montalbetti con il consenso popolare”, ha affermato Martone ai colleghi di Tgnews.tv. “Al tempo stesso provo rammarico perché abbiamo perso tre anni  e perché sono stati spesi soldi pubblici che abbiamo dovuto utilizzare per difenderci dagli attacchi subiti per una questione che poteva essere evitata”.