Casette Aquilonia

Demolire Vs riqualificare: Aquilonia, scoppia il caso delle Palazzine del 1930

AQUILONIA – In pochi giorni, sono già state raccolte quasi cinquecento firme.

pa_banner

Firme fisiche, cartacee, che vanno ad aggiungersi a quelle virtuali, raccolte attraverso Change.org (qui), dove è stata avviata una petizione che verrà consegnata al Comune di Aquilonia.

Di che si tratta? “Della volontà di conservare la memoria e la storia di un luogo”, fanno sapere su Palazzine Bene Comune, la pagina Fb aperta proprio per l’occasione, col nome del comitato venutosi a creare nella circostanza. L’obiettivo è quello, dichiarato, di far sì che l’amministrazione di Aquilonia, guidata da Giancarlo De Vito, revochi il provvedimento con il quale prevede “l’abbattimento di sei padiglioni delle casette asismiche dell’ambito B”. In pratica, le casette costruite immediatamente dopo il terremoto del 1930, in pieno Regime fascista.

Inoltre, si chiede di dare inizio a un “tavolo permanente di discussione per arrivare a una riqualificazione dell’area”. Un obiettivo che si intende raggiungere cercando di sensibilizzare la cittadinanza a un tema che sa di storia e di memoria. Lo si fa anche attraverso le firme e le opinioni di occhi esterni di un certo peso.

E’ il caso del contributo offerto da Michele Citoni, famoso videomaker romano che dell’Alta Irpinia è completamente innamorato, tanto da averci realizzato numerosi documentari: “L’abbattimento è una scelta incomprensibile anche per chi visita Aquilonia, non solo per chi ci vive – scrive Citoni -, e poi non vedo perché la cancellazione di questi segni dovrebbe preparare un futuro più desiderabile”.

A scrivere è anche l’architetto Paolo Giardiello, docente presso la Facoltà di Architettura della Federico II di Napoli: “La collaborazione tra Aquilonia e la facoltà di Architettura, grazie alla partecipazione di docenti, studiosi e studenti, ha prodotto progetti sperimentali in grado di individuare una metodologia strategica per la conservazione della memoria. Proprio le Palazzine, il loro recupero e la loro rifunzionalizzazione sono state oggetto di workshop e tesi di laurea di approfondimento. Ignorare che questi siano valori che impongono la permanenza di queste testimonianze culturali come testimonianze vive e partecipi allo sviluppo e alla crescita della comunità, vuol dire volontà di non conoscere e non capire – conclude il professor Giardiello -, oltre che presunzione e incapacità di confrontarsi motivando le proprie scelte”.

In rosso, nella planimetria, le sei abitazioni al centro della discussione
In rosso, nella planimetria, le sei abitazioni al centro della discussione